Diocesi

La posa della prima pietra della nuova chiesa San Giuseppe Moscati

ph G. Leva
18 Mag 2026

di Angelo Diofano

In un clima di grande festa, domenica pomeriggio ha avuto luogo la cerimonia della posa della prima pietra della nuova chiesa intitolata a San Giuseppe Moscati e delle relative opere parrocchiali, in via Angelo Latartara (rione Paolo VI), su un’area di circa cinquemila metri quadri, già recintata.

Oltre all’arcivescovo mons. Ciro Miniero e all’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro, all’importante momento della vita del quartiere molte sono state le autorità intervenute, fra le quali il sindaco Piero Bitetti, il vicesindaco Mattia Giorno e altri consiglieri comunali, gli onorevoli Dario Iaia e Francesca Viggiano, il viceprefetto aggiunto Andrea Serra, l’ammiraglio di divisione, Andrea Petroni, alcuni degli ex parroci della San Giuseppe Moscati, parroci del quartiere e tanti, tanti fedeli.

A tutti loro, il parroco don Marco Crispino, visibilmente commosso, ha rimarcato “quanto sia importante che  nel quartiere nascano  nuovi spazi di aggregazione, in cui la comunità possa continuare a crescere, incontrarsi e condividere valori di solidarietà e fraternità”.

Don Marco ha rivolto un ringraziamento particolare all’arcivescovo mons. Ciro Miniero, che fin dalla sua venuta ha accompagnato “con la sua paternità, la sua vicinanza e il suo incoraggiamento in questo bellissimo cammino”, iniziato con mons. Benigno Luigi Papa che dette inizio alla vita della comunità parrocchiale intitolata al ‘medico santo’, ubicata in alcuni locali commerciali del Centro Residenziale Mar Piccolo, dove risiedono tantissime giovani famiglie.

“Nonostante gli spazi limitati – ha detto – tante persone hanno incontrato Cristo; qui si celebrano i divini misteri, si vive la carità, si educano bambini e ragazzi attraverso la catechesi e l’oratorio; qui si accompagnano coppie, giovani e famiglie nel cammino della vita e della fede. Questa comunità, nata in spazi provvisori e insufficienti e cresciuta nel tempo, custodiva però un desiderio grande: poter avere, un giorno, una chiesa, una casa, un luogo stabile nel quale continuare a vivere e testimoniare la presenza del Signore. Dopo trentatré anni, grazie anche all’impegno dei sacerdoti che si sono succeduti, alla tenacia del popolo di Dio, alla vicinanza dei nostri vescovi – mons. Filippo Santoro ha accompagnato l’individuazione del terreno e l’inizio della progettazione – e al lavoro silenzioso di tante persone, siamo arrivati a questo giorno. Confesso di vivere questo momento con profonda commozione e gratitudine. Mi sento soltanto uno strumento della grazia che il Signore sta riversando su questa porzione di Chiesa. E oggi, in questo quartiere dedicato a San Paolo VI, vogliamo rendere grazie a Dio per tutto ciò che ha operato in questi anni”.

Don Marco Crispino ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile tale realizzazione: gli uffici della Curia, i progettisti (l’arch. Benedetta Fontana e lo studio Icaro Progetti), l’impresa La Cascina Costruzioni, il consiglio pastorale, il Comitato, i tanti benefattori che con generosità e discrezione stanno sostenendo questo sogno della comunità, la Conferenza Episcopale Italiana per il contributo dell’8×1000. “Un grazie sentito – ha aggiunto – va anche all’amministrazione comunale, che sta permettendo a questo angolo del quartiere di tornare pienamente nella disponibilità dei suoi abitanti. Continueremo a collaborare perché questo luogo possa diventare sempre più fruibile, accogliente e vivibile per tutti”.

Don Marco Crispino ha ricordato quando sei anni fa l’arcivescovo mons. Filippo Santoro gli affidò questa comunità, chiedendogli anzitutto di costruire il ‘tempio vivo’ del popolo di Dio, “perché solo da una comunità viva – ha detto – può nascere anche una chiesa di pietra. La prima pietra che oggi benediciamo richiama proprio questo mistero: è la fede del popolo di Dio che rende viva la casa del Signore. Tra fatiche e segni della presenza di Dio, abbiamo compreso che non stiamo semplicemente costruendo un edificio, ma un luogo che esprime una vita già presente: la comunità cristiana, segno concreto di Cristo nella storia e punto di riferimento spirituale, educativo e sociale per tutti”.

A termine l’arcivescovo mons. Miniero ha commentato l’importante avvenimento: “Porre la prima pietra significa porre quella fede che l’apostolo Pietro ha mostrato a Gesù quando gli ha dichiarato ‘Tu sei il Cristo’, cioè Tu sei la persona venuta a stare in mezzo a noi e a donarci tutto Te stesso”.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

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