Lavoro

Lavoratori e governo ancora lontani, nonostante il decreto la protesta continua

14 Ott 2026

di Silvano Trevisani

Giorgia Meloni è stata chiara riferendosi alla vicenda Ilva: il governo si è trovato davanti a una situazione drammatica. Non ha invece chiarito con sufficiente efficacia perché negli oltre quattro anni del suo governo le cose sono precipitate ancora, scaricando in maniera eccessiva sulla giustizia e sugli enti locali. In particolare sul sindaco Bitetti, che si è opposto al rigassificatore, cosa che avrebbe fatto desistere Baku Steel dalla sua offerta d’acquisto, quando quell’offerta era a dir poco aleatoria. Il ministro Urso, rispondendo alle interrogazioni, ha cercato di dare segnali distensivi: c’è il decreto per la cassa integrazione; oltre 40 milioni per mantenere in preriscaldo l’altoforno in funzione in attesa della Cassazione; arrivano le navi con le bramme acquistate all’estero da lavorare negli stabilimenti Ilva (e Cornigliano?); la gara per la vendita si concluderà il 9 novembre. Ma nessuno di queste risposte è sufficiente a rasserenare gli animi, ancor meno a indurre i lavoratori a sospendere le azioni di protesta giunte alla terza giornata e destinate a proseguire ancora. Continuando ad apportare difficoltà al traffico e il fermo della distribuzione di gasolio, fatte salve le forniture all’Amat perché garantisca i bus urbani, non ancora all’Amiu per la raccolta dei rifiuti.

I presidi continuano, e domani una nutrita delegazione di lavoratori si trasferirà a Bari per organizzare un altro presidio sotto la Regione Puglia, mentre la delegazione sindacale incontra il presidente Antonio Decaro al quale chiederà di formulare un documento congiunto da girare al governo.

“È evidente – scrivono nella noto nota le segreterie di Fim Fiom Uilm a proposito del decreto varato ieri – che nulla è cambiato e nulla cambia rispetto alle iniziative che abbiamo messo in campo in questi giorni. Il decreto approvato dal Governo non soddisfa in pieno le misure che abbiamo chiesto con chiarezza: per questo la mobilitazione continua, perché pretendiamo strumenti straordinari per i lavoratori, così come resta centrale il tema dell’intervento pubblico e della transizione del processo di decarbonizzazione”.

La protesta continuerà fino a quando non arriveranno risposte concrete da parte del governo. “È chiaro che, in questa condizione, servono maggiori chiarimenti attraverso una convocazione urgente a Palazzo Chigi. Non possiamo accettare che la vertenza venga gestita con decreti che ignorano completamente le questioni fondamentali: la tutela dei lavoratori, la sicurezza degli impianti, la transizione ecologica e il ruolo pubblico nella governance industriale”.

I tentativi di rompere in fronte del gruppo industriale con le proposte avanzate ai singoli stabilimenti e con la disponibilità dimostrata, ad esempio, dal sindaco di Genova Salis a considerare proposte di separazione dello stabilimento di Cornegliano dall’entità Ilva nel suo complesso vengono fermamente respinti non solo dai sindacati ma anche dagli imprenditori. Anche se il cosiddetto “spezzatino” è considerato dal bando di vendita di AdI, ma non ha ricevuto ancora proposte concrete. Alle dichiarazioni del sindaco di Genova ha risposto il presidente di Confapi, Fabio Greco; “In tutta sincerità – afferma il presidente Greco – non capisco come si possa immaginare che il destino dell’ex ILVA di Taranto sia scollegato da quello dello stabilimento di Cornigliano. In pratica, se così fosse, significherebbe portare avanti due vertenze distinte, ognuno per proprio conto rompendo in tal modo il fronte dei lavoratori e gettando le basi per la famigerata ipotesi dello “spezzatino”, che poi rappresenterebbe l’inizio della fine della filiera siderurgica italiana. Non siamo disposti a piegarci ad logica simile”.

Ma Confapi critica anche i contenuti del decreto che riconosce la cassa integrazione solo alle imprese dell’indotto che negli ultimi due anni hanno avuto un fatturato pari al 50% solo con l’ex Ilva. “In ogni caso – aggiunge Greco – è necessario arrivare al più presto ad una soluzione. È necessario avere una visione di futuro. Così come occorre che il commissario per Taranto sia un tecnico che possa garantire una progressività concreta dei nuovi progetti imprenditoriali che sono stati presentati”.

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