Francesco

LA DOMENICA DEL PAPA – Quell’amore che salva

16 Mag 2022

di Fabio Zavattaro

“Vidi un cielo nuovo e una terra nuova”. L’Apocalisse ci aiuta, anzi ci introduce e ci fa comprendere meglio il Vangelo di questa domenica, incentrato sul tema dell’amore, su quel “comandamento nuovo” che Gesù dice ai suoi discepoli nel Cenacolo. È un passo indietro rispetto alle pagine che abbiamo letto nelle domeniche precedenti, e il momento in cui il Signore sta consegnando il suo testamento – “come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”, leggiamo in Giovanni – “il criterio fondamentale per discernere se siamo veramente suoi discepoli oppure no”, commenta Papa Francesco nell’omelia pronunciata durante la celebrazione per la canonizzazione di dieci beati, tra i quali Titus Brandsma e Charles de Foucauld, alla quale ha partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Papa Francesco lo saluta al Regina caeli, prima di rinnovare il suo appello per la pace in Ucraina: “mentre tristemente nel mondo crescono le distanze e aumentano le tensioni e le guerre, i nuovi Santi ispirino soluzioni di insieme, vie di dialogo, specialmente nei cuori e nelle menti di quanti ricoprono incarichi di grande responsabilità e sono chiamati a essere protagonisti di pace e non di guerra”.

Ma torniamo alla celebrazione per i nuovi santi. Il Vangelo, nella parte omessa, ci dice che Giuda, presente con gli altri discepoli, dopo aver ricevuto il cibo dalle mani di Gesù lascia la sala – “era notte” scrive Giovanni – per “inoltrarsi nella notte del tradimento. Notte di “emozione e preoccupazione”, afferma il Papa, perché il Maestro sta lasciando i suoi, sa che lo aspetta il tradimento da parte di uno di loro, e la morte sul Calvario. “Proprio nell’ora del tradimento – afferma il vescovo di Roma – Gesù conferma l’amore per i suoi, perché nelle tenebre e nelle tempeste della vita questo è l’essenziale: Dio ci ama”. La notte del rifiuto è scesa su Giuda che, lasciando la sala, esce anche dallo spazio di quell’amore che tutto avvolge e tutto illumina.

Proprio l’amore traccia il “profilo della santità cui ogni cristiano è chiamato. Al centro – afferma Francesco – non ci sono la nostra bravura, i nostri meriti, ma l’amore incondizionato e gratuito di Dio, che non abbiamo meritato”. Il mondo, afferma ancora, “vuole spesso convincerci che abbiamo valore solo se produciamo dei risultati, il Vangelo ci ricorda la verità della vita: siamo amati. E questo è il nostro valore: siamo amati”. Di più, il Signore ci ha amati per primo e continua a amarci; una verità, afferma Francesco, che cambia l’idea che spesso abbiamo della santità: “insistendo troppo sul nostro sforzo di compiere opere buone, abbiamo generato un ideale di santità troppo fondato su di noi, sull’eroismo personale, sulla capacità di rinuncia, sul sacrificarsi per conquistare un premio. È una visione a volte troppo pelagiana della vita, della santità. Così abbiamo fatto della santità una meta impervia, l’abbiamo separata dalla vita di tutti i giorni invece che cercarla e abbracciarla nella quotidianità, nella polvere della strada, nei travagli della vita concreta, e, come diceva Teresa d’Avila alle consorelle, tra le pentole della cucina”.

Ha parlato di amore dopo aver lavato i piedi ai discepoli e, quindi, si è consegnato per la crocifissione. Amare, afferma il vescovo di Roma, significa “servire e dare la vita”, significa “non anteporre i propri interessi; disintossicarsi dai veleni dell’avidità e della competizione; combattere il cancro dell’indifferenza e il tarlo dell’autoreferenzialità, condividere i carismi e i doni che Dio ci ha donato”. Concretamente significa chiedersi “cosa faccio per gli altri?”. Questo è amare: “vivere le cose di ogni giorno in spirito di servizio, con amore e senza clamore, senza rivendicare niente”.

Il segreto, per il Papa, è proprio questo, dare la vita, offrirla “senza tornaconto, senza ricercare alcuna gloria mondana”, perché la santità “non è fatta di pochi gesti eroici, ma di tanto amore quotidiano”.

Ognuno di noi è chiamato alla santità, afferma ancora; la santità è “unica e irripetibile […] non c’è una santità in fotocopia” e il Signore “ha un progetto di amore per ciascuno, ha un sogno per la tua vita, per la mia vita, per la vita di ognuno di noi”.

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