Fede & cultura

Convegno a Paola sulle Lettere di S. Francesco, tra i relatori Rosario Quaranta

24 Set 2023

di Silvano Trevisani

Si è tenuto, a Paola (Cosenza), nella Biblioteca Charitas del Convento di S. Francesco, un importante convegno storico incentrato sul santo fondatore dei Minimi, e in particolare sul delicato e discusso capitolo del suo Epistolario, e cioè: “Le lettere di S. Francesco di Paola, tra verità storica e costruzione leggendaria”.

Organizzato dalla Fondazione S. Francesco di Paola onlus, il convegno, strutturato in tre giornate di studio, ha richiamato da varie parti d’Italia l’attenzione di valenti studiosi della vita e della spiritualità di uno dei santi più conosciuti e amati della Chiesa, appunto per discutere e approfondire il difficile problema della formazione culturale, nonché dell’autenticità e del valore delle sue Lettere.

Dopo i saluti dell’amministratore delegato della Fondazione San Francesco di Paola p. Antonio Casciaro, e dopo la presentazione del convegno da parte di monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo emerito di Reggio Calabria, si sono susseguiti gli interventi e le relazioni di Pasquale Triulcio (Excursus storico sulla questione delle Lettere), di Pietro Dalena e Antonio Macchione (Lettere di Francesco a Simone d’Alimena); di Giuseppe Caridi (questione sociale in Calabria in due lettere attribuite a S. Francesco di Paola); di Alessio Russo (Problemi politici nell’Italia del secolo XV attraverso lo scambio epistolare tra S. Francesco di Paola, Ferrante d’Aragona e la Santa Sede.); e ancora di Mons. Morosini (sviluppo dell’Ordine dei Minimi in Francia attraverso alcune lettere di S. Francesco del periodo francese) il quale ha anche letto un saggio predisposto dallo storico francese Michel Laurencin; di Paolo Raponi (sulla concessione da parte di Francesco di Paola della partecipazione spirituale all’Ordine a personaggi francesi in vista); e infine alla relazione conclusiva di Rosario Quaranta (S. Francesco di Paola consigliere spirituale attraverso la corrispondenza con J. Quentin) e alle considerazioni finali di Pasquale Triulcio.

Abbiamo incontrato il professor Rosario Quaranta, noto studioso grottagliese e autore di molte pubblicazioni di carattere storico-letterario, che a S. Francesco di Paola e ai Minimi ha dedicato pure diversi studi, per un breve resoconto su questo importante Convegno sul Paolano.

Ecco il suo interessante contributo:

Indubbiamente gli esiti culturali e scientifici di queste giornate paolane dedicate all’epistolario del santo di Paola, si aggiungeranno all’imponente bibliografia che esiste sulla figura storica e spirituale del grande Eremita Calabrese che nella storia della Chiesa ha lasciato un segno notevole per la sua vita ascetica vissuta sotto la peculiare virtù della Carità (ricordiamo che nell’iconografia egli si distingue sempre per il motto “Charitas” irradiato in uno scudo sfolgorante). Egli certamente rimane per tutti il santo dell’umiltà (si definiva Minimo dei Minimi, e così volle chiamare i suoi seguaci) ma anche della penitenza e della mortificazione (visse una continua vita di penitenza codificata poi nel voto di vita quaresimale perpetua che volle come come voto caratteristico del suo Ordine religioso).

Il dono, poi, dei miracoli e delle opere straordinarie da lui operate lo hanno relegato spesso in una dimensione mistico-devozionale a scapito dell’azione umana e anche sociale altrettanto importante che egli riuscì, nonostante il regime eremitico e penitenziale, a svolgere nel corso della sua lunghissima vita (91 anni all’inizio del Cinquecento rappresentava un’età che pochissimi potevano raggiungere).

Ferme restando tutte queste cose, il Convegno di Paola, ha inteso approfondire e presentare anche gli aspetti, non meno importanti di questa sua azione sociale all’interno delle vicende tumultuose vissute in Italia e in tutta Europa tra Quattro e Cinquecento. E lo ha fatto prendendo in esame le sue lettere che egli ebbe modo di scrivere a molte e importanti personalità politiche e religiose del tempo, specialmente nella parte finale della sua vita, in concomitanza col suo trasferimento a Tours in Francia presso il languente Luigi XI e successivamente presso i suoi successori.

In particolare, tenuto conto che nel 1655, in un volume curato dal p. Francesco Preste da Longobardi, vennero raccolte 100 sue lettere (e perciò intitolato “Centuria”), e che tale opera venne messa all’Indice in quanto molte di esse (specialmente quelle indirizzate al nobile di Montalto Simone d’Alimena) vennero giudicate false o apocrife, molto opportunamente, ai fini di una accorta valorizzazione delle medesime lettere autentiche, Mons. Morosini ha voluto organizzare a questo scopo uno specifico Convegno. Un Convegno che ha affrontato questa tematica inserendola anche nel problema della formazione culturale del Santo.

Sintetizzando al massimo si può dire che, anche attraverso le varie lettere ritenute autentiche, in Francesco emerge una figura più completa e storicamente ancor più significativa di quella che la tradizione ha in genere presentato.

E così nelle varie sedute, è stato ricordato il suo impegno sociale e (perché no ?) politico e diplomatico sviluppato specialmente in Francia, dove egli arriva per ordini precisi da parte di Sisto IV e di Ferrante d’Aragona. E dove svolge, sostenuto pure da abili religiosi Minimi come Baldassarre de Gutrossis già cubiculario del Papa Innocenzo VIII, di p. Bernardo Boyl (spagnolo, già priore benedettino a Monserrato e primo missionario nel Nuovo Mondo), e di p. Francesco Binet (anch’egli già priore benedettino a Marmoutier che succederà a Francesco come correttore generale dell’Ordine).

In particolare, notevoli furono i tentativi dell’eremita calabrese per il raggiungimento della pace in un’Europa dilaniata dalle guerre (si ricordi in particolare la discesa in Italia di Carlo VIII) e sempre sottoposta al pericolo delle invasioni turche (ad esempio la presa e la riconquista di Otranto).

Tutto cio, ovviamente, senza dimenticare che questo suo impegno era guidato dalla luce dello Spirito e dal bene delle anime, come saggiamente osservava alla corte di Francia il celebre storico Filippo de Commines: “Sembrava che egli fosse ispirato da Dio sulle cose che diceva e manifestava, altrimenti non poteva parlare delle cose di cui parlava”.

Insomma, alla luce anche delle sue lettere ritenute autentiche, emerge una figura di Francesco di Paola animata sempre dalla fede e dalla preghiera, ma più rispondente alla verità storica”.

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