Tuteliamo la cozza nera tarantina
L’appello delle associazioni al Comune di Taranto
«Senza seme, non c’è produzione. E senza produzione – le parole dell’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Cosa – parlare di tutela della cozza tarantina è un esercizio vano. Il settore ci ha chiesto una soluzione immediata per superare questo frangente e la deroga a quell’ordinanza appare attualmente l’unica strada percorribile. Asl, Arpa e Cnr, che abbiamo interpellato affinché ci confortassero sull’assenza di rischi per igiene, salute e ambiente, non hanno posto veti, se non la necessità di utilizzare semi della stessa specie coltivata a Taranto, il mytilus galloprovincialis, provenienti solo dal Mediterraneo, oltre al costante monitoraggio delle produzioni e a controlli serrati contro l’abusivismo».

Come era prevedibile, non è tardata la reazione all’iniziativa dell’assessorato alle Attività produttive del Comune di Taranto da parte di chi, con tanto impegno e fatica, è impegnato affinché la cozza nera tarantina sia protetta e promossa con tutta la cura e l’attenzione che merita un prodotto così fortemente identitario del territorio tanto da essersi meritato il titolo di Presidio Slow Food.
Nel comunicato stampa diffuso dal comitato spontaneo di sigle che si è riunito con urgenza a seguito della diffusione della notizia e che vede coinvolte Confcommercio Taranto, Unicop, Centro ittico Taranto, Enogastro hub aps, Wwf Taranto ets, Slow Food Puglia, Marevivo Puglia ets, Radio Vera aps, Omnia coop, tutte contrarie alla modifica dell’ordinanza n°8 del 26 settembre 2022 che prevede il divieto della “reimmersione di seme e mitili non autoctoni o non certificati nel primo e secondo seno del Mar piccolo tutelando la cozza nera tarantina (Mytilus galloprovincialis)”, si legge che “Le associazioni sono assolutamente contrarie a una eventuale deroga dell’Ordinanza sindacale, pur esprimendo solidarietà ai pochi mitilicoltori che hanno avanzato la richiesta di deroga. Si ricorda alla comunità che, con l’attuale abbassamento delle temperature legato all’arrivo dell’autunno, e con il ripristino delle migliori condizioni per la crescita del novellame, i mitilicoltori dalla prima settimana di novembre, con la captazione del seme, danno ufficialmente il via al ciclo produttivo della cozza nera tarantina. A causa dell’innalzamento delle temperature determinato dai cambiamenti climatici, la produzione di novellame di fine agosto ha subito gravi danni portando alcune associazioni di categoria a chiedere al Comune di Taranto di procedere con una deroga alla suddetta ordinanza chiedendo, così, al Comune stesso di fatto di entrare in dinamiche di mercato. A questa richiesta NON hanno aderito i mitilicoltori del Presidio Slow Food e di altre organizzazioni”.
Le sigle contrarie alle modifiche dell’ordinanza rappresentano anche una serie di motivate osservazioni e obiezioni alla ventilata decisione del Comune di Taranto.
Alla dichiarazione dell’assessore Cosa, secondo il quale, interpellate, Asl, Arpa e Cnr non avrebbero posto veti, rispondono con la relazione del Cnr – Irsa, sede di Taranto, del 10 novembre 2020, redatta dalle dottoresse Ester Cecere e Antonella Petrocelli, che nelle considerazioni finali così riporta: “Da quanto sin qui detto, è facile, quindi, prevedere quali conseguenze negative potrebbe avere la re-immersione di molluschi bivalvi vivi nel Mar Piccolo, soprattutto nel Secondo Seno che, come si è detto, ha un ricambio idrico estremamente scarso. La prima e, forse, la più temibile sarebbe l’inquinamento dei mitili allevati nel bacino, se nell’acqua intervalvare fossero presenti microalghe tossiche o microrganismi patogeni.
Tuttavia, non va trascurata la possibilità che, se i molluschi importati vengono allocati negli impianti del Mar Piccolo, si possa andare incontro a processi di ibridazione della specie, che causerebbe una perdita delle caratteristiche peculiari della “cozza tarantina” come già ipotizzato per Mytilus galloprovincialis in Laguna di Venezia (Mizzan 1999) e accertato in Australia e Nuova Zelanda (Westfall e Gardner 2013).
I mitili importati non devono assolutamente essere re-immersi nel Mar piccolo di Taranto tantomeno nel Secondo Seno. Qualora fosse assolutamente necessario stoccare in mare i mitili importati, si dovrebbero individuare in Mar Grande aree in cui l’andamento delle correnti possa garantire che eventuali larve, spore e microorganismi, nonché cellule riproduttive, siano facilmente dispersi e non giungano sotto costa.
Facciamo allora nostra la domanda che, come in un vecchio adagio, “sorge spontanea”: Cui prodest? A che serve questa deroga? A chi serve questa deroga?
Intanto, a difesa della unicità della cozza nera tarantina è stata lanciata una raccolta di firme sulla piattaforma change.org, https://www.change.org/p/tuteliamo-la-cozza-nera-tarantina-non-si-firmi-la-deroga-all-os-8



