Angelus

La domenica del Papa – Giuseppe, uomo del sì

foto Vatican media/Sir
19 Dic 2022

di Fabio Zavattaro

È la domenica di Giuseppe “uomo giusto”, come scrive Matteo nel suo Vangelo. Domenica, quarta di Avvento, che precede il Natale e ci fa capire che l’attesa si è conclusa e il Messia, promesso e atteso, non è più solo annuncio ma diventa evento, e si inserisce nella storia del popolo di Israele, ma anche nella storia dell’umanità. “Gesù Cristo, il Dio divenuto essere umano – scrive nelle meditazioni sul Natale Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano – significa che Dio ha assunto in carne e ossa tutta l’essenza umana; che d’ora in poi l’essenza divina può essere trovata solo in forma umana; che in Gesù Cristo ognuno è stato liberato per essere realmente persona davanti a Dio. Divenendo umano, Dio si manifesta come colui che non vuole esistere per sé, bensì per noi”.
È un Dio che sceglie di nascere in un piccolo, sconosciuto villaggio della Palestina, Betlemme; che sceglie di nascere in una mangiatoria da una povera ragazza di Nazareth; che sceglie, infine, di vivere in mezzo al suo popolo. Sarà Maria a dare corpo e volto all’Emanuele, Dio con noi. Giuseppe, quando scopre la maternità della sua promessa sposa, deve sciogliere il vincolo nuziale: è la legge. Il mondo gli crolla addosso, dice papa Francesco all’angelus, svaniti i progetti di “una bella famiglia, con una sposa affettuosa e tanti bravi figli, e un lavoro dignitoso: sogni semplici e buoni, sogni della gente semplice e buona”. Di fronte alla notizia di questo bambino non suo, si chiede Francesco, “cosa avrà provato Giuseppe? Sconcerto, dolore, smarrimento, forse anche irritazione e delusione”.
Nel diritto giudaico il fidanzamento, benché non ci fosse ancora convivenza, è come un anticipo del matrimonio, e crea un legame giuridico, in attesa dell’accoglimento in casa. Ma Giuseppe uomo giusto non vuole accusarla pubblicamente, e pensa di ripudiarla in segreto: “sceglie la via della misericordia”. Così, nel “pieno della crisi”, mentre riflette sulla scelta da prendere, “Dio accende nel suo cuore una luce nuova: in sogno gli annuncia che la maternità di Maria non viene da un tradimento, ma è opera dello Spirito Santo, e il bambino che nascerà è il Salvatore”. Quando si sveglia capisce che “il sogno più grande di ogni pio Israelita”, l’essere padre del Messia, si realizza “in modo assolutamente inaspettato”, afferma il papa. L’irruzione di Dio nella storia dell’umanità ha sempre qualcosa di inatteso e stravolge i criteri e le attese dell’uomo. La “misteriosa” gravidanza di Maria sconvolge il mondo religioso e umano di Giuseppe. Ma egli compie un atto che va oltre la sua volontà, è l’obbedienza radicale alla volontà di Dio che gli permette di agire nel rispetto della legge e nel rispetto della sua futura sposa. Il suo “si” è paragonabile al “si” di Maria che si è lasciata guidare dalla mano del Signore. “Ecco che un semplice falegname si fida e affida a Dio “al di là di tutto” e accoglie Maria e suo figlio “in modo completamente diverso da come si aspettava”. Afferma il pontefice: “Giuseppe dovrà rinunciare alle sue certezze rassicuranti, ai suoi piani perfetti, alle sue legittime aspettative e aprirsi a un futuro tutto da scoprire”. Davanti a Dio che gli scombina i piani egli ha il coraggio “eroico” di rispondere sì: “il suo coraggio è fidarsi, si fida, accoglie, è disponibile e non domanda ulteriori garanzie”. Giuseppe, dice il vescovo di Roma, “indica la via: non bisogna cedere a sentimenti negativi, come la rabbia e la chiusura”. Bisogna invece “accogliere le sorprese della vita, anche le crisi, con un’attenzione: quando si è in crisi non bisogna scegliere di fretta secondo l’istinto”, ma “fondarsi sul criterio di fondo: la misericordia di Dio”. E il Signore “è esperto nel trasformare le crisi in sogni: sì, Dio apre le crisi a prospettive nuove, che noi prima non immaginavamo, magari non come noi ci aspettiamo”.
In questa vigilia di Natale, papa Francesco guarda con preoccupazione alle crisi in atto. In primo luogo alla situazione nel Corridoio di Lachin, il punto di maggior vicinanza tra l’Armenia e l’enclave armena del Nagorno Karabakh in territorio dell’Azerbaigian, e chiede alle parti coinvolte soluzioni pacifiche, così come in Perù, auspicando la via del dialogo per il bene della popolazione. E non può mancare la preghiera per l’Ucraina; si rivolge a Madonna affinché tocchi “i cuori di quanti possono fermare la guerra”.

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