Sport

Gli occhi della tigre: Jannik Sinner

27 Nov 2023

di Paolo Arrivo

Qual è la differenza tra un Campione e un buon o ottimo giocatore? In questa immagine la si potrebbe racchiudere: il tennista sotto 0-40 annulla 3 match point all’avversario, che sono anche final point, vince il game e brekka nel successivo, per poi aggiudicarsi l’incontro. Il tennista in questione risponde al nome di Jannik Sinner. Tutti parlano di lui, ora. Di un talento formidabile che, considerato Fenomeno sin da quando era ragazzino, negli ultimi mesi è letteralmente esploso. Il ragazzo dai capelli rossi indica la direzione. Con quel 6-0 inflitto ad Alex De Minaur nel secondo set, si rivolge ai praticanti di tutti gli sport, per dire che in campo non si va per vincere, ma per stravincere. Ovvero per dare il meglio senza risparmiarsi un poco. In verità, bene avrebbe fatto Jannik a risparmiarsi contro Holger Rune nel girone delle Atp Finals, anziché rimettere in gioco Novak Djokovic, che in finale gli ha negato la grande gioia; ma il Campione altoatesino conosce solamente il linguaggio della vittoria. E quando cerchi la vittoria a tutti i costi, giocando pulito, rispettando te stesso e l’avversario che incontri, puoi accettare anche la sconfitta più dolorosa. Che arriva prima o poi.

 

L’Italia di Sinner ha scritto una pagina di storia

Il Belpaese celebra la riconquista della Coppa Davis dopo un’attesa lunga quasi mezzo secolo. E ringrazia i suoi eroi: Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego, Matteo Arnaldi, Simone Bolelli. Ognuno di loro ha dato un contributo diverso e prezioso. Ma naturalmente quel traguardo meraviglioso non si sarebbe potuto raggiungere senza Sinner, il trascinatore, l’unico capace di battere Djokovic, per tre volte in dodici giorni. La tempra del predestinato che potrebbe diventare prossimamente il numero uno del mondo completa il talento che è innato nella persona. Che pure va coltivato. Perché di talenti inespressi, vinti dalla pigrizia e dalle distrazioni, è pieno il mondo dello sport. La grandezza di Sinner sta in primo luogo nella testa che usa fuori e dentro il campo di gioco.

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