Corso di formazione

Fratelli tutti, senza frontiere: primo appuntamento del corso di formazione dell’ufficio diocesano Cultura

Inaugurato, alla presenza dell’arcivescovo Miniero, venerdì 24, ha dato il via alle attività pastorali per l’anno 2023-24

foto G. Leva
27 Nov 2023

di Lorenzo Musmeci

L’ufficio diocesano Cultura ha avviato le attività pastorali per l’anno 2023-2024, dando inizio al II corso di formazione sul tema: “L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli”. L’argomento sarà trattato nel corso di sette incontri, che si svolgeranno durante tutto quest’anno pastorale, con cadenza mensile.

Il primo appuntamento sul tema “Fratelli tutti, senza frontiere: Francesco d’Assisi, fratello universale” si è svolto venerdì 24 novembre 2023, nell’auditorium S. Roberto Bellarmino. Gli incontri sono curati da don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e sono guidati dal prof. Lino Prenna, docente universitario. Al primo incontro, nonché serata inaugurale del corso, ha partecipato anche mons. Ciro Miniero, arcivescovo di Taranto, il quale ha accettato volentieri di essere presente per dare inizio a questo momento di formazione e di riflessione. Dopo il saluto e l’introduzione di don Antonio, il prof. Prenna e mons. Miniero hanno relazionato rispettivamente sul concetto di “nuovo umanesimo europeo”, proposto da papa Francesco, e sull’enciclica “Fratelli tutti”, scritta dal pontefice stesso.

Una transizione antropologica verso un nuovo umanesimo europeo

foto G. Leva

Come ha ricordato il prof. Prenna in apertura, il nuovo umanesimo non è altro che la risposta alla profonda crisi antropologica che il mondo sta vivendo, promuovendo una transizione antropologica “caratterizzata dal passaggio dall’io al noi, dall’individualismo, che divide, al personalismo, che condivide”. È questo l’“umanesimo” già delineato da papa Francesco durante il V Convegno ecclesiale della Chiesa italiana di Firenze del 2015, che presto diventerà un “nuovo umanesimo” come affermato dal pontefice durante il discorso tenuto in occasione della cerimonia di assegnazione del premio Carlo Magno del 2016. Il professore, infatti, prosegue ricordando: “Francesco sogna un nuovo umanesimo europeo, partendo dalla constatazione di un’Europa stanca e indifferente, un’indifferenza che come una ragnatela si è rappresa sul volto dell’Europa di oggi, impedendo di vedere come quel volto sia stato costruito da una lunga storia di fraternità, di cultura, di arte, di letteratura”.

A partire dall’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, il relatore ha sottolineato la complessità e suggestività del pensiero del pontefice, abile nel distinguere il popolarismo, proprio del popolo, dal populismo, tipico della massa. In riferimento a un’intervista rilasciata da papa Francesco nel 2019, al giornalista Domenico Agasso, il quale chiede al pontefice cosa pensi del popolarismo, il prof. Prenna ha affermato: “Francesco risponde che il popolarismo è la cultura del popolo. È un genitivo soggettivo e oggettivo, il popolo è soggetto e oggetto della cultura, il popolo è: il farsi della storia, un destino comune, un percorso che attraversa la storia e, come un fiume, porta con sé alla foce tutto ciò che trova nel suo letto”.

L’umanesimo, allora, è la costruzione del popolo e un nuovo umanesimo può elevare il popolo ed essere promotore di una rinnovata fraternità tra i popoli stessi. Il passaggio conclusivo dell’intervento del professore chiama in causa l’enciclica “Fratelli tutti” definita dal relatore come “una esplicita e argomentata declinazione di questo umanesimo della fraternità” al punto che “l’introduzione, che comprende i primi otto numeri del testo, è tutta ispirata all’umanesimo senza frontiere di San Francesco d’Assisi, si dilunga a spiegare come San Francesco ha vissuto questa fraternità e, soprattutto, questo umanesimo della fraternità”.

San Francesco, modello per una fraternità concreta e universale

foto G. Leva

Mons. Miniero, nel ringraziare il prof. Lino Prenna e don Antonio Rubino, ha affermato che il cambiamento in atto nella nostra società è evidente, ma difficilmente percepito dalle nuove generazioni. Ricollegandosi al Convegno ecclesiale di Firenze, citato dal prof. Prenna, l’arcivescovo ha così sintetizzato il pensiero del papa: “Il Santo Padre non vuole vivere di tematiche e dare tematiche. Egli vuole scuotere i nostri cuori, forse a volte appesantiti da questi tempi non semplici, per riportare la freschezza dell’annuncio del vangelo in una dimensione umana”. Il vangelo certamente non è elitario, ma vivere in una società frammentata, come la nostra, può farci dimenticare che il vangelo stesso è sempre la forza di una “umanità nuova, che continuamente si rinnova”.

Sono state illuminanti le parole dell’arcivescovo sull’enciclica “Fratelli tutti”: “È l’enciclica sociale, che ha, però, sullo sfondo un personaggio, chiarissimo; il titolo, infatti, è mutuato dalle “Annotazioni” di San Francesco, che usava quelle parole per rivolgersi a tutti i fratelli e sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo”. Il Santo di Assisi comprende il progetto di amore di Dio per il suo popolo e lo fa suo: “Egli trasforma i giovani intorno a lui, amici di brigata, in legionari, persone che con lui faranno ogni sacrificio per rendere possibile quello che il per il Signore è stato il suo progetto di amore, quindi realizza una fraternità universale”.

Con acuta ironia mons. Miniero parla degli “scherzi della storia”, per riassumere il pontificato di papa Francesco: “Un papa di nome Francesco che sceglie però con il metodo gesuita, ignaziano, di Sant’Ignazio di Loyola e che mette insieme immediatezza e prontezza del poverello di Assisi e riflessione, attenzione, discernimento della volontà di Dio”. Dopo aver definito l’obiettivo dell’enciclica di promuovere un’aspirazione mondiale alla fraternità e all’amicizia sociale, l’arcivescovo ha ricordato che il motivo ispiratore, spesso citato, è il Documento sulla fratellanza umana firmato dal papa e dal grande Imam di Al-Azhar nel 2019 e che l’eco di molti documenti dell’America Latina, quali “Medellín” e “Puebla”, si percepisce in modo chiaro.

In conclusione, mons. Miniero ha fatto emergere l’importanza di promuovere concretamente la fraternità, non solo a parole, ma nei fatti; inoltre, ha sottolineato la necessità di una universalità capace di inglobare tale fraternità, condannando la guerra e la pena di morte e richiamando al perdono, alla memoria e alla giustizia. Da qui i riferimenti finali dell’enciclica a “Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e soprattutto il Santo Charles de Foucauld, allora ancora Beato, un modello per tutti di cosa significhi identificarsi con gli ultimi per divenire il fratello universale”. “Fratelli tutti”, dunque, è davvero, come ha affermato l’arcivescovo: “La lettera che abbraccia tutta la complessità della vita umana, sociale, economica e del rapporto tra i popoli. È una gemma perché possiamo tutti gioire della bellezza della fraternità”.

Muovendo da queste premesse, il prossimo incontro del corso di formazione tratterà il tema: “L’umanesimo planetario di Paolo VI”. Per qualunque informazione si rimanda al sito dell’Ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/

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