‘Otri nuovi’ per custodire la speranza
L’Azione cattolica ha inaugurato l’anno associativo al seminario minore di Paolo VI nel segno della Parola e del servizio alla comunità
C’è una gioia pacata e composta, fatta di sguardi ritrovati e di calorose strette di mano, che ha riempito ieri sera la chiesa del seminario minore di Paolo VI. Nel clima intimo e meditato della lectio divina, numerosi aderenti e responsabili dell’Azione cattolica si sono ritrovati per dare il via ufficiale al nuovo anno associativo. Un momento di inizio che non ha avuto i toni della celebrazione formale, ma quelli intimi e profondi di una comunità che sceglie di rimettersi in ascolto della Parola.
A guidare la lectio è stato don Carmine Agresta, assistente unitario diocesano dell’associazione e al centro della riflessione la pagina del vangelo di Marco (2, 18-22) celebre per l’immagine del «vino nuovo in otri nuovi». Un testo antico, ma di straordinaria aderenza alle fatiche e alle attese del tempo presente.
Con un intervento intenso, partecipe e visibilmente emozionato dal messaggio evangelico, don Carmine ha offerto all’assemblea una chiave di lettura profonda e calata nella concretezza del vissuto laicale. Si è soffermato sul senso del digiuno, interpretato non soltanto come prassi rituale, ma come quell’atteggiamento interiore che a volte rischia di paralizzare la vita di fede.

“È quel digiuno ideale”, ha sottolineato don Carmine, “che ciascuno di noi rischia di compiere quando si lascia schiacciare dalla tristezza quotidiana, quando sgrana con devozione le avemarie in chiesa ma al contempo finisce per ripiegarsi sul rammarico e maledire la realtà che lo circonda”. Un paradosso sottile, in cui l’abitudine religiosa rischia di impoverire la forza viva della testimonianza.
L’invito del Vangelo è invece quello di diventare “otri nuovi”, capaci di accogliere fino in fondo l’amore incondizionato che Dio nutre per ciascuno, e non una ricetta per una felicità facile o illusoria. La vita, infatti, conserva le sue asperità e le sue prove, ma la scoperta di questo amore dona una gioia più profonda che nasce dalla speranza e dalla fede. È la certezza di aver incontrato un Dio vivo, da testimoniare con semplicità nei luoghi dell’esistenza quotidiana: nelle famiglie, nei posti di lavoro, nei quartieri.
L’incontro di ieri sera ha segnato il primo passo di un anno particolarmente significativo e intenso per la vita dell’Azione cattolica. Nei prossimi mesi, infatti, tutte le associazioni territoriali saranno impegnate nel percorso delle assemblee elettive per il rinnovo dei consigli parrocchiali. Un cammino di democrazia e corresponsabilità ecclesiale che toccherà il livello diocesano fino ad approdare al rinnovo dei vertici nazionali, in un intreccio significativo con i festeggiamenti per i 160 anni dalla fondazione dell’associazione.
Un traguardo storico importante, che tuttavia non invita alla nostalgia. L’Azione cattolica non è una reliquia da conservare gelosamente o un’eredità del passato da preservare intatta, ma un corpo vivo, capace di abitare il presente. È la presenza discreta e operosa di laici impegnati che, rinnovati nell’interiore come gli otri del Vangelo, continuano a portare la freschezza e la speranza della fede all’interno delle comunità parrocchiali e nel mondo di oggi.



