Diocesi

Una porta sul futuro: giovani, lavoro e speranza per il territorio

11 Giu 2026

di Francesco Mànisi

La Chiesa di Taranto continua a mettersi in ascolto dei giovani e delle loro domande più profonde: una delle più urgenti riguarda certamente il lavoro, tema che tocca non solo la dimensione economica della vita, ma anche la possibilità di costruire un progetto di futuro, di mettere a frutto i propri talenti e di contribuire allo sviluppo della comunità. Con questo spirito si è svolta, lunedì 8 giugno, nella parrocchia Santa Rita di Taranto (Ristoratorio-Lumsa), la serata dal titolo ‘Una porta sul futuro’, promossa dal servizio diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale insieme all’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro. L’iniziativa non vuole rimanere un episodio isolato, ma rappresentare l’inizio di un percorso di riflessione, ascolto e accompagnamento dedicato ai giovani del nostro territorio. L’obiettivo è chiaro: interrogarsi insieme sulle sfide, le prospettive e gli scenari che caratterizzano oggi il rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro, per comprendere come la comunità ecclesiale possa essere sempre più autenticamente al servizio delle nuove generazioni, offrendo strumenti concreti, occasioni di confronto e percorsi di crescita.

La serata si è aperta con tre testimonianze significative, capaci di raccontare esperienze diverse ma accomunate dalla volontà di costruire il proprio futuro senza rinunciare alle proprie radici. La prima è stata quella di Anna Luna Nistri, pedagogista ed educatrice: dopo gli studi universitari e un’esperienza lavorativa a Milano, dove operava come educatrice, si è trovata a interrogarsi sul significato profondo delle proprie scelte. Pur avendo trovato una collocazione professionale stabile, avvertiva di non essere pienamente felice. Da qui la decisione, tutt’altro che semplice, di tornare nella propria terra per ricominciare e investire nel territorio che l’aveva vista crescere. Oggi lavora come educatrice e si prepara ad avviare un centro educativo poliservizi che, attraverso il gioco, attività formative e percorsi dedicati a bambini e ragazzi, possa diventare un punto di riferimento per le famiglie del territorio. Nel suo intervento ha invitato i giovani a non avere paura di rischiare per ciò in cui credono, ricordando come i sogni e le passioni richiedano spesso coraggio, sacrificio e la disponibilità a compiere scelte controcorrente.

La seconda testimonianza è stata quella di Dario Baratto, il cui percorso è stato segnato dalla capacità di rimettersi continuamente in gioco. Dopo un periodo di discernimento vocazionale vissuto nel seminario regionale di Molfetta, egli ha proseguito la propria formazione all’Istituto superiore di Scienze religiose della diocesi. Parallelamente agli studi, ha lavorato come addetto al Tribunale per i minorenni e successivamente, attraverso concorso pubblico, è entrato a far parte di Poste Italiane, dapprima con un contratto a tempo determinato e oggi a tempo indeterminato. Nel raccontare la propria esperienza ha sottolineato l’importanza di non accontentarsi mai dei risultati raggiunti e di continuare a coltivare le passioni che abitano il cuore. Tra poche settimane conseguirà infatti la Laurea magistrale in Scienze religiose, segno concreto di un cammino che continua a crescere e a svilupparsi.

L’ultima testimonianza è stata affidata ad Antonio Mandese, giovane imprenditore tarantino e responsabile della storica casa editrice Mandese Editore & Figli. Erede di una lunga tradizione familiare di librai ed editori, Antonio ha raccontato il proprio impegno nel portare avanti un progetto culturale capace di coniugare radicamento nel territorio e apertura al mondo. Richiamando il noto proverbio secondo cui ‘beato colui che riesce a dare ai propri figli ali e radici’, egli ha evidenziato quanto sia fondamentale investire sui giovani, sostenerli nei loro percorsi e creare attorno a loro comunità, relazioni e reti di sostegno, perché il futuro non si costruisce da soli, ma attraverso una corresponsabilità che coinvolge famiglie, istituzioni, imprese e comunità ecclesiale.

La serata è proseguita con l’intervento formativo del prof. Pietro Panzetta, docente di Mercato del lavoro alla Lumsa di Taranto, che ha presentato dati significativi e in alcuni casi preoccupanti sulla situazione occupazionale giovanile nella nostra provincia, evidenziando come le difficoltà nell’accesso al lavoro, l’emigrazione di molti giovani e la carenza di opportunità rappresentino sfide decisive per il futuro del territorio. Accanto all’analisi dei dati, il docente ha offerto anche strumenti concreti di orientamento, soffermandosi sulla corretta compilazione del curriculum vitae, sull’iscrizione agli albi professionali, sui principali portali dedicati alla ricerca del lavoro e sulle opportunità formative oggi disponibili. Particolarmente apprezzato è stato il percorso educativo proposto attraverso la metafora delle cinque porte, un itinerario che ha aiutato i presenti a riflettere sul rapporto tra crescita personale, lavoro e costruzione del futuro. La prima porta è quella della conoscenza di sé, indispensabile per riconoscere i propri talenti, le proprie passioni e le proprie aspirazioni. La seconda è quella della conoscenza, intesa come formazione, studio e acquisizione di competenze, strumenti fondamentali di libertà e di partecipazione alla vita sociale. La terza porta è quella del lavoro, considerato non soltanto come fonte di reddito ma come luogo di realizzazione della persona, di dignità e di contributo al bene comune. La quarta porta conduce alla comunità, ricordando che nessuno costruisce il proprio futuro da solo e che la crescita personale passa sempre attraverso relazioni, corresponsabilità e partecipazione. Infine, la quinta porta è quella del futuro, che invita i giovani a guardare con fiducia alle trasformazioni in atto, dalle innovazioni tecnologiche alle nuove professioni, assumendosi la responsabilità di essere protagonisti del cambiamento.

‘Una Porta sul Futuro’ ha mostrato come il tema del lavoro non possa essere considerato estraneo alla missione della Chiesa: accompagnare i giovani significa infatti interessarsi concretamente alle loro speranze, alle loro fragilità e alle loro prospettive di vita. E la Chiesa di Taranto desidera continuare a camminare accanto a loro, aiutandoli ad aprire, con coraggio e speranza, nuove porte sul futuro.

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