Carosino e San Biagio, il tempo della memoria e dell’appartenenza
Carosino si stringe attorno a San Biagio, il suo patrono, vescovo e martire, in una festa che non rappresenta soltanto un appuntamento religioso ma un autentico viaggio dentro la memoria collettiva di un’intera comunità. Le celebrazioni hanno preso il via domenica 4 ottobre con uno degli appuntamenti più suggestivi dell’intero programma: il corteo storico a cavallo in abiti della tradizione popolare, organizzato come ringraziamento per la vendemmia. Il corteo si è mosso dalla masseria Tinazzi Feudo Croce, restituendo alla comunità un’immagine che richiama le radici più autentiche di Carosino. Nella stessa giornata la santa messa celebrata dal parroco don Filippo Urso nella chiesa di San Francesco ha assunto un significato particolare. Nel ricordo degli ottocento anni dalla morte del Poverello di Assisi, la comunità ha vissuto un intenso momento di spiritualità culminato con la traslazione della statua di San Biagio dalla chiesa di San Francesco nella Chiesa madre. Due figure di santità lontane nel tempo, ma unite da uno stesso insegnamento: la vicinanza agli ultimi e l’amore per il prossimo. Particolarmente significativo sarà il triduo in onore di San Biagio dall’8 al 10 ottobre: autentici percorsi spirituali che accompagneranno i fedeli verso la grande solennità patronale. A campeggiare il tutto la sesta rassegna corale ‘Don Mimino Quaranta’, intitolata al compianto sacerdote carosinese. Ma ci saranno inoltre momenti di animazione dedicati ai bambini e soprattutto il talk sulla salute, promosso in collaborazione con l’associazione Genitori Taranto Onco Ematologia, con la donazione di un defibrillatore per la comunità: un gesto che racchiude il significato più bello della festa: il donarsi. Il sabato della vigilia le note del Gran concerto bandistico ‘Città di Rutigliano’ risuoneranno tra le vie del centro cittadino, ma il momento più emozionante sarà certamente la processione di intronizzazione. Quando il sindaco Onofrio Di Cillo consegnerà simbolicamente le chiavi del paese a San Biagio, si rinnoverà un rito civile antico e potente, in un gesto apparentemente semplice ma ricco di significati, come se Carosino affidasse ancora una volta al suo Patrono le proprie speranze, le proprie paure e le proprie attese. Domenica 11 ottobre sarà poi il giorno della festa grande. Dopo la solenne celebrazione presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, il paese vivrà il momento più atteso: la processione solenne con i simulacri di San Biagio e della Beata Vergine del Santissimo Rosario. Insieme alla gran folla di fedeli al seguito, affacciati ai balconi ci saranno gli anziani a ricordare le processioni della loro infanzia. Ci saranno famiglie intere che aspetteranno il passaggio del Santo davanti alla propria casa per sentirla benedetta. Ci saranno bambini che osserveranno con meraviglia i portatori, le confraternite, le bande e le luminarie. E ci saranno anche coloro che porteranno nel cuore una preghiera silenziosa, magari per una persona amata che non c’è più o per una speranza affidata al futuro. La sera, tra le note della banda ‘Città di Mottola’, le ‘pizziche’ di Giancarlo Paglialunga nel concerto di musica popolare ‘Voci d’Arneo’, lo spettacolo pirotecnico della ditta Padovano di Genzano-Potenza e le ultime luci della festa, Carosino celebrerà non soltanto il proprio Patrono ma, in fondo, anche se stessa con la propria memoria. Perché San Biagio, qui, non è soltanto una figura venerata sugli altari, ma una presenza che attraversa le generazioni, quasi un filo invisibile che lega i nonni ai nipoti, il passato al presente, la memoria alla speranza.



