Angelus

La domenica del Papa – Una voce nel deserto

Questo tempo di attesa ci offre l’opportunità di cogliere i tanti deserti delle nostre vite, di individuare quei rumori che ci distraggono e ci allontanano da quella mangiatoia di Betlemme

foto Vatican media/Sir
05 Dic 2022

di Fabio Zavattaro

Un uomo austero e radicale, allergico alla doppiezza. Così papa Francesco parla, all’angelus, di Giovanni Battista, una delle tre figure simbolo, assieme a Maria e al profeta Isaia, di questo tempo di Avvento che ci accompagna alla nascita di Gesù. A prima vista il Battista poteva incutere timore: era vestito “di peli di cammello”, si “cibava di locuste e miele selvatico”, e invitava “tutti alla conversione perché il regno dei cieli è vicino”, ricorda il vescovo di Roma. È Matteo che nel suo Vangelo ci fa incontrare Giovanni Battista che predica nel deserto della Giudea e battezza con l’acqua del fiume Giordano; “voce di uno che grida nel deserto”, voce che inquieta e chiama alla conversione. “Germoglio che spunterà dal tronco di Iesse”, il padre di Davide, come si legge in Isaia, la prima lettura: “su di lui si poserà lo Spirito del Signore” e giudicherà “con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra”. Passaggio da un prima a un dopo, Giovanni Battista, posto com’è tra passato e futuro, tra i profeti legati alla Parola – ecco la voce – e il nuovo orizzonte di speranza e fiducia in un Dio che nasce. In questo “qui e non ancora” l’invito alla conversione “perché il Regno dei cieli è vicino”, anzi “è in mezzo a noi”.
Più che un uomo duro “è un uomo allergico alla doppiezza” Giovanni Battista, afferma il papa, tanto da mostrare una “reazione allergica” molto forte quando “si avvicinano a lui farisei e sadducei, noti per la loro ipocrisia”. Molti gli si avvicinavano per “curiosità o per opportunismo”, prosegue, “era diventato molto popolare”. E tra “doppiezze e presunzione” essi “non coglievano l’occasione di grazie”. Così quella voce, afferma Francesco, è come il grido di un padre “che vede il figlio rovinarsi e gli dice non buttare via la tua vita”, perché “l’ipocrisia è il pericolo più grave” e può “rovinare anche le realtà più sacre”. Per accogliere Dio, “non importa la bravura, ma l’umiltà”, ognuno di noi “deve confessare, prima di tutto sé stesso, i propri peccati, le proprie mancanze, le proprie ipocrisie; bisogna scendere dal piedistallo e immergersi nell’acqua del pentimento”.
Le “reazioni allergiche” del Battista, dice il papa, fanno riflettere anche noi che a volte “guardiamo gli altri dall’alto in basso” e pensiamo “di non avere bisogno ogni giorno di Dio”. L’unica occasione in cui è lecito guardare gli altri dall’alto in basso, spiega, è quando “aiutiamo gli altri a risollevarsi”.
Voce, deserto; immagine che rimanda alla storia di Israele che proprio nel deserto si era formato come popolo, sperimentando la fedeltà a Dio e la consapevolezza della propria fragilità. Voce che inquieta e chiama alla conversione; voce di uomo, non volto o persona, che prepara l’avvento di un altro Uomo che “battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
Il deserto è aridità e inattesa fecondità, e in qualche modo simboleggia il cuore arido di chi non è capace di accogliere l’altro. Questo tempo di attesa ci offre anche l’opportunità di cogliere i tanti deserti delle nostre vite, di individuare quei rumori che ci distraggono e ci allontanano da quella mangiatoia di Betlemme.
L’Avvento, luogo della prova, è dunque “tempo di grazia per toglierci le nostre maschere – ognuno le ha, dice il pontefice – e metterci in coda con gli umili; per liberarci dalla presunzione di crederci autosufficienti, per andare a confessare i nostri peccati, quelli nascosti, e accogliere il perdono di Dio, per chiedere scusa a chi abbiamo offeso. Così comincia una vita nuova”. La strada è una sola, afferma il vescovo di Roma, quella dell’umiltà: “purificarci dal senso di superiorità, dal formalismo e dall’ipocrisia, per vedere negli altri dei fratelli e sorelle, dei peccatori come noi, e in Gesù vedere il Salvatore che viene per noi – non per gli altri, per noi – così come siamo, con le nostre povertà, miserie e difetti, soprattutto con il nostro bisogno di essere rialzati, perdonati e salvati”. Con Gesù, afferma ancora Francesco, “la possibilità di ricominciare c’è sempre”, c’è sempre “la possibilità di fare un passo in più. Egli ci aspetta e non si stanca mai di noi”.
In questo tempo di attesa, guardando alla Madonna, più forte deve essere la “nostra preghiera per la pace, specialmente per il martoriato popolo ucraino”.

Leggi anche
Leone XIV

La domenica del Papa - Trasfigurazione, annuncio di Resurrezione

Si è passati dalla forza, debole, della diplomazia alla diplomazia della forza. Leone XIV dedica quasi tutto il post Angelus a quanto sta accadendo in Medio Oriente, all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran. “Ore drammatiche” e rischio di una “voragine irreparabile” afferma il Papa parlando dalla finestra dello studio che si affaccia su […]

Principato di Monaco, Africa e Spagna: tre viaggi apostolici in tre mesi per papa Leone

Tre viaggi apostolici internazionali in meno di tre mesi. Dopo il suo primo viaggio apostolico, svoltosi in Turchia e in Libano dal 27 novembre al 2 dicembre 2025, papa Leone XIV – come ha annunciato il direttore della sala stampa della Santa sede, Matteo Bruni, rimandando ai programmi dei tre viaggi papali, che verranno resi […]

La domenica del Papa - Quaresima, itinerario luminoso

“Ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana”. Sono passati quattro anni dall’inizio della guerra con l’invasione della Russia in Ucraina e nulla fa pensare che il conflitto possa concludersi presto. Luoghi come Donetsk, Ludansk, Zaporizhzhia sono nel linguaggio comune, assieme alle notizie di bombardamenti, droni, di morti e feriti, di città al freddo […]
Hic et Nunc

Infortunio mortale all'Ilva: è il secondo in pochi giorni, gravi analogie

All’Ilva si continua a morire nell’indifferenza e nel silenzio delle istituzioni. Un operaio di 26 anni, Loris Costantino, di Talsano, dipendente della ditta di pulizia Gea Power dell’indotto ex Ilva è precipitato questa mattina da un piano di calpestio in una linea di agglomerato dello stabilimento ex Ilva di Taranto. È morto poco dopo in […]

Faggiano, le ‘Quarantore’

Sono in corso alla parrocchia Maria Santissima Assunta di Faggiano le solenni Quarantore che saranno guidate da don Francesco Mànisi, vicario parrocchiale alla Santa Maria La Nova di Pulsano, responsabile del Servizio di pastorale giovanile e vocazionale. Questo è il programma per le giornate dal 2 al 4 marzo: ore 9, esposizione del Santissimo Sacramento […]

Dal Tribunale di Milano stop all'Ilva
I sindacati si autoconvocano a Roma

Il futuro dell’ex Ilva, problema cardine per l’economia e la società tarantine, si fa sempre più nebuloso. Agli interrogativi sulla imminente vendita dell’azienda si aggiunge oggi la decisione del Tribunale di Milano che, accogliendo il ricorso presentato da un’associazione ambientalista, ha deciso lo stop della produzione dell’area a caldo. Tale decisione diventerà esecutiva il prossimo […]
Media
02 Mar 2026