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Metà russo e metà italiano: Oleg Antonov e le sue schiacciate per la pace

Una schiacciata di Oleg Antonov - foto G. Leva
02 Dic 2022

di Paolo Arrivo

L’intervista perfetta al gigante buono della Gioiella Prisma Taranto si fa da seduti standogli accanto. Non solo per la disparità di altezza che c’è tra intervistatore e intervistato, ma anche per leggere le sue espressioni, i moti d’animo: Oleg Antonov non comunica gioia; piuttosto determinazione, tanta. La fermezza di chi su tutto ha le idee chiare. Le sue schiacciate per la pace valgono molto più dei punti pesanti messi in campo, a beneficio della squadra che rappresenta il Mezzogiorno nella Superlega Credem Banca. Un gruppo immesso in un percorso di crescita. Lo stesso 34enne campione di Mosca plurimedagliato, che nella trasferta vittoriosa di Siena è stato tra i migliori in campo, è interprete delle ambizioni di chi vuole e sa reggere il confronto con le big del campionato.

Partiamo dalla partita di sabato. È una sfida proibitiva, quella contro la capolista Sir Safety Susa Perugia, che sta ammazzando il campionato, oppure i tifosi possono sognare la grande impresa?

“Non si smette mai di sognare. La pallavolo è uno sport imprevedibile, al pari degli altri: noi andremo lì per dare il massimo. Andremo ad affrontare una squadra che non ha perso mai. Non ha bisogno di presentazioni, la conosciamo. Noi dovremo pensare a quello che sappiamo fare in campo, a fare il nostro gioco, consapevoli del valore dell’avversario. L’obiettivo è fare prima di tutto una bella gara. Se loro giocheranno meglio di noi, meriteranno la vittoria. In ogni caso, noi andremo lì agguerriti”.

Forse un piccolissimo segnale di cedimento lo hanno dato perdendo il secondo set a Cisterna…

“In questo campionato conta la vittoria. Un set perso può significare tutto e niente: diverso è rubargli un punto portandoli al tie break”.

A Siena avete giocato con il segno rosso in faccia per sposare l’iniziativa contro la violenza sulle donne. Possiamo dire che la violenza va combattuta sempre, in tutte le sue forme? Compresa la guerra in Ucraina? Immagino tu sia sensibile al tema di cui si parla…

“Quello che voglio io, che vogliono tutti, è che questa guerra finisca. Perché la guerra è brutta ed è bene che si ponga fine alle ostilità al più presto. La situazione odierna è negativa soprattutto per il popolo ucraino, per chi vive là, per la gente comune che non ha alcuna colpa. Di questo mi dispiace tanto. Io condanno questa e qualsiasi guerra”.

Sei da tanti anni in Italia. In pianta stabile, a parte una parentesi in Francia e in Turchia, a Istanbul, dove hai giocato prima della pandemia. Cosa hai appreso da questo Paese e da Taranto, la città che ti ospita quest’anno?

“Sono arrivato in Italia quando ero ragazzino. Io ormai ragiono più da italiano che da russo. Mi definisco italo russo…”

Ma ti senti più italiano o russo?

“Metà e metà. Io ho le origini russe, che non rinnego assolutamente. Ne vado fiero, anzi. Ma sono cresciuto in Italia. E mi sento, ripeto, metà russo e metà italiano. Taranto è una magnifica città. Mi trovo bene, sia io che la mia famiglia”.

Quest’anno non hai fatto parte del gruppo azzurro che ha conquistato il Mondiale. Quanto ti è dispiaciuto?

“È giusto lasciare spazio anche ai più giovani, perché deve esserci il ricambio generazionale. Sicuramente le emozioni che ho vissuto in nazionale sono uniche e indescrivibili. Certo che mancano: le partite, l’ambiente che si viene a creare. Farne parte è una cosa grande. I giovani però hanno portato molto bene alla nazionale vincendo sia l’Europeo che il Mondiale”.

Però si può giocare ad alti livelli anche in età avanzata. Abbiamo tanti esempi. Vuoi dare un messaggio ai cittì De Giorgi?

“Assolutamente. Io mi sento bene, infatti. Sto lavorando bene, concentrato su questo campionato, che è molto complicato. E questa è la priorità”.

Taranto è da salvezza o da playoff in questo campionato?

“Il nostro primo obiettivo è la salvezza”.

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