Angelus

La domenica del Papa – Quando è questione di sguardi

Lo sguardo di Dio, afferma Francesco, “non si ferma mai al nostro passato pieno di errori, ma guarda con infinita fiducia a ciò che possiamo diventare”

foto Vatican Media/Sir
31 Ott 2022

di Fabio Zavattaro

Due sguardi che si cercano: da una parte Zaccheo che cerca il rabbi di Galilea; dall’altra Gesù che cerca il volto di quell’uomo su un albero di sicomoro. Non uno stinco di santo, il pubblicano Zaccheo di Gerico, capo dei pubblicani, degli esattori dei tributi che i giudei dovevano pagare ai romani; non godeva di buona fama nella sua città, tutti lo conoscevano e tutti ne avevano timore. I pubblicani spesso approfittavano della loro posizione per estorcere denaro alla gente e per questo erano considerati pubblici peccatori. Zaccheo si faceva vedere raramente in giro, ma quel giorno non poteva non uscire. La gente di Gerico – città antichissima con i suoi 8 o forse 9 mila anni di storia – si accalcava sulle strade per vedere Gesù, e lui voleva essere tra i primi a incontrarlo. Lui che con i soldi aveva sempre comperato tutto, quel giorno non riesce a conquistare la prima fila. Allora sale su un albero. Si sistema bene tra i rami e guarda, cerca il rabbi di Galilea che tutti vogliono toccare. Ha un posto privilegiato, ancora una volta. Lui vuole vedere, cercare quel volto, ma è Cristo che lo cerca, lo vede e gli dice: “Zaccheo scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua”.
Che sorpresa: lui, un pubblicano, scelto tra tanti, forse, avrà pensato, proprio per il suo ruolo nella comunità. Anche per la gente di Gerico è una sorpresa: Cristo che predica bene ma razzola male, va a casa di un peccatore; parla di povertà e va a mangiare a casa del ricco ladro. Ma Cristo rompe il cerchio e va al di là gli schemi ovvi: d’altra parte, non ha detto che è venuto proprio per i peccatori? “Il figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”, leggiamo in Luca.
Nei Vangeli, nella Bibbia si incontrano peccatori: Giacobbe, ad esempio, era un traditore, Pietro un pescatore irascibile; David un adultero, Giona un ateo, Paolo un persecutore dei cristiani. Zaccheo, il pubblicano, sente il bisogno di “cercare un altro sguardo”, dice papa Francesco all’Angelus, e “aspetta qualcuno che lo liberi della sua condizione, moralmente bassa, che lo faccia uscire dalla palude in cui si trova”.
Zaccheo, “piccolo di statura”, è sul sicomoro e Gesù lo cerca, gli dice di scendere, di aprire la sua casa; per vederlo deve alzare lo sguardo. Afferma Francesco: “Dio non ci ha guardato dall’alto per umiliarci e giudicarci; al contrario si è abbassato fino a lavarci i piedi, guardandoci dal basso e restituendoci dignità”. Questo incrocio di sguardi per il vescovo di Roma, riassume “l’intera storia della salvezza: l’umanità con le sue miserie cerca la redenzione, ma anzitutto Dio con misericordia cerca la creatura per salvarla”. Lo sguardo di Dio, afferma il papa, “non si ferma mai al nostro passato pieno di errori, ma guarda con infinita fiducia a ciò che possiamo diventare. E se a volte ci sentiamo persone di bassa statura, non all’altezza delle sfide della vita e tanto meno del Vangelo, impantanati nei problemi e nei peccati, Gesù ci guarda sempre con amore; come con Zaccheo ci viene incontro, ci chiama per nome e, se lo accogliamo, viene a casa nostra”.
L’invito di Francesco è duplice: da un lato chiede di guardare noi stessi e di cercare l’incontro con Gesù quando ci sentiamo inadeguati e ci rassegniamo; dall’altro, ci chiede quale “sguardo abbiamo verso coloro che hanno sbagliato e faticano a rialzarsi dalla polvere dei loro errori? È uno sguardo dall’alto, che giudica, disprezza, che esclude?”.
Per il papa “è lecito guardare una persona dall’alto in basso soltanto per aiutarla a sollevarsi. Ma noi cristiani dobbiamo avere lo sguardo di Cristo, che abbraccia dal basso, che cerca chi è perduto, con compassione”. Questo è lo sguardo della Chiesa.
Angelus nel quale Francesco, dopo la recita della preghiera mariana, ha parole per condannare l’attentato terroristico che a Mogadiscio ha ucciso più di cento persone, tra cui molti bambini: “Dio converta i cuori dei violenti”. Prega ancora, per le centinaia di vittime, soprattutto giovani, mentre, nella notte di Seul, festeggiavano lungo le strade della città. E prega sempre per la “martoriata Ucraina. Preghiamo per la pace, non ci stanchiamo di farlo”.

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