Iniziato lo sciopero di 24 ore all’Ilva, bloccate l’Appia e la 106
È iniziata questa mattina all’alba quella che si profila come una lunga e impegnativa stagione di protesta. I lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto, come pure i lavoratori degli altri stabilimenti del gruppo, si sono riuniti in presidio nei pressi della direzione Ilva, per dare vita alla prima imponente manifestazione, in coincidenza con l’avvio della prima giornata di sciopero a sostegno della loro vertenza, che riguarda il futuro occupazionale di circa 20.000 lavoratori e quello produttivo dell’intero gruppo. I manifestanti, al termine dell’assemblea, hanno avviato un imponente corteo che ha blocca sia la statale per Massafra che la 106.
I segretari di Fim Fiom Uilm e dell’Usb rivolgendosi ai lavoratori hanno ribadito le ragioni della protesta, che del resto già tutti stanno pagando sulla propria pelle.
“Siamo partiti e non ci fermeremo fino a quando non avremo risposte – ha detto il segretario generale della Fiom Cgil Michele de Palma -. Il Governo metta le risorse perché non vogliamo non vogliamo essere cassintegrati ma vogliamo essere rispettati come lavoratori. Non si può aspettare la Cassazione o una gara che duri anni. Serve una società partecipata pubblica per realizzare un piano straordinario per tenere in marcia tutti gli impianti a freddo a Taranto, Genova e Novi Ligure e Racconigi salvaguardando anche gli stabilimenti”.
Il riferimento naturalmente è all’udienza della Corte di Cassazione che il prossimo 20 ottobre discuterà il ricorso contro la sentenza della corte d’appello di Milano che ha disposta la chiusura dell’area a caldo di Taranto, che fornisce anche l’acciaio per le lavorazioni a freddo degli altri stabilimento, l’attesa della quale non ha impedito la cessazione totale dell’attività dell’Afo2 di Taranto, attuata dai commissari di Acciaierie d’Italia come disposto dai giudici.
“Siamo venuti qui per reclamare i nostri diritti e un cambio netto di atteggiamento da parte del governo – ha detto il segretario della Fim Cisl Biagio Prisciano -. Se il governo pensa di cavarsela con un decreto che riguardi solo la cassa integrazione deve cambiare registro. Il sostegno al reddito di tutti i lavoratori è indispensabile ma non risolve il problema del futuro produttivo, occupazionale, sociale, ambientale del territorio”.



