Angelus

La domenica del Papa – L’acqua che diventa un vino nuovo, migliore

foto Vatican media-Sir
20 Gen 2025

di Fabio Zavattaro

Finalmente la tregua tra Israele e Hamas; lo spiraglio di pace tanto atteso e desiderato è realtà e tre donne tenute in ostaggio dal 7 ottobre 2023 sono state liberate. Almeno questa è la speranza che anime tutti coloro che guardano al Medio Oriente. Speranza che papa Francesco ha fatto sua nelle parole pronuncia dopo la preghiera mariana dell’angelus. Subito la gratitudine a tutti i mediatori: “è un bel lavoro questo di mediare perché si faccia la pace. Grazie ai mediatori”. Questa tregua, dopo 470 giorni è il primo senza combattimenti, è un “risultato importante”, il primo passo di un processo che inevitabilmente sarà lungo e che dovrebbe portare alla liberazione di tutti gli ostaggi e il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi. Così Francesco auspica che “quanto è stato concordato venga rispettato subito dalle parti e che tutti gli ostaggi possano tornare finalmente a casa e riabbracciare i loro cari. Prego tanto per loro e per le loro famiglie”.

Il Papa chiede che gli aiuti umanitari “raggiungano ancora più velocemente e in grande quantità la popolazione di Gaza, che ne ha tanta urgenza”. Israeliani e palestinesi, afferma ancora il vescovo di Roma, hanno bisogno di “chiari segni di speranza”; alle autorità politiche e alla Comunità internazionale il Papa chiede che si raggiunga “la giusta soluzione per i due Stati. Tutti possano dire: sì al dialogo, sì alla riconciliazione, sì alla pace. E preghiamo per questo”.

Il pontefice prega ancora per l’Ucraina, il Myanmar e per tutte le popolazioni che soffrono a causa delle guerre. E guarda a Cuba dove sono stati rilasciati, con la mediazione della Chiesa e nello spirito del Giubileo, 127 prigionieri: si intraprendano nelle diverse parti del mondo, dice, “iniziative di questo genere, che infondano fiducia al cammino delle persone e dei popoli”.

Angelus nella domenica in cui la liturgia ci fa rivivere il miracolo delle nozze di Cana, il primo segno compiuto da Gesù, il primo miracolo compiuto dopo l’epifania e il battesimo al Giordano. Pagina ricca di riferimenti all’Antico Testamento e infatti leggiamo, in Giovanni, che il miracolo avviene “il terzo giorno”, come quel terzo giorno sul Sinai dove, troviamo nell’Esodo, tuoni e fulmini accompagnano il momento in cui Dio sancisce l’alleanza con il popolo di Israele donando a Mosè le Tavole della legge. Il terzo giorno quando le donne arrivano al sepolcro e lo trovarono vuoto, la pietra rotolata. Cana è un piccolo villaggio della Galilea il cui nome in ebraico significa fondare creare. Il terzo giorno a Cana di Galilea, quasi a dire una nuova fondazione, una nuova alleanza tra Dio e il suo popolo.

Di quel matrimonio non sappiamo nulla, non conosciamo il nome degli sposi, anche Maria non viene chiamata per nome ma solo con la parola madre. Sappiamo solo che anticipa “la sua ora” perché è la madre a chiederlo e compie il primo segno: l’acqua che diventa il vino nuovo, migliore. Le nozze diventano metafora della nuova alleanza tra Dio e il suo popolo.

Nel commentare il brano del Vangelo di Giovanni, papa Francesco si sofferma su due parole: mancanza e sovrabbondanza. Da una parte, afferma, il vino è finito e Maria glielo ricorda: “non hanno vino”. E Gesù interviene facendo riempire d’acqua sei grandi anfore, e viene servito un vino squisito e abbondante. Dice il Papa: il segno nostro è sempre la mancanza, ma sempre il segno di Dio è la sovrabbondanza e la sovrabbondanza di Cana ne è il segno […] Dio non è tirchio. Quando dà, dà tanto. Non ti dà un pezzettino, ti dà tanto. Alle nostre mancanze, il Signore risponde con la sua sovrabbondanza”.

Anche nella nostra vita a volte “il vino viene a mancare”, ovvero “ci mancano le forze e tante cose. Succede quando le preoccupazioni che ci affliggono, le paure che ci assalgono o le forze dirompenti del male ci tolgono il gusto della vita, l’ebbrezza della gioia e il sapore della speranza”. Ma di fronte a questa mancanza il Signore “dà la sovrabbondanza”. Nessuna contraddizione: “più in noi c’è mancanza, più c’è la sovrabbondanza del Signore. Perché il Signore vuole fare la festa con noi, una festa che non avrà fine”.

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