Dopo il restauro, le due tele del Molinari tornano nella Cappella del SS. Sacramento della Cattedrale
In un partecipato incontro tenutosi in arcivescovado, è stato illustrato il restauro delle due grandi tele seicentesche della Cappella del Santissimo Sacramento della Cattedrale di Taranto: ‘La caduta della manna’ e ‘La moltiplicazione dei pani e dei pesci’ di Giovanni Molinari (Meduno, 1633 – Venezia, 1688).
È stato mons. Emanuele Ferro, parroco della Cattedrale e della città vecchia, ad aprire l’incontro: «Oggi ritorna alla bellezza la Cappella del Santissimo Sacramento, un luogo di preghiera, di silenzio e di arte della Cattedrale, probabilmente meno conosciuto, ma che per il suo valore sacramentale è anche più importante del cappellone di San Cataldo: in questa cappella c’è il tesoro della Chiesa, ovvero la Santissima Eucarestia, e quindi merita tutto il rispetto e la cura, preservando e consegnando ai posteri i capolavori che ne raccontano la grandezza e l’importanza. Le due grandi tele di Giovanni Molinari – ‘La caduta della manna’ e ‘La moltiplicazione dei pani e dei pesci’ – rappresentano il mistero di Dio che si avvicina agli uomini dando il suo nutrimento, prima con la manna che cade del cielo, poi come figura quella di Gesù che provvede ai pani e ai pesci alle persone affamate, ma per dire una cosa soltanto: sono Io il vero cibo che sazia una fame che l’uomo non può saziare».

Per Italcave, azienda che ha sostenuto il restauro della cappella, è intervenuto l’amministratore unico Giovanni De Marzo: «oggi si completa il recupero della Cappella del Santissimo Sacramento, un percorso che Italcave ha voluto accompagnare dapprima con il risanamento strutturale, poi con il restauro della ‘La caduta della manna’ e, da ultimo, con quello della ‘La moltiplicazione dei pani e dei pesci’. Queste due tele del Molinari – ha detto Giovanni De Marzo – raccontano il dono del nutrimento e il valore della condivisione. Un nutrimento che non è soltanto per il corpo, ma anche, e forse soprattutto, per lo spirito. Un nutrimento che, quando viene condiviso, non si consuma ma si moltiplica. In fondo, è ciò che accade anche con la cultura. Restaurare un’opera d’arte, infatti, non significa semplicemente conservarla, ma anche renderla nuovamente fruibile e tramandarla. Ed è proprio questo il senso con cui abbiamo voluto sostenere questi interventi: non perché rimanga il nostro segno, ma perché rimangano le opere, perché continuino ad essere leggibili, comprese e ammirate anche da chi verrà dopo di noi. Per la stessa ragione abbiamo voluto che rimanesse una testimonianza scritta: un piccolo volume che custodirà la storia di questa cappella, delle sue opere e del lavoro che le ha restituite alla comunità. Oggi possiamo tornare ad ammirare questa Cappella nella sua interezza con occhi nuovi: forse, per molti di noi, con gli occhi di chi la vede davvero per la prima volta».
È poi intervenuto don Francesco Simone, direttore dell’ufficio dei Beni culturali dell’arcidiocesi, spiegando, tra l’altro, che «le due grandi tele che stiamo per ammirare nella loro ritrovata lucentezza, non sono ospiti passeggeri della Cattedrale. Esse abitano la Cappella del Santissimo Sacramento fin dal momento stesso della loro creazione. Questi dipinti, per volontà dell’arcivescovo mons. Tommaso Caracciolo morto in concetto di santità, non sono nati per essere esposti in un museo, ma per abitare un luogo di preghiera. Sono stati pensati per dialogare con l’architettura sacra e, soprattutto, con il cuore dei fedeli che da secoli frequentano la nostra Cattedrale».
La parola è poi passata a Maria Gaetana Di Capua, la restauratrice conservatrice di beni culturali che ha curato il restauro delle due opere: «per entrambi i dipinti ad olio su tela, in pessimo stato di conservazione – ha spiegato Maria Gaetana Di Capua – è stato necessario mettere in atto numerose attività quali il consolidamento della pellicola pittorica, la rimozione delle numerose toppe e delle ridipinture eseguite nel secolo scorso, la pulitura e l’integrazione pittorica delle lacune. L’intervento di restauro non ha solo salvaguardato la materia, ma ha restituito la leggibilità della stesura pittorica tipica del pittore veneziano Giovanni Molinari».
L’incontro è stato concluso dall’arcivescovo, mons. Ciro Miniero che tra l’altro ha detto «lungo i secoli la Chiesa ha sempre promosso, attraverso le immagini, attraverso le rappresentazioni sacre, attraverso l’arte in genere, l’espressione di quelli che sono i sentimenti del cuore e della fede, dei quali troviamo una magnifica rappresentazione proprio nelle opere che abbiamo in Cattedrale. I due quadri di Giovanni Molinari, in particolare, richiamano il cammino che Dio ha compiuto con il Suo popolo attraverso quei segni che poi noi riconosciamo come Segni eucaristici che ci portano a Cristo e al mistero della eucarestia».
I partecipanti, infine, hanno visitato la Cappella del Santissimo Sacramento della Cattedrale di Taranto dove hanno potuto ammirare in tutto l’antico splendore le due opere di Giovanni Molinari.
Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva








