Angelus

La domenica del Papa – Il dono dell’eucarestia

foto Siciliani-Gennari/Sir
03 Giu 2024

In quella “camera alta”, la sala del Cenacolo già pronta per celebrare la Pasqua nel primo giorno degli Azzimi, ci sono tutti i dodici apostoli; c’è anche colui che di lì a poco lo tradirà tra gli ulivi del Getsemani. Una scena che Leonardo da Vinci ha reso meravigliosamente nel capolavoro suo e del Rinascimento italiano – l’Ultima cena – conservato nel refettorio adiacente al Santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano. Con Marco, con il suo Vangelo, torniamo indietro nel tempo, a quel gesto dello spezzare il pane – carta d’identità del credente, ricordava il Papa – a quella condivisione che già nei profeti dell’Antico Testamento indicava la volontà di essere capaci di dividere il pane con i poveri, i bisognosi, gli affamati.

Una festa, il Corpus Domini, che coinvolge la dimensione cosmica, il cielo e la terra, affermava Benedetto XVI con una suggestiva immagine; festa che evoca “questa stagione così bella e profumata in cui la primavera volge ormai all’estate, il sole è forte nel cielo e nei campi matura il frumento”. Nella chiesa le feste, così come nella tradizione ebraica, fanno riferimento al ritmo dell’anno solare, alla semina e al raccolto. In modo particolare il Corpus Domini, al cui centro sta il segno del pane. Pane della vita, di un Dio “che si è rivelato nascondendosi nel segno del pane spezzato”, e che si è donato per gli altri: l’eucaristia afferma Papa Francesco all’Angelus, “richiama la dimensione del dono. Gesù prende il pane non per consumarlo da solo, ma per spezzarlo e donarlo ai discepoli, rivelando così la sua identità e la sua missione”. Di più, “non ha trattenuto la vita per sé, ma l’ha donata a noi; non ha considerato un tesoro geloso il suo essere come Dio, ma si è spogliato della sua gloria per condividere la nostra umanità e farci entrare nella vita eterna”.

Con il Vangelo di Marco ricordiamo, in questa domenica, l’istituzione dell’eucaristia. Cibarci di questo pane “non è un atto di culto staccato dalla vita o un semplice momento di consolazione personale”, afferma Francesco all’Angelus; prendendo il pane, la comunione con Gesù, “ci rende capaci di diventare anche noi pane spezzato per gli altri, capaci di condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo”. Gesù eucaristia è lo stesso che ci viene incontro nel povero che tende la mano, nel sofferente che implora aiuto. E non ci può essere festa del Corpus Domini, scriveva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, “finché un uomo dorme nel porto sotto il ‘tabernacolo’ di una barca rovesciata, o un altro passa la notte con i figli in un vagone ferroviario?”. La nostra credibilità di cristiani, scriveva, “non ce la giochiamo in base alle genuflessioni davanti all’ostensorio”, ma nella capacità di “scorgere il corpo di Cristo nei tabernacoli scomodi della miseria, del bisogno, della sofferenza, della solitudine”.

Siamo chiamati a diventare “eucaristici” per Papa Francesco, chiamati, cioè, a diventare “persone che non vivono più per sé stesse, nella logica del possesso e del consumo, ma che sanno fare della propria vita un dono per gli altri […] profeti e costruttori di un mondo nuovo” capaci di “superare l’egoismo”, coltivare “legami di fraternità”, partecipare “alle sofferenze dei fratelli” e condividere “il pane e le risorse con chi è nel bisogno”.

Ringraziamento, memoria, e presenza sono le tre dimensioni del mistero eucaristico, nelle parole che il Papa pronuncia nell’omelia in San Giovanni, prima della processione verso Santa Maria Maggiore. Tre dimensioni che ricordano, spiega Francesco, il dovere di ringraziare per i talenti, i doni ricevuti “perdonando e risollevando chi sbaglia e cade per debolezza e errore”; rendere grazia ma anche fare memoria della Pasqua quando Gesù “ci ha liberato del peccato e della morte. Infine, presenza “di un Dio che non è lontano e geloso, ma vicino e solidale con l’uomo; che non ci abbandona, ma ci cerca, ci aspetta e ci accompagna, sempre”.

Anche in questa domenica non è mancata la preghiera per la pace, in Sudan “dove la guerra che dura da oltre un anno non trova ancora una soluzione di pace”. In Ucraina, Palestina, Israele, Myanmar: “cessi l’escalation e si ponga ogni impegno nel dialogo e nella trattativa”.

 

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