Lavoro

Ilva: sindacati sul piede di guerra mentre altre vertenze incalzano

07 Ott 2026

di Silvano Trevisani

Sono giorni decisivi e complicati per il fronte occupazionale di Taranto. Tiene banco soprattutto la questione Ilva, che domani torna al tavolo del governo a Palazzo Chigi e che ha visto oggi una lunga e densa riunione del consiglio di fabbrica. Una questione molto complicata, che tale resta anche di fronte a diverse possibili conclusioni della vicenda giudiziaria, che avrà una tappa fondamentale, ma non per forza conclusiva, con l’udienza della Corte di cassazione il prossimo 20 ottobre.

Ma altre questioni, importanti, anche se non riguardano gli stessi “numeri” dell’Ilva, tengono banco in questi giorni. A partire dall’Arsenale militare, che fu la prima industria di Stato e che ora sembra destinata essa pure a un triste destino. Mentre altre vertenze riguardano i 50 lavoratori della Daniele Ambiente srl, crisi collegata all’ex Amiu, anch’essa in condizioni critiche per il grave buco di bilancio, e i lavoratori dei call center, minacciati dal ricorso all’intelligenza artificiale.

Partiamo dall’ex Ilva, che ha visto, come dicevamo in apertura, la riunione del consiglio di fabbrica di AdI, Ilva in A.S. e Appalto, assieme alle categorie di Cgil, Cisl e Uil e Usb. Dopo aver ripercorso le fasi di una crisi che viene da lontano e che si è aggravata negli ultimi anni, i sindacati tornano a precisare i termini delle loro richieste, che scaturiscono da una contrapposizione artata di salute, ambiente e lavoro. “È necessario che il governo introduca misure specifiche a tutela di tutti i lavoratori coinvolti, compresi quelli dell’appalto e dell’indotto, evitando che l’emergenza industriale e ambientale si trasformi anche in una vera e propria bomba sociale. Serve un forte intervento pubblico che governi il processo di decarbonizzazione e la riconversione industriale, garantendo tutti i lavoratori di Acciaierie d’Italia, di Ilva in A.S., ADI Energia, Servizi e dell’appalto”.

“La transizione non può essere un alibi per ridurre l’occupazione né può diventare un nuovo capitolo di sacrifici per il territorio, dopo il prezzo pagato in termini di salute, ambiente e lavoro, Taranto non può più accettare di scegliere tra occupazione e diritto alla salute”.

Ma i sindacati avvisano anche che a partire dalla prossima settimana metteranno in campo tutte le iniziative di mobilitazione “necessarie per garantire la continuità del lavoro, del reddito, della salute, dell’ambiente e di un futuro industriale. La responsabilità non può essere confusa con la rassegnazione”.

Per quanto, invece, riguarda l’Arsenale, la Cisl sostiene che ci sia, a livello di governo e di Difesa, un piano che porta al “fallimento”. Il segretario territoriale Umberto Renna denuncia un preoccupante azzeramento dei vertici: “un “valzer delle poltrone” che si scontra con una serie di criticità gravissime che paralizzano l’Arsenale “. Ma la Cisl denuncia anche: l ‘assenza totale di un piano industriale, la paralisi della stazione appaltante, il decadimento delle infrastrutture, con disegno preciso che sta smantellando quello che un tempo era lo stabilimento industriale più importante della cantieristica pubblica, rendendo oggi amara l’ipotesi passata di potervi far confluire i lavoratori dell’ex Ilva per un rilancio occupazionale.

Sulla questione interviene il vicepresidente dei 5Stelle, il senatore Turco, che chiede “un piano straordinario di almeno 2.000 assunzioni per il sistema Difesa di Taranto, con priorità assoluta all’Arsenale, per ricostruire organici, professionalità e capacità operative oggi gravemente indebolite. Parallelamente, occorre riportare Fincantieri a Taranto e costruire attorno all’Arsenale un vero polo pubblico della cantieristica e della manutenzione navale, capace di produrre investimenti, occupazione qualificata e nuove competenze”.

Va sottolineato, a questo proposito, che Fincantieri volle a tutti i costi abbandonare Taranto per concentrare la attività a Monfalcone, dove non aveva maestranze, come dimostra il ricorso quasi totale a manodopera asiatica, mentre a Taranto veniva smantellata una forza lavoro di grande esperienza e cancellati centinaia di posti.

Sul fronte dei paventati licenziamenti a Pasquinelli, per domani 8 ottobre i lavoratori di Daniele Ambiente terranno un’assemblea retribuita con un contestuale sit in davanti a Palazzo di città. I segretari generali di Fp Cgil Taranto, Mimmo Sardelli e Uiltucs Taranto, Alfonso Galiano, sono intervenuti per denunciare un’altra crisi occupazionale collegata all’ex Amiu. In questo caso, la decisione sarebbe riconducibile a squilibri finanziari denunciati dalla società nella gestione dell’impianto stesso.

Per quanto poi riguarda i call center, “a livello nazionale la società Konecta Italia ha già annunciato dei tagli relativi alle sedi decentrate, e Taranto che attualmente occupa 76 addetti potrebbe esserne impattata – dice la segretaria generale della SLC Cgil ionica, Tiziana Ronsisvalle – ed è evidente che anche questa alea di rischio per la città è assolutamente un ulteriore ferita su un tessuto lacerato che non può permettersi nessun altra emorragia occupazionale”.

Negli incontri di questi giorni nelle sedi delle associazioni datoriali ancora non emergono indicazioni chiare, ma certamente l’intendimento appare chiaro. “La gestione degli esuberi rischia di essere fatta prediligendo l’intelligenza artificiale al posto delle persone e delle loro famiglie” – precisa Ronsisvalle. Ma la vertenza Konecta Italia è solo la punta di un iceberg che nella parte sommersa nasconde una grave emergenza sociale ed economica.

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