Sinner, i record e la terra rossa di Madrid: le prime volte in un Master 1000
Vincere senza il confronto diretto con Carlos Alcaraz non è bello. Perché lo sport si nutre dei grandi duelli, a beneficio dello spettacolo, degli spettatori, e degli stessi atleti che stimolandosi a vicenda possono vedere inarrestato il loro percorso di crescita. Ma Jannik Sinner non ha avuto in regalo nulla. Il numero uno del ranking Atp, infatti, ha dovuto penare un poco all’inizio del Master 1000 di Madrid, vinto ieri: lo abbiamo visto nell’incontro inaugurale che lo ha contrapposto a Benjamin Bonzi, quando ha ceduto il primo set al francese, uscito quest’anno dalla top 100. Poi è stato un crescendo combattendo contro se stesso. Ovvero contro la fatica. Le sue vittime: Elmer Moller, Cameron Norrie, Rafael Jodar e Arthur Fils, sconfitti in due set.
Nella scorsa settimana, quando c’era da adattarsi al campo di gioco, abbiamo assistito alle sue sacrosante lamentele per gli orari del turno serale: perché le partite potevano cominciare anche alle 23.30. Un orario inaccettabile per un atleta, di qualsiasi livello. Jannik parla da leader. Perché ha a cuore non solo la sua salute, ma anche quella dei suoi colleghi, dai quali è stimato, riconosciuto come un modello. Chi segue le sue orme è lo spagnolo 19enne Jodar. Che pur essendo stato sconfitto da Sinner (soltanto al tiebreak nel secondo set) ha mostrato tutto il proprio talento, le potenzialità ancora inespresse: un gioco aggressivo, non paragonabile a quello del connazionale Alcaraz, ma capace di mettere in difficoltà anche un giocatore più esperto. E quando nasce una stella non può che gioirne e beneficiarne l’intero movimento tennistico.
La finale
Un incontro senza storie. Un avversario che, pur godendo dei favori del pronostico addirittura, è entrato in campo già sconfitto, memore degli otto confronti precedenti con Sinner (8 sconfitte, dal 2024 al 2026): tanti errori per lui, soprattutto nel primo set. Il fuoriclasse altoatesino ne ha approfittato diventando il primo tennista capace di vincere 5 Masters 1000 consecutivi. Ci si aspettava una finale equilibrata. Invece, il cannibale della racchetta, potremmo dire, se l’è aggiudicata liquidando Alexander Zverev con un 6-1 6-2 in meno di un’ora – 57 minuti. Merito di una solidità che rasenta la perfezione. E di un servizio che, pure sulla terra rossa, è diventato infallibile.
Non solo Sinner
Un altro azzurro che ha ben figurato raggiungendo per la prima volta i quarti di finale in un Master 1000 è Flavio Cobolli. Il giovane romano nato a Firenze, che tra due giorni compirà ventiquattro anni, è stato sconfitto da Zverev, vendicatosi della finale di Montecarlo: se fosse entrato in partita, e non avesse regalato il primo set al tedesco, probabilmente l’esito della partita sarebbe stato diverso. La tensione gioca brutti scherzi. E agli umani capita di non essere sempre al 100 per cento. A proposito di prime volte, va sottolineata la gran prova di Marta Kostyuk nella finale femminile: l’ucraina si è aggiudicata il primo Wta 1000 della sua carriera sconfiggendo la russa Mirra Andreeva, alla quale non ha dato la mano a fine partita, e non l’ha menzionata nell’intervista post partita, infarcita di patriottismo (legittimo). Un’occasione persa. Perché lo sport è rispetto delle regole e dell’avversario che non è un nemico.




