Ilva: l’incontro al ministero sulla cig, per ora si ragiona solo sull’emergenza
Si è svolto questa mattina, al ministero del Lavoro, il previsto incontro tecnico sul decreto che, qualora confermato lo stop dell’area a caldo nei tempi noti, sarà adottato dal governo per la gestione dell’emergenza dell’ex Ilva, presenti le organizzazioni sindacali e datoriali. Il governo ha espresso l’intenzione di mettere a punto strumenti in grado di garantire, anche se temporaneamente, aiuti economici ai lavoratori che rischierebbero di perdere ogni sostegno economico a causa del licenziamento. Nello specifico è stato annunciato che la cassa integrazione a zero ore sarà concessa dal prossimo ottobre a febbraio 2027.
Mentre, nelle stesse ore, da parte di Acciaierie d’Italia in AS si annunciava l’ampliamento della platea dei cassintegrati.
Ma si tratta ancora di provvedimenti tampone. “Trattandosi di un tavolo tecnico – commenta il segretario nazionale della Fim Valerio D’Alò – abbiamo, come Fim, evidenziato le nostre necessità dando priorità a quei lavoratori che a oggi non avrebbero copertura e sarebbero oggetto di licenziamenti collettivi. Abbiamo posto l’accento sulla platea che dovrà accedere agli ammortizzatori che sia il più chiara possibile e che il bacino di riferimento includa lavoratori diretti e degli appalti. Resta invariata la condizione che bisogna attendere sia l’udienza del 30 settembre che l’incontro in sessioni congiunte del 20 ottobre”.
Non si è parlato, invece, di incentivi all’esodo e su questo punto punta il dito Francesco Rizzo, dell’esecutivo nazionale Usb: “Ci aspettavamo di discutere di lavoro usurante, riconoscimento amianto, Lpu, tfr per i lavoratori di Ilva in As. In sostanza ci aspettavamo risposte efficaci a tutto quello che i lavoratori hanno subito da ogni punto di vista. Nulla di tutto ciò, solo piccole flebo, al posto di una cura vera e sostanziosa. Si ripropone sempre la stessa logica che sposta i problemi in avanti. Inoltre il riconoscimento dell’amianto e del lavoro usurante, è un diritto che ci siamo guadagnati lavorando in un posto dove è stata certificata la presenza massiccia di amianto e di peggiori sostanze inquinanti, e sotto pressioni psicologiche non indifferenti. Non certamente un favore come qualcuno vuole lasciare intendere. Gli incentivi all’esodo per mettere in condizione i lavoratori di rimettersi in gioco in altri ambiti, vanno riconosciuti e non vanno più date risorse ai privati, che significa sperpero di denaro pubblico. Bisogna investire sui lavoratori e sulle famiglie, che stanno pagando il prezzo più alto degli errori fatti dai governi negli ultimi quindici anni”.
Un commento molto articolato lo propone il presidente di Confapi, Fabio Greco, secondo il quale gli ammortizzatori sociali devono essere solo una parentesi e non la regola. “La città ed il suo territorio non vogliono diventare luoghi in cui si debba dipendere da misure assistenziali dovute al fallimento di scelte industriali o alla mancanza di alternative in grado di garantire un processo di diversificazione, che, in ogni caso, richiede soluzioni capaci di sostenere sia il mantenimento dei collaboratori sia eventuali percorsi di mobilità verso nuovi mercati”. Ed è proprio partendo da questi presupposti che Confapi, basandosi sul corposo documento contenente spunti e proposte su come favorire soluzioni per lo sviluppo e per la tutela dell’indotto, ha inteso sollecitare il governo e le istituzioni competenti ad “adottare rapidamente un quadro di interventi organico, stabile ed adeguato alla portata della crisi con l’obiettivo che il territorio possa affrontare la transizione industriale con strumenti efficaci salvaguardando la capacità produttiva e professionale”.
Va da sé che per le organizzazioni sindacali è fondamentale che il governo fornisca quanto necessario per gestire l’emergenza ma senza che cambiano le priorità.
“L’Ilva – precisa D’Alò – deve seguire il percorso annunciato a Palazzo Chigi di decarbonizzazione con impianto di Dri e forni elettrici. Questa condizione garantirà il rilancio in chiave eco compatibile della siderurgia è il reimpiego dei lavoratori che oggi vivono questa condizione di tensione e precarietà”.




