Lavoro

Ilva: i sindacati incontrano Decaro l’Aigi molto critica con il governo

17 Giu 2026

di Silvano Trevisani

Una risposta chiara ed efficace alle 20.000 famiglie pugliesi il cui destino è strettamente legato al quello dell’Ilva. Alla Regione Puglia i sindacati hanno chiesto di farsene carico nell’incontro svoltosi oggi a Bari per iniziativa del presidente Antonio Decaro. Le organizzazioni sindacali di categoria e confederali hanno lamentato la assoluta mancanza di risposte da parte del governo, così come rappresentato nell’incontro di lunedì scorso a Roma dallo stesso ministro delle Imprese Adolfo Urso. Al centro della discussione, quindi, è stata la necessità di riportare la vertenza all’attenzione del governo e di sollecitare l’aggiornamento del tavolo permanente attivo a palazzo Chigi, che finora non ha portato alcun risultato, se non la indiretta minaccia di un fermo delle attività conseguente, all’indisponibilità del governo di tirare fuori altre somme.

Per il sindacato, ha sottolineato il segretario generale della Fim territoriale Biagio Prisciandaro, la fase attuale non consente ulteriori rinvii. “Per uscire dallo stato di impasse serve l’impegno di tutte le istituzioni, attraverso la collaborazione tra Governo, Regione e parti sociali. “Le preoccupazioni riguardano non soltanto i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria, ma anche i lavoratori di Ilva in Amministrazione straordinaria, delle aziende dell’indotto e delle imprese dell’appalto impegnate dentro e fuori lo stabilimento siderurgico di Taranto. Una platea ampia, che da anni vive in una condizione di incertezza legata al futuro produttivo, ambientale e occupazionale del polo industriale”.

Inoltre, secondo il segretario della Fim, la crisi in atto continua ad avere effetti pesanti sull’intero sistema economico e sociale dell’area jonica. Le difficoltà produttive, la riduzione delle attività, i ritardi nei pagamenti alle aziende fornitrici e il nodo degli interventi di manutenzione e adeguamento ambientale degli impianti restano elementi di forte criticità per centinaia di imprese e migliaia di lavoratori.

“Quando per l’ex Ilva termineranno le risorse annunciate nel corso dell’ultimo incontro MIMIT, tutto tornerà nuovamente a scivolare verso il basso in un vortice che abbiamo il dovere di fermare – spiegano, da parte loro, i segretari di Fiom e Cgil Francesco Brigati, Giovanni D’Arcangelo e Gigia Bucci – a cominciare da tutto ciò che potrà rallentare la frana sociale: strumenti straordinari , estensione dei requisiti amianto, sostegno alle famiglie”.

Da parte sua, il coordinatore provinciale della Uil, Gennaro Oliva, ha evidenziato come il tema della decarbonizzazione sia rimasto, negli anni, privo di attuazione concreta: “Si è parlato per troppo tempo di transizione senza che si realizzassero interventi reali. Non c’è stata alcuna inversione di marcia e oggi ci troviamo con una produzione minima, basata su impianti vecchi di decenni, con tutte le conseguenze ambientali e sanitarie che conosciamo”. Oliva inoltre ha denunciato l’assenza di una strategia chiara: “Ci troviamo davanti a un continuo scaricabarile istituzionale. Il Governo non offre una visione né una progettualità concreta, mentre il tempo scorre e la situazione peggiora. La cassa integrazione è diventata una condizione permanente e nel sistema degli appalti si registrano già procedure di licenziamento collettivo”.

Sulla situazione dell’Ilva interviene, con una presa di posizione molto dura, l’Aigi, l’associazione delle imprese dell’appalto che accusa il governo di trattare la più grande crisi industriale del Paese “alla stregua di una telenovela sudamericana”. Sottolineando che il ministro Urso prendendo la parola oggi, nell’ambito dei lavori di Assarmatori, ha confermato come nessun altro prestito-ponte potrà essere autorizzato dall’Europa, l’Aigi aggiunge: “Di una serie televisiva della quale non s’intravede una fine. Con imprese e lavoratori vittime sacrificali di questa servante stasi. Il mancato dissequestro di Afo1, da parte della magistratura, alimenta questa confusione tra poteri dello Stato. Un’inerzia che rinvia il momento delle scelte definitive. Con la mano destra che non sa cosa fa la sinistra; e viceversa. Assurdo!”. La linea di Aigi resta immutata: “pace istituzionale che consenta di trovare una soluzione condivisa consentendo a ciascuno degli attori di assumere il proprio pezzo di responsabilità. La vendita dell’industria siderurgica a un privato. L’ingresso dello Stato. Compartecipazioni pubblico-private. La destinazione dei nuovi Fondi di sviluppo e coesione perché l’Italia, Taranto, rilanci la propria vocazione manifatturiera. Fare presto. Fare bene. Il tempo volge al termine. E il precipizio si avvicina sempre più”.

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