Angelus

La domenica del Papa – Sapersi fare da parte

16 Gen 2023

Ancora Giovanni Battista in primo piano nella pagina del Vangelo. Lo abbiamo incontrato domenica scorsa nell’atto di battezzare, nell’acqua del Giordano, Gesù che si era unito alla schiera di quanti erano in attesa di immergersi. Lo incontriamo di nuovo, dunque, non più e non solo il Battista, ma il testimone, colui che riconosce Gesù: “vede venire verso di lui” un uomo “che mi è passato avanti perché era prima di me” e dice è “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato dal mondo”, come leggiamo nel quarto Vangelo. Lasciata Nazareth è il primo atto pubblico di Gesù scendere al Giordano. Giovanni per due volte confessa di non conoscerlo eppure lo riconosce e lo chiama agnello di Dio.
Facile il riferimento alla realtà agricola del tempo, mentre per i nostri giorni difficile pensare a un riferirsi al mondo contadino o più ancora alla tradizione biblica dove l’agnello era l’alimento centrale del pasto pasquale che ricordava, nella tradizione ebraica, l’uscita del popolo dalla schiavitù dell’Egitto, l’arrivo nella terra promessa e, dunque, la fine della migrazione. Giovanni ci presenta Gesù come il figlio di Dio, come colui che avrà un ruolo determinante nel cammino di liberazione di tutti gli uomini, come colui che alimenta e indica la speranza in un futuro migliore. La scena ci dice anche che Gesù ha scelto di essere il più possibile vicino a ogni uomo nonostante le nostre contraddizioni, i nostri peccati; vicino a chi soffre a causa della povertà, chi è ferito dalla violenza e dalla guerra, come nella “martoriata ucraina” verso la quale ancora una volta rivolge il suo pensiero e la preghiera perché finisca quanto prima il conflitto.
Giovanni Battista ci dice anche l’importanza di sapersi mettere da parte, di lasciare il posto ad altri. Lui era stato inviato a preparare la strada al Signore e “umanamente – afferma Papa Francesco all’Angelus – si potrebbe pensare che gli venga riconosciuto un premio, un posto di rilievo nella vita pubblica di Gesù. Invece no. Giovanni, compiuta la sua missione, sa farsi da parte, si ritira dalla scena per fare posto a Gesù”
Ecco il grande messaggio che ci viene da Giovanni Battista: ha riconosciuto il Signore e ora “si mette a sua volta in umile ascolto; da profeta diventa discepolo”. Resta il primo testimone di Gesù, ricordava Benedetto XVI nel suo libro su Gesù di Nazareth, e “da autentico profeta, Giovanni rese testimonianza alla verità senza compromessi. Denunciò le trasgressioni dei comandamenti di Dio, anche quando protagonisti ne erano i potenti” e questo gli costò la vita.
“Ha predicato al popolo, ha raccolto dei discepoli e li ha formati per molto tempo. Eppure – afferma Papa Francesco nelle parole che pronuncia prima della preghiera mariana – non lega nessuno a sé. E questo è difficile ma è il segno del vero educatore”. Giovanni “mette i suoi discepoli sulle orme di Gesù. Non è interessato ad avere un seguito per sé, a ottenere prestigio e successo, ma dà testimonianza e poi fa un passo indietro, perché molti abbiano la gioia di incontrare Gesù. Possiamo dire: apre la porta e se ne va”.
La lezione di Giovanni Battista è proprio nel gesto di umiltà di farsi da parte, insegnando “la libertà dagli attaccamenti”. È facile, dice il vescovo di Roma, “attaccarsi a ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati”. È naturale ma non è una cosa buona perché “il servizio comporta la gratuità, il prendersi cura degli altri senza vantaggi per sé, senza secondi fini, senza aspettare il contraccambio”.
Questo è importante per il sacerdote “chiamato a predicare e celebrare non per protagonismo o per interesse, ma per accompagnare gli altri a Gesù”. È importante per i genitori “che crescono i figli con tanti sacrifici, ma poi li devono lasciare liberi di prendere la loro strada nel lavoro, nel matrimonio, nella vita”; non li lasciano soli ma la loro sarà una presenza “con discrezione, senza invadenza”. Vale anche per altri ambiti, ricorda Francesco, “come l’amicizia, la vita di coppia, la vita comunitaria. Liberarsi dagli attaccamenti del proprio io e saper farsi da parte costa, ma è molto importante: è il passo decisivo per crescere nello spirito di servizio, senza cercare il contraccambio”.

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