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La Festa della pace a Grottaglie: un segnale di gioia e condivisione

26 Gen 2026

di Silvano Trevisani

La Festa della pace ha convogliato a Grottaglie centinaia di ragazzi provenienti da tutta la diocesi, nonostante il maltempo incombente. Che ha obbligato a un cambiamento di programma, con l’annullamento della marcia che avrebbe portato la festa al centro della città, ma non ha certo diminuito la carica di gioia e di partecipazione. L’Azione cattolica dei ragazzi dell’arcidiocesi di Taranto ha così celebrato la Festa della pace, appuntamento centrale del Mese della pace 2026, dal titolo ‘Terra in pace’, in una giornata di allegria, di incontro e di condivisione, che ha coinvolto bambini, ragazzi, educatori e famiglie di tutta la diocesi, e che si è svolta nella parrocchia Santa Maria in Campitelli, che condivideva l’organizzazione con la parrocchia della Madonna delle Grazie.

La manifestazione, lo ricordiamo, si inserisce nel cammino nazionale dell’Azione cattolica che, raccogliendo l’invito di papa Leone XIV, propone una riflessione profonda e un impegno concreto per una pace “disarmata e disarmante”: una pace capace di superare confini, paure e divisioni e di costruire, giorno dopo giorno, relazioni di fraternità nella vita quotidiana.

Alle 9,30 sono arrivati i pullman che hanno portato i ragazzi provenienti da tutta la diocesi. Alle 10 l’arcivescovo Ciro Miniero ha celebrato la santa eucaristia in una chiesa gremita stracolma di ragazzi, sottolineando l’importanza della partecipazione e invitando i ragazzi a farsi portatori di speranza per il mondo. Ma nel corso della celebrazione è stata anche celebrato il 50° anniversario di matrimonio di una coppia di sposi. Poi tutti si sono trasferiti nell’auditorium, allestito con i manifesti preparati per l’occasione dalle varie delegazioni, dove tra musica, risate e allegria sono stati lanciati chiari segnali di condivisione.

Al termine della manifestazione abbiamo raccolto le impressioni del parroco di Sana Maria in Campitelli, don Gianni Longo.

ph G. Leva

Nonostante il clima inclemente è stata una grande festa.

“Sì. C’era un clima di gioia che realmente rendeva l’atmosfera molto molto bella, molto gioiosa. Dopo la celebrazione dell’eucaristia, la festa si è trasferita nell’auditorium della parrocchia. Abbiamo, infatti, deciso di evitare di fare il corteo, come era in programma, per il maltempo incombente, così la festa è continuata, con un’esplosione di gioia.

Quale idea è alla base della manifestazione?

L’idea è che, nel nostro piccolo, possiamo continuare ad essere costruttori di pace, a fare lì dove ci troviamo, dove viviamo, dei luoghi di pace, delle “case della pace”. Nonostante il cattivo tempo, tutte le parrocchie nelle quali opera l’Azione cattolica ragazzi hanno rispettato l’impegno e questo ci fa immensamente piacere ed è significativo dell’interesse con i quale l’invito è stato raccolto. Ci è dispiaciuto non coinvolgere la città, perché quella dei ragazzi è davvero un’associazione capace ancora di aggregare e di formare, non solo e non tanto forse le coscienze, ma soprattutto i cuori. Ma il messaggio è arrivato a destinazione.

Un messaggio che deve transitare sugli adulti e le famiglie.

E il messaggio è quello di ritornare a collaborare insieme con le parrocchie per una nuova primavera delle nostre associazioni, in particolare dell’Azione cattolica. Che è l’associazione.
a più stretto contatto nella parrocchia, di cui conosce la missione e con la quale si adopera per il bene umano, sociale, spirituale della nostra gente. Per quanto riguarda i genitori, ci aspettiamo che, man mano che le nostre attività parrocchiali prendono quota, collaborando insieme si mettano a progetto tantissime iniziative con loro, e ci accompagnino e ci aiutino dando la loro collaborazione per il bene della città degli uomini.

Ma viene davvero avvertita, anche dai ragazzi, un’esigenza di pace, di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo, o c’è sempre il rischio che celebrare la pace assuma una connotazione accademica?

No. Non è una celebrazione accademica, anzi: c’è la consapevolezza che viviamo una società fortemente caratterizzata dal timore del presente e del futuro, in ordine alla pace globale. Ma anche nel territorio; ci sono tante tensioni, si vive correndo, la frenesia ci fa distruggere i rapporti, per cui è necessario ridire a noi stessi che dobbiamo essere, lì dove ci troviamo, costruttori di pare: formare case di pace che oggi sono urgenti. Con il modo consapevole di vivere il presente, dobbiamo ritornare a dare più valore alla comunità, allo stare insieme serenamente, tranquillamente in pace.

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