Lavoro

Ilva, Natuzzi, Tiscali: tira brutta aria Aigi: Non si vuole neanche bonificare

26 Giu 2026

di Silvano Trevisani

Sempre più complicato il panorama occupazionale nel territorio di Taranto. A fronte della preannunciata assunzione di 40 unità lavorative alla Leonardo, per affrontare una nuova commessa della Boeing, non ci sono buone novità su vari altri fronti. A cominciare dall’ex-Ilva, che continua a operare nella più totale provvisorietà in attesa che il governo decida se e a chi vendere, cosa tutt’altro che semplice e immediata. Attualmente la produzione aziendale è ridotta a un solo altoforno, il 2, in quanto il numero 1 resta sotto sequestro e il numero 4, nonostante le previsioni dei mesi scorsi e i rifacimenti effettuati, resta ancora spento. Ferme le cokerie che lo dovrebbero alimentare e questo comporta nuova cassa integrazione per i lavoratori della Semat, azienda dell’appalto che occupa circa 210 dipendenti.

A proposito dell’appalto, si registra oggi una nuova presa di posizione dell’Aigi, l’associazione che ne rappresenta le aziende, che accusa governo e politica non solo di procedere passivamente verso la chiusura dello stabilimento, ma anche di impedire di fatto anche ogni attività di bonifica, così com’era successo negli anni scorsi a Bagnoli. “Il rischio che Taranto diventi una seconda Bagnoli è più che un cattivo presagio. Con un’Ilva chiusa poi, consegnata alla storia, la nostra diventerebbe terra di nessuno. Una sorta di zona franca speciale in senso contrario. Depauperata di beni e servizi. Povera e rassegnata. I ritardi sin qui registrati non sono più tollerabili; la percentuale dei siti – e delle aree – risanate resta troppo bassa”. Per l’Aigi “Il Mar piccolo è testimonianza diretta, emblema, di questo stato di cose. Crocevia di una modernità più declamata che realmente conquistata – e conquistabile. Di come un’opportunità, una risorsa, non si riesca a recuperare appieno. Stessa cosa dicasi per le aree prospicienti il siderurgico”. “Vogliono portarci via l’industria – conclude l’Aigi – non ci consentono di realizzare le bonifiche. Non uno, ma due schiaffi. Due ceffoni assestati alle speranze presenti e future di questo territorio”.

Notizie decisamente negative per altri due fronti vertenziali: Natuzzi e ex Tiscali. Per quanto riguarda l’ex gigante del salotto, non è servito a niente l’ultimo tour de force svoltosi al ministro delle Imprese, per cercare una soluzione che eviti la chiusura di tre stabilimenti, la riduzione della produzione e il trasferimento delle relative attività in Romania. L’azienda, dopo una notte di trattative, ha confermato la decisione, che comporterà la riduzione di varie centinaia di posti di lavoro.

“Di fronte alla conferma di scelte che riteniamo sbagliate e inaccettabili, – denuncia il segretario generale della Fillea Cgil di Puglia, Savino – siamo pronti a riattivare le mobilitazioni a tutti i livelli. La vertenza Natuzzi riguarda il futuro di centinaia di lavoratrici e lavoratori, ma anche la tenuta di un intero distretto produttivo che non può essere impoverito da nuove chiusure e delocalizzazioni”.

Non cambia idea neanche la Smeraldo Spa del Gruppo Canarbino, che ha rilevato la Tiscali e che ha deciso di trasferire da Taranto a Bari i 12 lavoratori attraverso il trasferimento del ramo d’azienda.

“Con comunicazione del 19.06.2026 – informa la Fistel Cisl – la Smeraldo ha confermato il trasferimento dei lavoratori di Taranto dichiarando di voler concentrare tutte le attività di Taranto presso la sede operativa di Bari, affermando così il totale disinteresse per il territorio di Taranto e mettendo un veto discrezionale anche sull’accordo raggiunto con le oo.ss. in data 28.04.2026 che prevede la modalità full smartworking sino al 31.12.2026 dei lavoratori trasferiti che non avevano accettato l’incentivo all’esodo. Una decisione inaccettabile perché oltretutto poiché tra i 12 lavoratori vi sono quattro caregiver ed una categoria protetta, lavoratrici madri con carichi di famiglia con un contratto part-time”.

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