Medio Oriente sotto assedio

Il silenzio degli innocenti: la tragedia di Gaza del convegno svoltosi in Municipio

19 Set 2025

di Silvano Trevisani

La tragica situazione di Gaza è stata, per forza di cose, l’argomento centrale nell’ultima giornata di approfondimenti che l’Associazione La città che vogliamo ha organizzato per la rassegna “Tre giorni di fine estate”, e che aveva come tema: “La mediterraneità”.

Ne hanno dibattuto, con l’arcivescovo Ciro Miniero, gli europarlamentari Leoluca Orlando, già sindaco di Palermo, e Marco Tarquinio, già direttore di ‘Avvenire’, assieme a Gennaro Giudetti, operatore umanitario, da pochi giorni rientrato da Gaza. Ma il dibattito, svoltosi nel salone degli specchi di Palazzo di città, coincideva con la manifestazione pro Palestina organizzata dalla Cgil che, a Taranto come in tutta Italia, ha indetto uno sciopero generale perché “dopo il precipitare degli eventi e l’invasione dell’esercito israeliano ora si alzi la voce delle piazze e dei luoghi di lavoro anche a Taranto”.

E la manifestazione conclusiva di Taranto si è svolta proprio davanti al Palazzo di città, dove sono intervenuti, tra gli altri, lo stesso Marco Tarquinio, il vicepresidente del Movimento 5Stelle, Mario Turco, il segretario generale della Cgil Giovanni D’Arcangelo.

Il convegno, coordinato da Angelo di Leo, è stato aperto da Giovanni Liviano, coordinatore dell’Associazione, oltre che presidente del Consiglio comunale di Taranto, il quale ha ricapitolato i contenuti dei tre incontri svoltisi nei giorni precedenti, e che, fondati sul tema centrale della Speranza, che è poi lo stesso tema del Giubileo 2025, hanno esaminato il ruolo che la politica è chiamata a svolgere, quello delle università e, più specificamante, il futuro di Taranto.

Il ruolo di Taranto, centro strategico per il Mediterraneo, sul quale Giovanni Paolo II invitò a elevare un “ponte di pace”, e che nel 2026 ospiterà i Giochi del Mediterraneo, ha fornito materia per entrare sul vivo del rapporto tra i paesi che si affacciano sul mare che, da crocevia delle civiltà si è trasformato, secondo la definizione di papa Francesco, il più grande cimitero liquido.

Gennario Giudetti, giovane tarantino che da anni svolge il ruolo di operatore umanitario in numerosi fronti internazionali, è reduce da Gaza e, ancora una volta, ha fornito testimonianza a dir poco drammatica del genocidio che stra avvenendo a Gaza a opera del governo di Israele guidato da Netanyahu, e per il quale ancora si gioca sulla definizione. Il suo racconto ha sconvolto i presenti, semplicemente dimostando che quel che appare in tv è solo la minima parte di quello che avviene nella realtà e che comporta la distruzione sistematica, quasi scientifica, di un popolo. E tra l’altro, l’uccisione sistematica dei bambini perché non diventino i terroristi di domani.

“Certamente – ha detto monsignor Miniero – non possiamo arrenderci dinanzi a una situazione del genere. Si cera di zittire defitivamente quello che potremmo definire “il silenzio degli innocenti”. Ma non si può tappare la bocca all’umanità intera, che sta reagendo a questa situazione insostenibile. Ma ogni guerra deve essere decisamente avversata perché la guerra si regge sulla morte dell’altro, e non porta a nessun risultato. Eliminare chi non la pensa come noi è un’aberrazione che disconosce Dio dovunque essa venga perpetrata. La Speranza è l’unica forza capace di sconfiggere la violenza e la prepotenza che la guerra nasconde dietro falsi ideale, spesso anche dietro la religione”.

Tarquinio e Orlando, da parte loro, hanno spiegato le difficoltà incontrate nella battaglia condotta nel Parlamento europeo per indurlo a votare per la prima volta, una condanna del genocidio in corso. Che è ancora un primo passo, contrastato da una parte conservatrice, compresa quella italiana, ma che apre finalmente a una presa di coscienza. Anche perché molti paesi, compresa l’Italia, continuano imperterriti a fornire armi a Israele.

Solo il seme dell’interdipendenza, che contrasta i nazionalismi sovranistici, secondo quello che fu l’insegnamento di Aldo Moro, potrà dare nuovo respiro alla mediterraneità, all’Unione europea e a tutto il mondo.

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