Angelus

La domenica del Papa – Il Seminatore

ph Vatican media-Sir
13 Lug 2026

di Fabio Zavattaro

Ancora guerra in Medio oriente, in Ucraina e in molte altre parti del mondo. Nuovo appello alla pace di papa Leone all’angelus, il primo da Castelgandolfo dove sta trascorrendo un breve periodo di riposo. Dall’ingresso della Villa pontificia guarda le persone che affollano la piazza della Libertà della cittadina dei Castelli romani e dice: “non lasciamo che i venti di guerra tornati a soffiare […] spengano la fiammella della speranza e della pace, anche quando sembra fragile e vacillante”. Ancora una volta, afferma il Papa, c’è chi semina “violenza, terrore e morte” colpendo tanti innocenti. Così rinnova l’auspicio” affinché si percorra con perseveranza la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia, unico cammino – per il vescovo di Roma – capace di condurre a una pace giusta e duratura, nella quale i popoli possano vivere riconciliati, nella sicurezza reciproca e nel rispetto della dignità di ogni persona”.

Angelus nella domenica in cui la liturgia ci fa rivivere la pagina di Matteo della parabola del seminatore, una “pagina in qualche modo autobiografica”, diceva papa Benedetto XVI, perché Gesù si identifica con il seminatore “che sparge il buon seme della Parola di Dio, e si accorge dei diversi effetti che ottiene, a seconda del tipo di accoglienza riservata all’annuncio”.

Così papa Leone afferma che Gesù stesso “è il seme che il Padre continua a spargere nel mondo perché, morendo, porti molto frutto”. E il terreno siamo noi ricorda il Papa, “terreno duro e insensibile, altre volte distratto, simile al suolo battuto dei sentieri, al terreno sassoso, ai cespugli dei rovi”; ma non è sempre così, “ci sono momenti in cui trova una terra ricettiva e feconda, e allora si innescano miracoli d’amore capaci di cambiare tutto il resto”. Ecco perché il Signore “non smette di seminare, perché sa che la potenza del suo amore è più forte della nostra debolezza “.

Con questa pagina del Vangelo, Matteo ci dice che la parola è anzitutto fonte di dialogo, se ascoltata, riconosciuta, celebrata porta frutto. Ma c’è un altro aspetto che va sottolineato in questo cammino di ascolto quotidiano per costruire il rapporto con l’altro e collaborare alla crescita di una società di giustizia e di pace: il seme caduto tra i rovi. Cosa ci dice questa immagine? I rovi sono, come dire, la lotta interiore, spirituale per trattenere la parola combattendo pensieri e tentazioni. E il terreno buono è tale proprio perché si è affidato alle cure del seminatore nonostante pietre, rovi e sole arido.

Per tornare alla parabola, c’è da dire che il seminatore sa cosa fa, la sua generosità nei nostri confronti, afferma papa Leone, “non è ingenua, ma sapiente”: il Signore, “che conosce bene il terreno del nostro cuore, meglio di quanto noi stessi lo conosciamo, non smette di credere in noi, in quello che siamo e in quello che possiamo diventare, giorno per giorno, se con fede ci abbandoniamo a lui”.

Per San Paolo “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” sono i frutti dello Spirito santo che crescono in noi “dalla gratuità e dalla fiducia con cui il seme è sparso e dall’umiltà e dalla disponibilità con cui è ricevuto”. Così il vescovo di Roma chiede “specialmente in questi giorni di ferie” di dare spazio “all’ascolto, alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio, coltivando, assieme al riposo e al sano divertimento, anche momenti significativi di silenzio e di preghiera”.

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