Mostra

Le periferie di Taranto in mostra a Legnano (Mi)

“Taranto, quartiere Tamburi” è il titolo della mostra che, fino a domenica 6 maggio, esporrà gli scatti realizzati dall’artista tarantino

05 Apr 2023

Le periferie di Taranto, ritratte nelle fotografie di Vito Leone, sono protagoniste a Legnano (Milano), nelle stanze del Castello visconteo, nella rassegna “Fotografia, architettura, territorio”, organizzata dal Comune di Legnano e dall’Archivio fotografico italiano, nell’undicesima edizione del “Festival fotografico europeo”, in programma in varie località della Lombardia.
“Taranto, quartiere Tamburi” è il titolo della mostra, inaugurata sabato 1 aprile, che fino a domenica 6 maggio esporrà gli scatti realizzati dall’artista tarantino ed ospitati nella manifestazione, che comprende e mette a confronto anche fotografie dei comuni dell’altomilanese e delle borgate di Roma, di altri autori. La rassegna ha il patrocinio dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano e della Commissione Europea ed è curata da Claudio Argentiero.
Attraverso le sue opere, Vito Leone presenta una documentazione visiva del territorio della città pugliese e delle sue zone marginali: dai paesaggi intorno all’acciaieria, all’edilizia popolare, a zone dimenticate tra campagna ed industria. È una fotografia architettonica, geometrica, che segue le regole del minimalismo, apparentemente fredda, ma ricca di pietas e di pathos. Il tema del paesaggio suggerisce una riflessione sulle dinamiche sociali dettate dal contesto di vita e di lavoro; ci sono luoghi urbani e non-luoghi, luoghi di transizione o di passaggio, comuni a tutte le grandi periferie urbane, che invitano ad un’analisi sull’uomo e ad una ricerca di senso. Nei suoi scatti, Vito Leone elabora il tentativo di conferire dignità alla periferia industriale, alle aree suburbane vicine allo stabilimento siderurgico. Le sue fotografie documentano i quartieri della città (Tamburi, Paolo VI, Porta Napoli e le nuove zone di espansione edilizia), ma anche aree retroindustriali abbandonate ed archeologia urbana del secolo scorso, che a Taranto è stato caratterizzato da una produzione massiccia e invasiva. Nato nel quartiere Tamburi, il fotografo, vicino a questi ambienti, perché familiari, cerca di svelare la bellezza e l’umanità di questi luoghi spesso guastati dal degrado. Al tempo stesso, la ricerca vuole essere un atto di denuncia della situazione ambientale e sociale della città, un appello per la comunità. Quello di Leone è un lavoro fotografico che corre su una doppia traccia. La prima, oggettiva, è quella delle linee e delle forme, del “senso geometrico” del paesaggio; l’altra, soggettiva, è quella filtrata dall’occhio umano, che in quegli scorci vede, pur nella loro desolazione, umanità e dignità. Il tempo sembra sospeso. Le periferie di Taranto diventano simbolo delle periferie di tante altre città, i cui luoghi si assomigliano. La presenza umana non c’è o è appena accennata, ma se ne percepisce il respiro e si intravede attraverso gli elementi del paesaggio urbano: il contrappunto di finestre chiuse ed aperte, i panni stesi, un manifesto pubblicitario, i resti di antichi laboratori artigiani; i colori, utilizzati sulle facciate in maniera sgargiante. Il risultato è uno studio sulle forme alla ricerca di una “grammatica” dello spazio: non solo architettura, ma anche fotografia sociale. Un metodo caro alla fotografia americana paesaggistica degli anni Settanta e riattualizzato in questo lavoro. La funzione dell’atto fotografico, oltre lo sforzo della documentazione e catalogazione, diventa, dunque, riordinare il caos, svelare la bellezza dei luoghi marginali. Un bello capace di resistere alla violenza umana e rintracciare, nella sua forma, un nuovo ordine estetico ed ontologico, una coerenza sottesa alla vita, una speranza, un senso.

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