Angelus

La domenica del Papa – Le radici cristiane d’Europa

foto Sir/Marco Calvarese
12 Giu 2023

Angelus senza papa Francesco affacciato alla finestra dello studio del palazzo apostolico, e nemmeno dal balconcino del policlinico Gemelli – il Vaticano terzo come lo chiamava san Giovanni Paolo II – dove si trova ricoverato da mercoledì scorso 7 giugno. Per volontà dei medici, è stato sottolineato, per non compromettere il decorso post operatorio e per consentire al Papa di far ritorno quanto prima a Santa Marta: “con il tempo è divenuto più saggio”, il commento di Sergio Alfieri, il chirurgo che lo ha operato.
Angelus nella domenica in cui le chiese fanno memoria della festa del Corpus Domini, ovvero di un Dio che dona il cibo alle sue creature. Questo il messaggio che ci viene dalle letture. Nel Deuteronomio leggiamo che nel faticoso esodo verso la terra promessa, quaranta anni nel deserto, Dio ha fatto provare la fame “poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive di solo pane”. È il pane del popolo pellegrinante verso il Regno; è il pane che dona unità alla comunità, come leggiamo nella lettera di Paolo agli abitanti di Corinto: “il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo”. È il pane, infine che assume il volto e il corpo di Cristo e che Giovanni, nel suo Vangelo, propone con le parole che Gesù pronuncia nella Sinagoga di Cafarnao: “io sono il pane vivo disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.
È la festa dell’eucaristia, per Benedetto XVI, istituita nell’ultima cena e che “costituisce il tesoro più prezioso della chiesa”; ancora, la “comunione con il corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà per ritrovare il gusto della verità e del bene comune”.
Festa che mette in primo piano il tema dell’amore, ricordava papa Francesco in uno dei suoi primi Angelus, e nell’eucaristia adoriamo “il tesoro più prezioso” che Gesù ha lasciato alla comunità cristiana. L’amore è la forza di chi cammina nella vita insieme ai fratelli, sognando un mondo senza differenze raziali, come Martin Luther King, il leader dei diritti civili del popolo afroamericano, che pagò con la vita la sua azione di vedere un popolo unito, bambini e delle bambine unire le loro mani senza preoccuparsi del colore della pelle. Come il Mahatma Gandhi, testimone della non violenza, il quale, parlando nella festa di san Pietro, disse: “l’amore è il potere più duraturo che ci sia al mondo”.
Niente Angelus pubblico per il papa, abbiamo detto, ma non per questo è mancata la sua parola. Sabato ha inviato un messaggio all’evento Not Alone sul tema della fraternità, che vedeva riuniti trenta premi Nobel in piazza San Pietro. Nelle sue parole il no convinto alla guerra: “nel nostro mondo, dilaniato dalla violenza e dalla guerra, non bastano ritocchi e aggiustamenti: solo una grande alleanza spirituale e sociale che nasca dai cuori e ruoti attorno alla fraternità può riportare al centro delle relazioni la sacralità e l’inviolabilità della dignità umana”.
Domenica ha fatto sentire il suo pensiero rivolgendosi ai parlamentari europei appartenenti al Partito popolare, sottolineando la necessità che i politici sappiano portare nella loro azione il contributo originale della Dottrina sociale della Chiesa: “pensiamo, ad esempio, ai due principi di solidarietà e sussidiarietà e alla loro dinamica virtuosa”. Nel suo messaggio papa Francesco ha sottolineato anche le radici cristiane dell’Europa, un continente che “tenga insieme unità e diversità”. Per questo ci vuole “una forte ispirazione, un’anima” ma anche “dei sogni”. Ritengo, scrive il vescovo di Roma, “che i politici cristiani oggi si dovrebbero riconoscere dalla capacità di tradurre il grande sogno di fraternità in azioni concrete di buona politica a tutti i livelli: locale, nazionale, internazionale. Ad esempio: sfide come quella delle migrazioni, o quella della cura del pianeta, mi pare che si possano affrontare solo a partire da questo grande principio ispiratore: la fraternità umana”.
L’Europa è nata unita, ha scritto il papa, con un ideale di fondo: “generare uno spazio dove si potesse vivere in libertà, giustizia e pace, rispettandosi tutti nella diversità”

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