L’Ilva si spegne ma per Federacciai Taranto resta una grande opportunità
Mentre oggi l’unico altoforno ancora in funzione è stato avviato allo spegnimento definitivo, si accendono i riflettori su un futuro che pone molti interrogativi e che già nel giro di una settimana toccherà altre tappe importanti: venerdì prossimo, 6 dicembre è stato convocato al ministero del Lavoro un incontro per l’esame congiunto relativo alla nuova istanza di cassa integrazione straordinaria presentata da Acciaierie d’Italia, mentre l’8 novembre si chiude la gara per la vendita dell’azienda, termine ultimo per la presentazione di offerte vincolanti. Nessuno dei due appuntamenti ravvicinati viene affrontato con serenità.
Per la cigs restano molti punti da chiarire, mentre per la vendita le notizie sono poco incoraggianti e, nel giro di poche ore, è stata diffusa e poi smentita la notizia del ritiro della cordata di imprenditori italiani interessati a subentrare ad AdI.
Per quanto riguarda la Cigs, vanno precisati i numeri dei lavoratori coinvolti e va garantito il repentino e puntuale pagamento del trattamento a tutti i lavoratori da parte dell’Inps.
“Inoltre, – scrivono Fim Fiom Uilm e Usb – il Governo, a partire dalla prossima manovra di bilancio, dovrà prevedere le risorse necessarie a finanziare, attraverso interventi articolati, le uscite anticipate e volontarie, il riconoscimento del lavoro usurante per chi ha operato nel ciclo integrale e adeguate misure di incentivo all’esodo, a tutela di tutti i lavoratori coinvolti. Questo lo abbiamo ottenuto con il documento sottoscritto a Palazzo Chigi e adesso pretendiamo che vengano date risposte certe e celeri per tutti i lavoratori”.
Per quanto riguarda la cessione dell’azienda, i sindacati commentano la notizia, successivamente smentita dal presidente di Federacciai Gozzi, del ritiro della cordata italiana, mostrando la loro sfiducia: “Le ultime agenzie di stampa segnalano un disinteressamento da parte della cordata italiana, su cui non avevamo dubbi sin dal primo momento, e con cui il governo deve fare i conti garantendo un intervento pubblico per gestire la difficile fase di transizione ecologica e sociale”.
Ma, tornando agli impegni assunti dal governo e sottoscritti nei giorni scorsi, riguardanti continuità produttiva decarbonizzata e reindustrializzazione, i sindacati preannunciano, per martedì 10 mercoledì 11 e giovedì 12 novembre le assemblee con tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, per fare il punto sulla vertenza, aggiornare sugli ultimi sviluppi e discutere insieme le prospettive future.
Quanto alla vendita dell’azienda, come dicevamo, il presidente di Federacciai Antonio Gozzi, ha smentito le voci che in questi giorni hanno riportato il ritiro della cordata italiana per Taranto. Voci corroborate anche dalle dichiarazioni alla stampa del professor Mapelli, tra i massimi esperti del settore, che aveva giudicato troppo rischiosa l’operazione di acquisto da parte di privati.
Posizione contraddetta da Gozzi che prende tempo (“Nel momento in cui l’apprenderemo, saremo persone serie e comunicheremo alla stampa la decisione e le eventuali motivazioni della decisione. Stiamo discutendo, c’è tempo fino a domenica 8”), ma poi entra nel dettaglio tecnico industriale della vicenda, sostenendo che “a Taranto c’è uno dei sistemi industriali più importanti del mondo che fa lamiere da quattro metri e mezzo, che non esiste sul mercato. Lamiere fino a 300 mm. E avere lamiere larghe interessa molto a Fincantieri”. Taranto quindi può rappresentare “un tema di capacità, di know how per realizzare grandi pipeline”.
Dal punto di vista geopolitico, ha aggiunto, “c’è una potenzialità gigantesca per il sistema Italia di giocare una partita che è quella di cui scrivete tutti sui vostri giornali, che è la partita della ridondanza di collegamenti per aggirare Hormuz e Bab el Mandeb”.
Anche Gozzi fa riferimento al documento firmato a Palazzo Chigi e all’ultimo decreto, in cui si parla di riconversione ed “è giusto – sostiene – che sui temi di riconversione le grandi partecipate industriali pubbliche siano chiamate a dire la loro e a dare il loro contributo”. Il riferimento, naturalmente, è ai grandi player convocati dal Governo per il tema della riconversione dell’area dell’Ex Ilva, ovvero Fs, Leonardo, Rheinmetall e Fincantieri.
“A Taranto non c’è solo un tema di riconversione, ma anche di consolidamento di almeno una parte dell’occupazione siderurgica”.



