Emergenze sociali

“Una misura contro la povertà deve essere universale e continuativa nel tempo”

Con il cosiddetto Decreto Lavoro, approvato dal Parlamento a fine giugno 2023, viene sostituito parzialmente il Reddito di cittadinanza già a partire dall’anno in corso e completamente dal 1º gennaio 2024

01 Ago 2023

di Marco Pagniello*

Con il cosiddetto Decreto Lavoro, approvato dal Parlamento a fine giugno 2023, si prevedono sostanziali modifiche in tema di misure di contrasto alla povertà. In particolare viene sostituito parzialmente il Reddito di cittadinanza già a partire dall’anno in corso e completamente dal 1º gennaio 2024. Si introducono due nuovi strumenti: il Supporto per la formazione e il lavoro e l’Assegno di inclusione.

Pur essendo troppo presto per formulare considerazioni sugli effetti concreti della riforma e sull’impatto sulla vita delle persone, la nostra principale preoccupazione come Caritas resta sempre la stessa: evitare che qualcuno resti escluso e dare massima attenzione proprio ai più fragili.Ecco perché, lo ribadiamo, una misura contro la povertà deve essere universale, cioè assicurare a chiunque cada in povertà il diritto ad una vita decente, indipendentemente dalle caratteristiche demografiche e dal profilo professionale, ed essere continuativa nel tempo, fino a quando persiste la condizione di bisogno.

È quello che accade in ogni Paese europeo, dove la misura di reddito minimo è un diritto di tutti i poveri.
Un ultimo rilievo è che le diverse misure previste, oltre a correre il rischio della frammentarietà e a lasciare scoperte molte famiglie in povertà, non coinvolgono adeguatamente la sussidiarietà locale, fondamentale per l’inclusione delle persone in un processo radicato nei territori, collettivo, in rete, integrato, capace di andare oltre l’aiuto materiale in un percorso di accompagnamento e sotto certi aspetti anche educativo.
Colmare lacune, ingiustizie e ritardi nella redistribuzione delle risorse economiche, in primo luogo combattendo la povertà e l’esclusione sociale, per noi resta l’obiettivo da rimettere al centro, rimodellando su questo scelte operative e priorità.

Ognuno è chiamato a fare bene la propria parte e l’auspicio è che, al di là delle parole, si possa dar vita a misure e strumenti realistici, accessibili, in grado di raggiungere davvero quanti sono in povertà.

Per fare questo è necessario adottare un approccio non basato sulla gestione dell’esistente ma che guardi al futuro superando le difficoltà del presente, con progettualità ed ambizione, soprattutto in un momento storico come l’attuale in cui, come ci ricorda Papa Francesco nel Messaggio per la VII Giornata mondiale dei poveri del prossimo 19 novembre “il volume del richiamo al benessere si alza sempre di più, mentre si mette il silenziatore alle voci di chi vive nella povertà” e “la fretta, quotidiana compagna di vita, impedisce di fermarsi, di soccorrere e prendersi cura dell’altro”.

*direttore Caritas italiana

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