Arte

Al Mudit, mercoledì 18, un incontro per omaggiare Nicola Carrino

16 Gen 2023

Mercoledì 18 gennaio 2023, con inizio alle ore 17 nella sede del Mudit – Museo degli illustri tarantini -, per iniziativa della Società di Storia Patria per la Puglia, sezione di Taranto, in collaborazione con il Comune di Taranto, la Museion soc. coop. e il Mudit, si renderà omaggio a Nicola Carrino, uno degli artisti italiani, più significativi del Novecento.

Coordinerà  l’evento Giovangualberto Carducci, presidente della Società di Storia Patria sez. di Taranto,  tra i relatori il prof. Giulio De Mitri, noto nell’ambito artistico nazionale, il quale ha insegnato nell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro ed è attualmente presidente del Crac Pugla (Centro di Ricerca Arte Contemporanea), Silvano Trevisani, poeta, scrittore, giornalista e il prof. Gianluca Lovreglio, scrittore e storico della cultura tarantina, Gianluca Lovreglio e Silvano Trevisani, sono soci della Società di Storia Patria.

Giulio De Mitri si soffermerà sugli aspetti essenziali della poetica che ha caratterizzato l’attività dell’artista tarantino, Silvano Trevisani, per decenni responsabile della redazione culturale del quotidiano tarantino “Corriere del Giorno”, relazionerà sul difficile rapporto che Nicola Carrino ha avuto con la sua città, mentre Gianluca Lovreglio si soffermerà su piazza Fontana. Croce e delizia di Carrino.

L’evento si inserisce in una rassegna, che si prefigge di far conoscere gli artisti del secolo scorso, in particolare, quelli che più di altri, hanno contribuito alla diffusione e acquisizione della cultura artistica del Novecento a Taranto e dintorni. Tra questi, oltre a Nicola Carrino, l’attenzione si soffermerà su Emanuele De Giorgio, Pietro Guida, Franco Sossi e Michele Perfetti.

 

Chi era Nicola Carrino

Nicola Carrino è nato a Taranto nel 1932. La sua prima mostra collettiva risale al 1952, mentre la sua prima personale è del 1958. Dal 1952 al 1962 la sua ricerca pittorica è stata caratterizzata dal realismo ed in seguito dall’informale. Insegna nel 1961 Disegno dal Vero nell’Istituto d’Arte di Grottaglie. Dal 1962 al 1978 insegna Figura disegnata prima nel Liceo Artistico di Lecce ed in seguito in quelli di Frosinone e di Roma. Invece, dal 1966 al 1970 insegna Esercitazioni Visive al Corso Superiore di Disegno Industriale e Comunicazione visiva di Roma e nel 1975 Applicazioni di Psicologia della Percezione e Teorie dei Colori nell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) di Roma. Dal 1978 al 1992 insegna Pittura e Scultura nelle Accademie di Belle Arti di Bari, di Lecce e di Frosinone. Cura nel 1967 il Convegno Nazionale Accademie di Belle Arti una riforma improrogabile per l’Accademia di Belle Arti di Frosinone e nel 2002 il Convegno Internazionale La sintesi delle Arti oggi, per l’Accademia Nazionale di San Luca.

Dal 1962 al 1967 ha fatto parte del Gruppo 1 di Roma 1962-1967. Fondato a Roma nell’ottobre 1962 dai pittori Gastone Biggi, Nicola Carrino, Nato Frascà, Achille Pace, Pasquale Santoro, Giuseppe Uncini, indaga sul rapporto artista-società e propone l’analisi dei processi del fare e del vedere, attraverso l’uso della forma geometrica primaria e dei materiali della tradizione e contemporanei, con interessi ottico-percettivi (Biggi, Frascà, Pace, Santoro) e materico oggettuali (Carrino, Uncini). Dal 1965 Gruppo 1 è costituito da Carrino, Frascà, Uncini e sviluppa la ricerca sulla tridimensione in rapporto allo spazio ambiente, in collaborazione all’architettura e alla comunicazione visiva. Gruppo 1 termina l’attività nel luglio del 1967. Dal 1969 ha realizzato grandi opere tridimensionali, geometrico-modulari che si integrano con il paesaggio urbano. È stato docente di Scultura nelle Accademia di Belle Arti sino al 1992. È stato membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1993 e Presidente nel biennio 2009-2010. È venuto a mancare il 14 maggio 2018.

“La scultura non è produzione di oggetti, ma comunicazione di pensiero. In questo l’oggetto è indispensabile” (N.C.).

Nicola Carrino negli anni Cinquanta a Taranto, fu tra gli artefici del premio Rinascita, la cui giuria era presieduta da Renato Guttuso, a quel tempo esponente di spicco del Comitato centrale del Pci. In quegli anni Carrino è attratto dalla condizione sociale degli ultimi. Sono gli anni del neorealismo e del realismo socialista; della polemica tra Vittorini e Togliatti (Roderigo de Castiglia). Dal 1952 al 1962, Nicola Carrino si dedica alla ricerca pittorica e passa dal realismo all’informale. L’inizio della nuova stagione si schiuse nel 1959, allorchè Carrino propose una visione instaurata sulla massima libertà, non avente riferimenti alcuni con il mondo oggettivo ma ispirata a stati d’animo, a sentimenti, a sensazioni suscitate da nuovi interessi. E collocare dei segni nello spazio, animati da violenti pennellate e da macchie colorate, è stato l’impegno di tutta la sua produzione artistica del 1959. In virtù di una forza interiore le sue tele si gremivano di rossi, di neri, e di bianchi, furiosi e contrastanti, qua e là segnati da solchi allusivi, ispessiti e raggrumati dall’azione delle spatolate. Una situazione sperimentale, che doveva necessariamente seguire alla rottura con i precedenti figurativi. Ed è proprio su tali precedenti esperienze che a partire dal 1962 Nicola Carrino ha indirizzato le sue  indagini verso il “neocostruttivismo”. Dal 1962 al 1967 fa parte del Gruppo Uno di Roma, svolgendo ricerche razionali insieme a Santoro, Frasca, Uncini, Pace e Biggi. L’attività del Gruppo Uno, sostenuta da Giulio Carlo Argan e da Franco Sossi, a differenza di altri gruppi, italiani e stranieri, non ha assunto come campo la tecnologia moderna per accertare i suoi contributi al mondo d’immagine e alle sue strutture, ma ha fatto il cammino inverso, studiando come la percezione del reale si comporti in presenza dei nuovi parametri della vita contemporanea. Il Gruppo 1, rileva Nicola Carrino “ha preso dalla storia dell’arte i temi fondamentali della ricerca: il punto, la linea, il volume, il colore. Non sono più i grandi principia individuationis, ma sono tuttavia valori che la coscienza ha acquisito con l’esperienza della storia”. Secondo Lorenzo Madaro, l’attività del Gruppo 1, era finalizzata “ad un ripensamento – nell’Italia di allora, ancora immersa nel clima del post-informale – degli statuti propri della scultura, in chiave minimalista (forse anche prima degli americani) e in relazione con lo spazio architettonico e sociale”. “E proprio nella dialettica tra forma e spazio, -prosegue Lorenzo Madaro-, che poi Carrino svilupperà gli esiti più consapevoli e rigorosi del suo lavoro, concependo quelli che ha definito (e teorizzato) Costruttivi e Decostruttivi: parallelepipedi in acciaio destinati ad essere assemblati o frazionati tra loro dal pubblico stesso, dalla gente comune, con lo scopo di costituire nuovi momenti di confronto e relazione tra l’uomo e l’architettura”.

Attività artistica

Data la ampia, proficua e continua attività artistica di Carrino, arduo risulta il compito di citare tutte le mostre a cui ha partecipato. Iniziamo col dire, che ha partecipa ben quattro volte alle Biennali di Venezia (1966, 1970, 1976, 1986), una a quella di Parigi (1967), due volte a quella di San Paolo del Brasile (1971, 1979), ed infine, quattro volte alle Quadriennali di Roma (1965, 1973, 1986,1999). Ha tenuto mostre personali nelle gallerie Salone Annunciata di Milano (1970), Galerie M. di Bochum (1976), Galleria Marlborough di Roma (1976), Galerie Denise Renè Hans Mayer di Dusserldorf (1977), Galerie Denise Renè di New York (1978), The Mayor Gallery di Londra (2007), Arte Invernizzi di Milano (2010). Tra le mostre personali che si sono succedute negli anni, resta significativa per Taranto la mostra Nicola Carrino, opere e interventi 1959-’79, che si tenne nella nascente Galleria d’Arte Contemporanea nel 1979 (presentazione di Franco Solmi), nelle sale del Castello Aragonese.

Tra le mostre di Carrino ordinate negli ultimi anni in diversi spazi, significative sono le due personali, tenute negli spazi dello Studio Invernizzi a Milano, e quella tenuta al Macro di Roma, che secondo Lorenzo Madaro,  “hanno definitivamente consacrato l’artista come maestro della scultura italiana e internazionale”.
Sue opere sono presenti nelle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, del Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino, della Sammlung Dierichs della Ruhr-Universitat di Bochum, del Neues Museum für Moderne Kunst di Norimberga, del Museum Boymans Van Beuningen di Rotterdam, del Tel Aviv Museum of Art. Fra le numerose opere permanenti in spazi pubblici si citano il Rilievo di facciata del Complesso Corviale IACP (Roma, 1974) e in particolare, il Riassetto Urbano della Piazza Fontana (Taranto, 1983-1992), già  Piazza Grande.

Opera paradigmatica per la storia della scultura e dell’urbanistica italiana. Nelle intenzioni dell’artista, il senso di quel lavoro inaugurato nel 1992, non era solo una scultura, ma un progetto urbanistico vero e proprio, ideato nella sua interezza nell’ambito di un programma di pensiero sofisticato e quindi ben definito. “La scultura non ha solo il diritto di abitare gli spazi urbani, ma ha il dovere di essere abitabile, di rispondere cioè ad un uso se non proprio ad una funzione possibile”, sosteneva l’artista, garantendo inoltre che “Scultura è operazione del mutare, strumento indispensabile del continuo occupare e dimensionare lo spazio”. Nel suo testo, Carrino sostiene che “si è trattato quindi di riattivare un luogo della memoria cittadina intervenendo con un elemento scultoreo significante per la contemporaneità (l’acciaio a Taranto) e integrando con esso i reperti architettonici dell’antica fontana ottocentesca. Il progetto definisce l’aspetto formale e funzionale della nuova fontana risultante dall’aggregazione dei reperti di quella preesistente, ottocentesca, integrati con la nuova scultura in acciaio, e quindi l’assetto planimetrico della piazza su cui poggia ed in cui si disegna la nuova vasca”. L’intervento scultoreo “razionalizzante” – sostenuto dall’Assessorato alla programmazione economica e progetti speciali del Comune di Taranto – rientrava in una più generale opera di intervento sulla città vecchia. L’intervento contribuisce a realizzare nel contesto unitario dell’ambiente e nell’accezione del riuso dei luoghi, la particolare visione di un restauro urbano che osserva regole e metodi del restauro conservativo in rapporto a segni di assoluta novità, proponendosi in tal modo come esempio di realizzazione possibile in materia di salvaguardia e valorizzazione urbana della città storica.» (Nicola Carrino)

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