Hic et Nunc

Don Giuseppe Bonfrate: Partecipazione è corresponsabilità alla vita della Chiesa

27 Feb 2024

di Silvano Trevisani

“Partecipazione” è stato il tema della seconda giornata della Settimana della fede in corso di svolgimento in Concattedrale, a iniziativa della diocesi di Taranto, che ha come tema generale “Per una Chiesa sinodale”. Oratore d’eccezione è stato don Giuseppe Bonfrate, 58 anni, originario di Grottaglie. Ordinato sacerdote il 17 dicembre 1995, ha frequentato la parrocchia del Carmine di Taranto, dov’è stato scout. Ha conseguito la maturità al liceo classico Archita, la laurea in lettere e filosofia e il dottorato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, dove attualmente insegna teologia dogmatica. È stato uno degli esperti teologi a partecipare al Sinodo dei vescovi sulla famiglia nel 2015, unico italiano tra i presidenti delegati del Sinodo, è anche membro di commissione per la relazione di sintesi.

Partiamo dal Sinodo. La chiesa ha raccolto l’appello del santo padre o è rimasta un po’ fredda, in posizione di attesa?

Bisogna distinguere. Bisogna pensare alla Chiesa universale quindi alla Chiesa in tutti i continenti. Probabilmente lo scetticismo può nascere osservando l’Europa e l’Italia, ma se ci affacciamo al continente asiatico, all’Africa, all’America Latina, forse anche all’America del Nord, le cose cambiano. Questa chiamata ha suscitato una risposta di consapevolezza, che poi ha a che fare con la chiamata che ciascuno di noi ha ricevuto dl battesimo, cioè sentirsi partecipi. Questa è la partecipazione dell’unica missione della Chiesa

Sembra quasi che dopo il Covid la partecipazione dei fedeli si sia un po’ affievolita e che le chiese si siano un po’ svuotate.

Anche qui bisogna un po’ distinguere. Intanto, lo svuotamento delle chiese intanto non deve diventare un criterio di valutazione, perché non dobbiamo pensare soltanto all’affluenza, alla messa domenicale. Anche qui, osservando anche gli altri continenti, ci accorgiamo che c’è una risorgenza partecipativa, che non è legata soltanto alla frequenza liturgica. Invece noi in Europa probabilmente patiamo tutto questo. Per molto tempo ci siamo consolati vedendo che le persone occupavano i banchi della chiesa, ma non dev’essere solo quello a interessarci. Non per niente Francesco ha chiesto alla Chiesa di essere, per dire che lo sguardo deve andare oltre i luoghi in cui le persone convergono, e che è appunto la missione di Cristo. Cristo andava a cercare chi? Chi non era vicino, perché potesse sentire lo sguardo di Dio, che si interessava anche a loro, che magari pensavano di non meritarlo.

Si ha però la sensazione che la partecipazione dei fedeli sia vissuta come un’occasione rituale: l’ammissione ai sacramenti, il coinvolgimento in associazioni e movimenti, le festività.

Forse dobbiamo precisare cosa intendiamo per partecipazione, che non si identifica con la frequenza. La partecipazione è qualcosa di più profondo, che riguarda la corresponsabilità, l’intima connessione che ciascun membro del popolo di Dio ha con quella missione che Cristo ha affidato alla Chiesa. Certo il vedere che le partecipazioni o le frequenze si frammentano è un epifenomeno, è qualcosa che ci raggiunge con evidenza, ma questa è soltanto la parte più visibile di un fenomeno. Ciò che è più interessante ora valutare è di identificare le persone alla corresponsabilità ecclesiale, che vuol dire sentirsi parte della missione della Chiesa.

La Chiesa locale, le associazioni, le istituzioni ecclesiali dovrebbero, quindi, maturare il loro concetto di partecipazione, poiché siamo un po’ tutti fermi al criterio di frequenza.

Certo. Non si tratta di moltiplicare le forme di associazionismo ma di mettere le persone nella condizione di scoprire questa chiamata a essere parte attiva della Chiesa. Spesso si confonde la partecipazione con la condivisione del potere… che comunque è una questione reale, perché non si può far finta che tutto il popolo di Dio possa essere suddito di un eventuale distacco della gerarchia. Perché anche la gerarchia fa parte dell’intero popolo di Dio. Quindi bisogna anche immaginare che la corresponsabilità preveda anche forme di partecipazione anche al governo. Ma prima di arrivare a questo bisogna riqualificare quella che è l’evidenza che ciascuno dovrebbe avere: la salvezza che è stata affidata alla mediazione della Chiesa è nelle mani di tutti, a qualsiasi livello.

L’evento sinodale che indicazioni ha fornito da questo punto di vista?

È una chiamata a questa evidenza, a questa corresponsabilità, soprattutto è una chiamata a prendere sul serio il proprio battesimo.

 

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