Ex Ilva: dal governo per ora solo risorse per la cig, fino a giugno
Non poteva non rispecchiare la situazione di confusione a cui si è giunti sul fronte dell’ex Ilva la riunione svoltasi a Palazzo Chigi tra una delegazione del governo, coordinata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e le delegazioni nazionali dei sindacati di metalmeccanici. Il riscontro è quello facilmente prevedibile: il governo ha individuato le risorse in grado di garantire il sostegno al reddito per i lavoratori fino al prossimo mese di giugno, che ammontano a 125 milioni, ma non sa bene che pesci prendere sul versante della produzione e della reindustriaizzazione. Al punto in cui stiamo, infatti, i commissari di Acciaierie d’Italia sarebbero tenuti a spegnere l’area a caldo, rispettando la sentenza della corte d’appello di Milano, anche se si attende per il 20 ottobre la pronuncia definitiva della Corte di cassazione. Una decisione estrema che potrebbe essere attenuta dal mantenimento degli impianti in preriscaldo, il che vale a dire in parole molto povere, che l’Afo2, l’unico ancora in funzione, resterebbe acceso, come un’auto col motore acceso ma ferma in garage, cioè senza produrre acciaio. Ma su questo punto le idee non sono molto chiare, perché i commissari hanno il timore di contravvenire la sentenza e il governo non è in grado al momento di dare una risposta precisa.
Si sicuro si sa, e lo si sapeva prima dell’inizio della riunione, che i commissari Adi hanno già predisposto la chiusura degli impianti di Genova e Novi Ligure. I commissari, infatti, hanno annunciato che, “in seguito al noto decreto della Corte d’appello di Milano che riguarda la fabbrica di Taranto, entro il prossimo 15 novembre avverrà la fermata temporanea generale degli stabilimenti ex Ilva di Genova e di Novi Ligure”. A riferirlo sono stati i sindaci di Genova e Novi Ligure, Silvia Salis e Rocchino Muliere, in una nota congiunta, nella quale commentano: “Pur comprendendo la lunga e complessa fase di difficoltà che sta attraversando l’azienda, l’annuncio di una serrata è del tutto inaccettabile”.
Tornando alla riunione da poco terminata a Palazzo Chigi, i sindacati, a termine dell’incontro, hanno informato che la dotazione finanziaria per la cassa in deroga per l’indotto-appalto ammonta a 80 milioni, quella per l’integrazione della cassa straordinaria al personale di Acciaierie e di Ilva ammonta invece a circa 45 milioni. La durata, come detto, è sino a fine giugno. Queste misure andranno in un nuovo decreto legge specifico sull’ex Ilva di prossima emanazione da parte del governo. Che sta valutando, secondo il sottosegretario Mantovano, “ulteriori strumenti di tutela sociale da inserire durante l’iter di conversione del decreto”.
Sempre Mantovano ha aggiunto che il governo punta sulla produzione di acciaio green attraverso impianti Dri e forni elettrici, “a condizione che il progetto sia inserito in un piano industriale credibile”. Che cosa significhi questa condizione è tutto da chiarire! I soldi ci sarebbero e anche se sono stati recentemente “deviati”, possono essere facilmente riportati sul progetto di decarbonizzazione. Si intende inoltre favorire la realizzazione di progetti industriali con procedure semplificare, “anche attraverso la riqualificazione professionale, l’assorbimento dei lavoratori che dovessero restare senza occupazione a seguito della vicenda Ilva”. Confermata anche l’idea, già avanzata nella scorsa riunione, di creare una struttura di coordinamento unitaria per accelerare l’attuazione degli interventi.
Mentre si attendono le razioni sindacali, che comunque si erano già largamente espressi, di fronte a proposte del governo ancora tutte improntate a scongiurare che oltre 15.000 lavoratori restino senza lavoro e senza salario subito, registriamo la presa di posizione del sindaco Bitetti che dichiara: “Una decisione di questo tipo era prevedibile, ce l’aspettavamo, ma non nei termini e nei tempi adottati da Acciaierie d’Italia”.
“In questo modo, la tensione caricata sui destini dei lavoratori, diretti e dell’indotto, è eccessiva e non favorisce la composizione di un percorso che avevamo immaginato più lineare. Avevamo chiesto di tutelarli, affinché fosse tutelata anche la tenuta sociale del territorio, avevamo chiesto di dare indicazioni concrete sugli investimenti capaci di riassorbire gli esuberi, avevamo chiesto di potenziare alcuni asset come energie rinnovabili, porto, arsenale, trasporti, turismo e università, per riscrivere il futuro della città. AdI, e il Governo, invece, stanno facendo precipitare la situazione qui, dove queste persone vivono e hanno costruito le loro prospettive, lasciando sole le istituzioni locali”.



