Il confine: da separazione a incontro. Il convegno organizzato dalla diocesi al Mudi
Si è svolto nel Museo diocesano il convegno sul tema: ‘Il confine: soglia, limite, orizzonte dell’incontro’, curato dall’ufficio diocesano per la Cultura in collaborazione con MuDi e Museion.
Si tratta, come ha spiegato don Francesco Simone nell’introdurre l’iniziativa da lui ideata, del primo incontro di una trilogia, che ha denominato “trilogia della percezione” che, nelle prossime tappe si occuperà dell’“ombra” e del “riflesso”.
“Questo primo convegno – ha detto – mira a guardare al concetto del confine, del limite, non in senso negativo. In realtà, io vorrei che ci fosse in tutte e tre le tappe ci fosse un approccio positivo a questi concetti. Il confine, ad esempio, è sempre visto come un limite che separa, ma in realtà il confine, come spero che emerga, può diventare una soglia per l’incontro, quindi non una barriera di divisione, ma una “luogo” che permette l’incontro tra persone, tra pensieri diversi, tra realtà diverse”.
“E credo che nell’epoca contemporanea in cui viviamo sia necessario recuperare queste accezioni positive del concetto di confine. Oggi che il confine è motivo di guerre, motivo di divisioni, di distruzioni, credo che sia quanto mai necessario recuperare la sua accezione positiva”.
Ad aprire il convegno è stato il teologo don Giovanni Ancona, già ordinario di Antropologia teologica ed Escatologia alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Urbaniana, che ha proposto un contributo su: “Riflessioni sul limite dell’umano”.
“Dal punto di vista fenomenologico gli uomini portano con loro la vulnerabilità, la fragilità e il limite più estremo che è quello della morte, della quale sono gli unici esseri consapevoli.
Detto questo, il limite è certamente è una mancanza, ma proprio perché è una mancanza sviluppa il desiderio, la creatività, quindi è un’opportunità di crescita di maturazione dell’umano. Oggi viviamo in una società, come si dice ‘unlimited’, che cerca dappertutto ‘l’illimitato’.
E in questo contesto, ha spiegato, si sono sviluppate delle correnti culturali, conseguenti all’era digitale, come il postumanesimo e del transumanesimo. “Il transumanesimo, in particolare, prefigura una sorta di immortalità digitale, con l’obiettivo di superare appunto il limite dell’umano la società. Un elemento positivo è nella ricerca di un superamento del limite, che però ci porta a fare i conti con una disumanizzazione che spesso ne consegue. E poi vi è il discorso della “vulnerabilità”, della fragilità che ha diverse manifestazioni, come le malattie. Riusciamo anche a superare certi limiti grazie alla tecnologia. Ma puntare anche a un superamento radicale del limite è sembra un’impresa destinata a fallire”.
“Dal punto di vista teologico, il limite dell’umano ha anche un suo senso di carattere religioso per un fatto molto fondamentale: Dio ha assunto in Gesù Cristo il limite, lo ha fatto proprio e lo ha realmente superato ma con l’idea della risurrezione promessa”.
Vincenzo Ria, funzionario archeologo della soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, che si è occupato di “Confini che uniscono, dal limes romano al Mediterraneo, luoghi di incontro e di scambio”, sottolineando come il concetto di “limes”, originato dalla demarcazione dei fondi agricoli, abbia poi designato una frontiera in fieri, attribuita prima all’avanzamento dei confini che la Roma antica attuava poi ai confini di volta in volta acquisiti e comportava il confronto con i popoli che vivevano “oltre il limite”..
Augusto Ressa, architetto, già dirigente della soprintendenza ai Beni culturali, ha trattato il tema “Forma e significato nelle architetture di culto cristiano. Il rispetto delle regole e il superamento dei limiti, dalle catacombe alla Sagrada Familia”. Un tema complesso e ampio che ha proposto una graduazione storica del senso del limite nell’architettura cristiana, partendo da un presupposto: “Ogni progetto, perché possa realizzarsi, deve rispettare delle regole precise. In architettura tali processi seguono due linee di indirizzo principali: una di carattere simbolico, che attiene alla riconoscibilità del prodotto-edificio in relazione alla funzione che esso svolge nel contesto sociale e culturale in cui si colloca, l’altro di tipo tecnologico. I due indirizzi non sono scindibili, specie quando ci riferiamo alle architetture di culto, in cui forma e funzione e componente simbolica si fondono. Codici simbolici, oggi diremmo anche comunicativi, e regole legate all’evoluzione della scienza delle costruzioni rappresentano i principali limiti entro cui affrontare la progettazione delle architetture di culto”. Partendo da questo presupposto, Ressa ha proposto un percorso storico religioso che, partendo dalle catacombe (che superano il limite imposto dalle persecuzioni) passano alle caratteristiche peculiari imposte da Costantino agli edifici di culto, e da lì alle leggi iconoclaste, che imposero ai basiliani di trasferire nelle nostre gravine le rappresentazioni religiose per superare i limiti imposti dall’imperatore di Bisanzio e così fino all’età contemporanea e a quella Sagrada Familia progettata da Gaudì protesa oltri limiti conosciuti fino al suo tempo.
L’intervento conclusivo è stato quello di Josè Minervini, scrittrice e giornalista che ha trattato l’argomento dal punto di vista letterario, con il tema: “Che solo amore e luce ha per confine (Paradiso XXVIII, v.54)”. Nella dotta relazione, dopo aver analizzato il temine di confine e la sua etimologia che indica il solco che segna la fine di un terreno o di una conoscenza, ha sottolineato come tutta la storia e la cultura siano caratterizzati sin dall’antichità dal confine tra ciò che è lecito e ciò che è “ubris” che, nella cultura greca, è il limite morale, la superbia di chi, abbagliato dal potere, o dalla presunzione, vuole oltrepassare i limiti, i confini imposti dagli dèi e dalle leggi naturali dell’umanità e supera il limite, la misura.
“Il destino dell’uomo è nella dialettica tra la tensione ad andare oltre il confine, oltre l’orizzonte, linea immaginaria, e il pericolo di infrangere un limite e peccare contro la natura e gli dèi”.
Dopo aver proposto numerosi esempi desunti dalla letteratura, a partire dagli Argonauti, gli eroi della mitologia greca guidati da Giasone, simbolo dell’audacia estrema dai molti significati, e della rappresentazione del superamento del limite attraverso la poesia, come nell’”infinito” di Leopardi, Josè Minervini ha concluso focalizzando e dettagliando specificamente il tema del suo intervento: il Paradiso, raffigurato da Dante alle fine del suo percorso, e l’infinità di Dio: “Il luogo che lo accoglie non è circoscritto da coordinate spaziali, ma si espande fin dove arrivano il suo splendore e la sua carità”.



