Lavoro

Ilva, stop a presidi e sciopero Messaggio dell’arcivescovo Miniero

16 Ott 2026

di Silvano Trevisani

La vertenza Ilva entra in una nuova fase: dopo la firma di un documento unitario in Regione e la convocazione a Palazzo Chigi il prossimo 27 ottobre, l’assemblea dei lavoratori ha deciso di rimuovere immediatamente i presidi all’esterno della fabbrica e i conseguenti blocchi stradali, anche ai varchi Eni, e di chiudere questa sera lo sciopero a oltranza iniziato lunedì.

I segretari di Fim Fiom Uilm, per bocca dei segretari Brigati, Prisicano e Sperti hanno spiegato le motivazioni che hanno indotto a sospender le iniziative di lotta, almeno fino del confronto col governo, definendo un successo i risultati che la mobilitazione di tutti i lavoratori, diretti e indiretti, hanno attuato in questi giorni. Ma hanno dovuto vincere le resistenze di molti operai specie dell’appalto, che sostenevano la necessità di continuare la protesta fino all’ottenimento delle risposte attese. In occasione della convocazione a Palazzo Chigi, sarà organizzato un convoglio per portare a Roma una nutrita rappresentanza dei lavoratori. Anche Regione, Provincia e Comune hanno assicurato la loro presenza all’incontro del governo che, lo ricordiamo, seguirà di qualche giorno l’udienza della Corte di cassazione a sezioni riunite, che deciderà in merito al ricorso presentato da Adi in As e Ilva in As.

Soddisfazione viene espressa in una nota anche da Rizzo, dell’esecutivo nazionale di Usb, che sottolinea come “per la prima volta tutti i gruppi politici presenti in Regione hanno condiviso e firmato il documento sindacale nel quale si fa riferimento anche alla necessità di decarbonizzare l’acciaieria e di fare in modo che lo Stato in tutto ciò abbia un ruolo da protagonista”.

Sulla vicenda Ilva è intervenuto anche l’arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero, col suo messaggio: “Riconciliamoci con la nostra comunità e ricostruiamola insieme”, rivolto a tutti i tarantini, dal tono accorato ma deciso, nel quale scrive:

“in questi giorni condivido con voi la stessa vostra preoccupazione. Siamo angosciati per il precipitare di una situazione che sapevamo da tempo non avrebbe avuto esito favorevole.

Quante parole abbiamo speso? Quanti appelli sono caduti nel vuoto?

Abbiamo chiesto salute e siamo stati ignorati. Abbiamo chiesto lavoro e lo stiamo perdendo.

Il mio appello è quello di non continuare a dividerci. Abbiamo il coraggio di non contrapporre il dolore di chi chiede salute alla voce di chi chiede lavoro, faremmo il gioco di chi per anni ha solo usato Taranto.

Uniamoci per rivendicare con forza uno sviluppo diverso, che abbia come fondamento l’ecologia integrale che papa Francesco ci ha insegnato a conoscere.

Non si può più produrre acciaio come nel ‘900, non ci si può ammalare e morire per l’acciaio, non si può tenere in ostaggio una comunità. Il siderurgico ha portato ricchezza ma è costato tanto alla città, ed è tempo di risarcirla.

Chiediamo insieme prospettive lavorative alternative, una legge speciale per Taranto che da decenni, nonostante la sua strategicità, è in fondo alle classifiche per qualità della vita e vede partire i suoi giovani in cerca di prospettive migliori.

Restiamo vicini agli operai giustamente preoccupati per il loro salario ed essi siano vicini a una città esausta per le rivendicazioni ignorate. Alla politica chiediamo insieme chiarezza e lungimiranza, visione dopo decenni di sottovalutazioni. Uniamoci per il bene comune, per coltivare la speranza di una rinascita lì dove oggi tutto vacilla”

Ricordiamo, inoltre, che le associazioni ambientaliste terranno a Taranto una manifestazione pro chiusura dell’Ilva domani 17 ottobre, con partenza alle 16 da piazzale Democrate, anche in previsione dell’udienza della Corte di cassazione che dovrà decidere se confermare in via definitiva la sentenza con la quale la corte d’appello di Milano ha disposto la chiusura dell’area a caldo o scegliere di valutare un ulteriore approfondimento, come chiesto dal procuratore generale presso la Cassazione.

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