Diocesi

I ventitre anni di sacerdozio di don Giuseppe Costantino Zito

Festeggiato a Lizzano, nella chiesa madre San Nicola, l’anniversario del ministero: «A tutti voglio stringere la mano per offrire il conforto e la consolazione dell’amore misericordioso di Gesù!», le parole di don Giuseppe

26 Apr 2022

di Giangiacomo Santacroce

Domenica 24 aprile, nella festa liturgica Divina misericordia, la cittadina di Lizzano ha desiderato commemorare e festeggiare nella chiesa matrice parrocchiale “San Nicola” il ventitreesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale del proprio parroco, don Giuseppe Costantino Zito.

Veramente grande è stata la partecipazione dei fedeli, che hanno preso parte alla solenne eucaristia, egregiamente animata dal coro polifonico parrocchiale.

«Vi saluto tutti con fraterno affetto – ha esordito don Giuseppe – e vi ringrazio di tutto cuore per la vostra vicinanza come pure per aver voluto preparare e condividere con me questo singolare momento di spiritualità, di fraternità e di festa!»

L’antico tempio, particolarmente gremito di fedeli, è stato pure aggraziato da un accurato servizio liturgico, prestato dagli ormai numerosi ragazzi del gruppo ministranti, dalla presenza di alcuni concelebranti e da una schiera di giovani della parrocchia.

L’importante e suggestivo evento religioso ha dato modo a don Zito di esprimere i sentimenti più intimi del suo cuore sacerdotale. «Facendo viva memoria dello sguardo d’amore del Signore Gesù e della Sua chiamata a seguirLo più da vicino – ha affermato don Giuseppe – mi è caro ritornare al giorno memorabile della sacra Ordinazione e comprendere meglio, a distanza di anni, quanto lo Spirito Santo ha operato nella mia persona».

Poi, ha soggiunto: «ripercorrendo tutto il cammino finora compiuto, con il cuore sempre aperto alle sorprese dello Spirito, sono qui con voi questa sera per ripresentare al buon Pastore, dopo ventitre anni di vita ministeriale, il mio “sì” generoso, convinto e gioioso, rendendo al contempo fervide grazie a Lui, Pastore supremo, per il dono incommensurabile del sacerdozio».

Ha voluto infine esortare i suoi fedeli a nutrire sempre riconoscenza grande e devozione sincera per questo insigne dono, perché «Esso prolunga nel tempo ed attua nella storia la presenza dell’unico Pastore, il Cristo, dispensando i Suoi doni di misericordia e di vita, di consolazione e di grazia. A tutti – ha poi concluso don Giuseppe – voglio stringere la mano per offrire il conforto e la consolazione dell’amore misericordioso di Gesù! Desidero incoraggiare le famiglie e i nostri poveri, abbracciare i ragazzi e giovani, benedire gli ammalati!».

Sono stati in molti a fargli pervenire pensieri ed attestazioni augurali. Tra i tanti, la presidente dell’Azione Cattolica parrocchiale, prof.ssa Annamaria Marinaro e la responsabile dei catechisti, prof.ssa Elena Bolognino.

Costoro, a nome dei presenti e dell’intera comunità, gli hanno pubblicamente esternato «stima ed affetto, ammirazione e gratitudine per aver preso a cuore la vita della parrocchia; per l’apertura e la disponibilità umana; per il tratto affabile e gentile, cordiale ed accogliente; per la vicinanza ai ragazzi, ai giovani e alle famiglie, come pure ai tanti bisognosi del paese; per l’impegno audace e tenace nei lavori di ristrutturazione degli ambienti pastorali».

Prima della solenne benedizione, don Giuseppe – ricordando ai fedeli il costante impegno pastorale della parrocchia anche in tempo di pandemia, come pure la recentissima raccolta parrocchiale umanitaria pro Ucraina di ben tremila euro – ha invitato tutti a vivere sempre più intensamente il dono della comunione ecclesiale e a profondere, con l’entusiasmo della fede, rinnovate energie apostoliche per una più feconda ed incisiva azione missionaria sul territorio lizzanese.

L’impegno unitario in parrocchia è infatti teso nel cercare di incarnare e di tradurre in pratica pastorale la “Chiesa sinodale, misericordiosa e in uscita” tanto desiderata da papa Francesco come pure le annuali indicazioni pastorali del nostro arcivescovo.

In tal modo, l’annuncio del Vangelo viene a saldarsi con il sapiente disegno di un Umanesimo cristiano che, nel suo testimoniare la “vita nuova” che nasce dall’incontro con Gesù, si adopera con ogni mezzo per far comprendere a tutti come nella Chiesa ciascuno porti il suo bel mattone per contribuire a costruire quella che san Giovanni Paolo II amava chiamare la bella “civiltà dell’amore”!

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