Autonomia: il governo ci riprova ma accentra la gestione di porti. Con gravi rischi
Fra poco meno di un mese avranno inizio i Giochi del Mediterraneo, ma tra circa un mese e mezzo i Giochi termineranno e l’entusiasmo per un evento la cui portata sarà dimostrata dai fatti, lascerà il posto alla realtà del “dopo”. Qualche impianto sportivo nuovo, di cui la città aveva uno “storico” bisogno, non potrà colmare, in ogni caso, aspettative e condizioni che la città nutre da sempre: nulla sarà cambiato, purtroppo, per quanto riguarda l’isolamento in cui Taranto è abbandonata da sempre: inutili gli appelli, anche autorevoli, ad aprire l’aeroporto ai voli di linea, nessun completamento dell’autostrada, nonostante impegni ufficiali e previsioni, mentre, per quanto riguarda i collegamenti ferroviari, la Puglia ha dovuto autotassarsi perché il treno Frecciarossa potesse arrivare a Taranto e non fermarsi in Basilicata.
Ma c’è un altro orientamento fortemente punitivo che ci riguarda: la nascita di Porti Spa, la società cui il governo vuole accentrare le gestione di tutti i porti italiani, ossia lo sviluppo e la promozione della portualità, di fatto togliendo autonomia alle autorità portuali. Una decisione, quella contenuta nel disegno di riforma avanzata dal ministero guidato da Salvini, in netto, incomprensibile contrasto con l’autonomia differenziata che il governo sta portando avanti, infischiandosene della bocciatura della riforma da parte della Corte costituzionale, attraverso i pre-accordi stipulati con le Regioni del Nord, guidate dal centrodestra.
Insomma: da una parte si vuole privilegiare le regioni ricche quando si tratta di assorbire più risorse, soprattutto per la sanità, da sottrarre alle regioni meridionali, dall’altra di vuole accentrare il potere a Roma, in netta contraddizione, quando si tratta di investire nello sviluppo e nella promozione, impedendo così ai territori di intervenire nel rilancio e nella programmazione dei porti.
Una questione particolarmente delicata, in questo momento, per Taranto che deve ancora trovare una risposta lavorativa ai 322 lavoratori ex Tct, per i quali dovrebbe essere avviato un percorso formativo che favorisca la loro rioccupazione, ma per i quali ancora con ci sono reali opportunità di lavoro, essendo svanite le proposte di insediamento produttivo nel porto, anche per precise responsabilità politiche ed essendo ancora poco chiare le nuove proposte all’orizzonte. Su questo problema sono intervenute le segreterie sindacali di Cgil Cisl Uil che si battono per ottenere l’autorizzazione ministeriale per il riconoscimento dell’articolo 17 della legge 84/1994, uno strumento fondamentale per organizzare la manodopera temporanea e creare condizioni favorevoli alla ripresa delle attività portuali, ma che lamentano la loro esclusione dall’incontro cui ha partecipato, su invito del presidente dell’autorità portuale Gugliotti, solo il sindaco Bitetti.
“La vertenza ex TCT, la scadenza dell’Agenzia per il lavoro portuale e il futuro della cantieristica – scrivono i sindacati – richiedono responsabilità e confronto. Anche il progetto dell’ex yard Belleli e il futuro insediamento di Cantieri di Puglia devono essere affrontati con una visione complessiva, evitando che opportunità importanti per l’occupazione del territorio rimangano bloccate”. Com’è già successo in passato e come rischia di accadere ancora.




