Scuola e università

Nel segno di Borsellino: i giovani e la speranza

foto Ansa-Sir (archivio della famiglia Borsellino)
19 Giu 2025

di Giada Di Reda

“Sono stato più volte portato a considerare quali sono gli interessi e i ragionamenti dei miei tre figli, oggi tutti sui vent’anni, rispetto a quello che era il mio modo di pensare e di guardarmi intorno quando avevo quindici-sedici anni. A quell’età io vivevo nell’assoluta indifferenza del fenomeno mafioso, che allora era grave quanto oggi. […] Invece i ragazzi di oggi (per questo citavo i miei figli) sono perfettamente coscienti del gravissimo problema col quale noi conviviamo. E questa è la ragione per la quale, allorché mi si domanda qual è il mio atteggiamento, se cioè ci sono motivi di speranza nei confronti del futuro, io mi dichiaro sempre ottimista”: in queste parole, pronunciate da un uomo passato alla storia per aver incarnato con fermezza i valori della giustizia e della responsabilità civile, riecheggia tutto l’ottimismo e la speranza nei riguardi dei giovani, a cui Paolo Borsellino ha dedicato tutta la vita.

La statura morale del magistrato siciliano, vittima di Cosa nostra, che aveva intravisto nei giovani la luce della speranza di un futuro migliore nel segno della legalità, è stata ricordata attraverso una delle tracce della prima prova della maturità 2025, che ha coinvolto 524.415 studenti in tutta Italia.

Borsellino ha riconosciuto, sin dal principio, la necessità di una lotta alla mafia che partisse dalla prevenzione, offrendo ai giovani l’opportunità di scoprire e coltivare la bellezza, la cultura, e di orientarsi verso scelte consapevoli. Egli ha creduto sempre nell’antimafia oltre la semplice repressione, nell’ottica di un’educazione alla legalità, in cui a entrare in gioco fossero le istituzioni, le agenzie di socializzazione, gli operatori culturali, tutti chiamati a cooperare per affrontare insieme queste nuove sfide.

“Se i giovani oggi cominciano a crescere e a diventare adulti, non trovando naturale dare alla mafia questo consenso e ritenere che con essa si possa vivere, certo non vinceremo tra due-tre anni. Ma credo che, se questo atteggiamento dei giovani viene alimentato e incoraggiato, non sarà possibile per le organizzazioni mafiose, quando saranno questi giovani a regolare la società, trovare quel consenso che purtroppo la mia generazione diede e dà in misura notevolissima. È questo mi fa essere ottimista”.

Un cammino a lungo termine che oggi più che mai prosegue attraverso un impegno condiviso in cui ognuno è chiamato ad una grande responsabilità; un percorso che oltre ai giovani coinvolge l’intera società, nell’ottica del bene comune. Scuole, associazioni, istituzioni, media, continuano a svolgere un ruolo fondamentale, proseguendo il loro impegno educativo e culturale, per promuovere la bellezza della cultura, della legalità e del rispetto, per arginare il fenomeno mafioso.

Pur non essendo un uomo di fede in senso stretto, ed avendo un rapporto con la Chiesa piuttosto complesso, la dimensione etica e morale della vita di Borsellino è sempre stata improntata su valori vicini a quelli del cristianesimo. In particolare, il senso della giustizia, del dovere, l’impegno per il bene comune, che hanno accompagnato tutto il suo percorso di vita, sono aspetti centrali anche nella dottrina sociale della Chiesa.

Egli ha stimato profondamente figure come don Pino Puglisi, vittima della mafia nel 1993, colpevole di aver denunciato il sistema mafioso radicato nei quartieri popolari di Palermo. In particolare a unire i due “eroi” è stata la lotta condivisa alla cultura dell’omertà e della sottomissione.

La testimonianza di vita di Paolo Borsellino, è ancora oggi riconosciuta come esemplare anche nel mondo della Chiesa; la sua figura è stata più volte richiamata anche all’interno dei pronunciamenti papali da parte di Giovanni Paolo II, nel suo storico appello alla mafia nel 1993; oppure da papa Francesco che in più occasioni, come il discorso ai membri della commissione parlamentale antimafia del 21 settembre 2017, oppure l’omelia tenuta a Palermo in occasione del 25° anniversario dell’uccisione di don Pino Puglisi il 15 settembre 2018, ha esaltato il valore civile e morale delle azioni del magistrato, quale esempio di vita per le nuove generazioni.

“Questo duplice livello, politico ed economico, ne presuppone un altro non meno essenziale, che è la costruzione di una nuova coscienza civile, la sola che può portare a una vera liberazione dalle mafie. Serve davvero educare ed educarsi a costante vigilanza su sé stessi e sul contesto in cui si vive, accrescendo una percezione più puntuale dei fenomeni di corruzione e lavorando per un modo nuovo di essere cittadini, che comprenda la cura e la responsabilità per gli altri e per il bene comune”.

Con queste parole, papa Francesco, nel 2017, richiamava alla necessità di un profondo impegno culturale e formativo, in armonia con la visione di Borsellino, strettamente improntata sulla coscienza civica e la corresponsabilità sociale. Seppur in modo diversi, entrambi hanno riconosciuto nella formazione delle coscienze, nella cultura e nella guida alle nuove generazioni, il vero antidoto alla criminalità organizzata.

La scelta di dedicare una delle tracce dell’esame di maturità a colui che ha rappresentato uno dei baluardi della legalità, rappresenta un forte segnale in merito all’urgenza di proseguire il cammino da egli tracciato, ed un invito a non fermarsi di fronte alle difficoltà del tempo, ricordando che la bellezza, la giustizia e l’educazione rappresentano l’antidoto contro la violenza, l’indifferenza e la sopraffazione, per una società davvero libera, consapevole e fondata sulla giustizia.

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