Diocesi

La comunità di Sant’Egidio si appresta a festeggiare il 30º anniversario della canonizzazione

27 Mag 2026

Riceviamo una testimonianza del priore della confraternita di Sant’Egidio Maria di San Giuseppe, Pino Lippo:

Nel dicastero delle Cause dei santi leggiamo che un beato, per arrivare ad essere dichiarato santo, gli si deve attribuire un secondo miracolo avvenuto successivamente alla sua beatificazione. 
Bene: frate Egidio venne beatificato il 5 febbraio 1888 da papa Leone XIII e santificato il 2 giugno 1996 da papa Giovanni Paolo II che riconobbe come vero miracolo la guarigione da ” coriocarcinoma uterino ” della signora Angela Mignogna, tarantina, avvenuta nel 1937 per sua intercessione. 
La sua vita, si legge nei processi canonici e nei libri, fu povera, ma lieta e gioiosa. 
Una vita ricoperta di amore e attenzione per gli ultimi, per gli esclusi, per i carcerati, per i nobili decaduti, per i commercianti in difficoltà, per gli ammalati……
Amore per il Signore, per la Vergine Maria sotto il titolo di Madonna del pozzo, per i suoi Santi ‘prediletti’: San Pasquale, San Pietro D’Alcantara, San Giuseppe.
Amore per tutto il Creato. 
Un Creato come lo intendeva San Francesco d’Assisi, ovvero un grande specchio ed un riflesso di Dio, una sua manifestazione visibile da amare, rispettare e lodare. 
Il suo è un modello di vita contemplativa.
Difatti assidua era la sua preghiera dinanzi alla Eucarestia, al Santissimo Crocifisso come al volto della Vergine .
A ragione di ciò festeggiare il 30° anniversario di canonizzazione di Sant’Egidio Maria di San Giuseppe serve a tutti noi per rinnovare l’attualità del suo messaggio spirituale e per continuare a celebrare la sua opera nel tempo: Amate Dio, amate Dio!
Il priore ribadisce con entusiasmo che “Sant’Egidio Maria è il Santo della porta accanto, è nostro amico, è colui che ci ha protetti nel periodo del Covid. 
È una finestra che si affaccia dinanzi al cuore di Cristo intercedendo insieme alla Vergine Madre per le nostre preghiere, per le nostre suppliche”.
Quante pagine particolari della nostra vita, non sempre facili da comprendere, mostriamo alla sua lettura, alla sua attenzione, alla sua comprensione. 
La vita di Sant’Egidio, il suo messaggio spirituale, il suo esempio diventa sempre più attuale ed indispensabile nei nostri giorni. 
E molto della sua santità la ritroviamo anche in un santo nostro contemporaneo: San Carlo Acutis. 
Questi due santi difatti dividevano in gioventù tra i loro coetanei bisognosi tutto ciò che avevano, erano pronti a soccorrere lo straniero, il mendicante, pronti a scambiare una parola buona con tutti senza distinzione. Conoscevano bene il Vangelo e lo mettevano in pratica.
Quest’anno, martedì 2 giugno 2026 sarà il suo 30° anniversario di canonizzazione. 
Nella nostra parrocchia a Tramontone, a lui intitolata, lo ricorderemo con devozione con un semplice programma:
Domenica 31 maggio ore 20, Spettacolo di recita e musica.
Lunedì 1 giugno ore 20,00 veglia di preghiera 
Martedì 2 giugno ore 18, messa solenne presieduta dall’arcivescovo emerito, mons.Filippo Santoro.
• Subito dopo, processione del simulacro per le vie del quartiere. 
La confraternita ed il padre spirituale don Carmine Agresta hanno voluto che il Simulacro in questa occasione venisse portato a spalla da pescatori devoti e questa volta sarà la Cooperativa commercio prodotti ittici Sant’Egidio da Taranto ad averne il privilegio. 
Questa modalità è attinente con il lavoro che svolgeva papà Cataldo e lo stesso Ciccio (Sant’Egidio), funai entrambi, artigiani specializzati nella trasformazione della canapa grezza per la produzione manuale di funi, corde e spaghi impiegati in quel tempo nella pesca, nella coltivazione di mitili, nella agricoltura come nell’allevamento di bestiame. 
Oggi lavoro superato con l’impiego di acciaio e fibre sintetiche.
Il priore Pino Lippo prosegue nella sua testimonianza: Il funaio era un lavoro umile. Un lavoro che Sant’Egidio aveva imparato alla perfezione seguendo l’esempio di papà Cataldo e dell’amico di famiglia Ciccio Martucci. 
Ancora oggi, pur essendo le reti e le corde di materiali diverso, molti pescatori invocano Sant’Egidio per avere protezione dai pericoli del mare, per chiedere una pesca abbondante, per benedire le loro famiglie e le loro imbarcazioni. 
Nei suoi 53 anni di permanenza a Napoli, Sant’Egidio ogni mattina era solito percorrere la riviera di Chiaia, salutava i pescatori e benediva le loro sporte. Aveva con loro e con tutta la marineria un legame, un’attenzione particolare. Ed il suo pensiero correva alle banchine, ai pontili di Taranto nei pressi della Discesa Vasto, proprio vicino alla sua casa natale sul Pendio La Riccia, all’odore salmastro, ai venti di scirocco, alle temperature miti, alle voci amiche e familiari di un tempo. 
Auspico che Taranto tutta si risvegli dal torpore e riconosca finalmente senza tentennamenti in Sant’Egidio il proprio compatrono e ne segua il suo esempio. 
Conclude il Priore Pino Lippo: mi sembra di vedere fra Egidio tra la folla sulla riviera a Chiaia mostrare la sua esperienza nell’intrecciare delle corde e nello sgusciare con la sua ” grammedda ” una zoca di buone cozze. 
Dimostrazione di sua umanità, semplicità e vicinanza ai mitilicoltori e pescatori.
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