Angelus

La domenica del papa – Un Re diverso dagli altri

27 Nov 2023

Angelus dalla cappella di Casa Santa Marta per papa Francesco a causa dello stato influenzale di cui soffre da sabato, quando ha dovuto sospendere le udienze e si è recato al Gemelli per una tac. È monsignor Paolo Braida a leggere la riflessione dell’angelus.

Domenica in cui si celebra Cristo re dell’universo, e leggiamo l’ultimo grande discorso di Gesù, prima del racconto della passione, morte e resurrezione. Siamo al termine dell’anno liturgico, domenica prossima entreremo nel tempo di Avvento, e le letture ci invitano a guardare agli eventi ultimi. Nel testo di Matteo troviamo quasi una sorta di sintesi del cammino dell’umanità, e non solo del credente, un invito a fare – o non fare – in questo nostro tempo. Ripercorriamo la pagina di Matteo: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Sono gesti, azioni che si riferiscono a un servizio concreto, quanto mai attuali anche oggi, che non hanno nulla a che fare con un atto di culto o una conoscenza di Dio. Si tratta, per usare le parole di Benedetto XVI, di scegliere se allearsi “con Cristo e con i suoi angeli, oppure con il diavolo e i suoi adepti […] se praticare la giustizia o l’iniquità, se abbracciare l’amore e il perdono, o la vendetta e l’odio omicida”.

Francesco ricorda che secondo i criteri del mondo “gli amici del re dovrebbero essere quelli che gli hanno dato ricchezze e potere, lo hanno aiutato a conquistare territori”, magari anche a comparire “sulle prime pagine dei giornali o sui social”. Gesù, invece, è un re diverso, per lui amici “sono coloro che lo hanno servito nelle persone più deboli”; non a caso “chiama i poveri fratelli”; è un re che si identifica “con gli affamati, gli assetati, gli stranieri, gli ammalati, i carcerati”. Realtà “sempre molto attuali” per il vescovo di Roma, perché “affamati, persone senza tetto, spesso vestite come possono, affollano le nostre strade: le incontriamo ogni giorno. E anche per ciò che riguarda infermità e carcere, tutti sappiamo cosa voglia dire essere malati, commettere errori e pagarne le conseguenze”.

Per il Vangelo si è benedetti “se si risponde a queste povertà con amore, col servizio: non voltandosi dall’altra parte, ma dando da mangiare e da bere, vestendo, ospitando, visitando, in una parola facendosi vicini a chi è nel bisogno”; la sua “sala regale è allestita dove c’è chi soffre e ha bisogno di aiuto”; sorelle e fratelli “prediletti” sono le donne e gli uomini “più fragili”. Amici sono coloro che hanno lo stesso stile di Gesù: “la compassione, la misericordia, la tenerezza”.

Un programma impegnativo, un Vangelo che interroga tutti e che chiede se abbiamo davvero messo in primo piano il bene comune, l’attenzione all’altro; se siamo chiusi nel nostro piccolo mondo o se abbiamo teso la mano e accompagnato chi ha chiesto solidarietà. La differenza tra essere “pecore” e non “capre”, come leggiamo in Matteo, è tutta qui: fare o non fare, azione o omissione.

Nelle parole preparate per questa domenica, non mancano i riferimenti all’attualità. In primo luogo, il conflitto tra Israele e Palestina: “c’è finalmente una tregua e alcuni ostaggi sono stati liberati. Preghiamo che lo siano al più presto tutti: pensiamo alle loro famiglie”.

Nello stesso tempo si chiede che “entrino a Gaza più aiuti umanitari, e che si insista nel dialogo: è l’unica via, l’unica via per avere pace. Chi non vuole dialogare non vuole la pace”. Quindi l’Ucraina che ha commemorato l’Holodomor, il genocidio perpetrato 90 anni fa dal regime sovietico, che causò la morte per fame di milioni di persone: “lacerante ferita” resa ancora più dolorosa dalle atrocità della guerra in atto. La preghiera – “per tutti i popoli dilaniati dai conflitti” – è “la forza della pace che infrange la spirale dell’odio, spezza il circolo della vendetta e apre vie insperate di riconciliazione”.

Conferma, infine il papa, che sabato 2 dicembre sarà a Dubai alla Cop 28, perché il nostro mondo è minacciato “da un altro grande pericolo, quello climatico, che mette a rischio la vita sulla terra, specialmente le future generazioni. E questo è contrario al progetto di Dio”.

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