Anniversario di sacerdozio

Mons. Angelo Massafra e gli anni di missione in Albania

I ricordi dell’arcivescovo di Scutari, nella celebrazione a San Marzano per i 50 anni di sacerdozio

foto Angelo Ingenito
26 Lug 2024

di Angelo Diofano

Martedì sera, 23 luglio, festa di Santa Brigida, patrona dell’Europa, San Marzano, nella santa messa in chiesa madre, si è stretta idealmente attorno al concittadino mons. Angelo Massafra, frate francescano minore, arcivescovo di Scutari-Pult, per i cinquant’anni di sacerdozio; hanno presenziato tutti i sacerdoti sammarzanesi e le maggiori autorità cittadine.
Avendo compiuto 75 anni nello scorso marzo, il prelato ha rassegnato le dimissioni dall’incarico episcopale, accettate dal Papa che gli ha concesso di proseguire il servizio episcopale, affiancandogli quale arcivescovo coadiutore mons. Giovanni Peragine, religioso barnabita, originario di Altamura, amministratore apostolico del Sud dell’Albania.

Mons. Massafra deve la sua fede ai genitori, Cosimo e Maria Lucia, contadini, a capo di una famiglia di ben sei figli. “Prima di recarsi al lavoro,  di mattina presto, mamma si recava in chiesa per la santa messa; invece mio padre la domenica, di ritorno dalla celebrazione delle ore 11, ci metteva tutti quanti a tavola e con gioia aiutava a servire il pranzo – racconta –. Ma fu soprattutto la testimonianza di fra Giovanni Latino, fratello francescano questuante, ad ispirarmi di entrare nel Collegio francescano di Manduria”.
Negli anni del ginnasio gli educatori parlavano spesso ai seminaristi della missionarietà, in particolare dell’attività della Provincia francescana a Formosa e delle missioni in Africa dei Comboniani e di altre congregazioni. Tutto ciò sollecitava le sue aspirazioni di recarsi in terre lontane ad annunciare il Vangelo, specificatamente in Africa (dove nel 1986 egli si sarebbe recato per una decina di giorni, esattamente in Somalia) oppure in Albania, al ritorno della libertà religiosa. In quest’ultimo Paese, infatti, il dittatore comunista Enver Hoxha aveva dichiarato l’ateismo di Stato e messo fuori legge ogni fede, cristiana o mussulmana che fosse.
Mons. Massafra ricorda ancora quella musichetta che introduceva la programmazione giornaliera di Radio Tirana, captata facilmente in Puglia, che costituiva per lui un richiamo irresistibile a diventare missionario.
Frattanto il giovane seminarista cresceva nella fede, ben seguito da diversi sacerdoti di grande esempio, fra i quali  fra Ludovico Isceri, rettore del Collegio in Manduria (che i tarantini ricordano quale postulatore della causa di canonizzazione di Sant’Egidio), fra Daniele Pichierri, fra Flavio Taccardi e altri ancora.

Il 21 settembre del 1974, a Lecce, nella chiesa di Sant’Antonio in Fulgenzio, finalmente ricevette l’ordinazione presbiterale dall’arcivescovo mons. Francesco Minerva.
Da sacerdote francescano continuò a mantenere vivo lo spirito missionario, accettando impegni di predicazioni in tema, partecipando alle varie missioni popolari, locali e nazionali, e impegnandosi nella pastorale vocazionale.

Il 1 dicembre 1991 egli si recò per la prima volta in Albania insieme a Tonino Ottomanelli, presidente dell’associazione “Comunità Incontro”, partendo dal convento di San Francesco di Castellaneta, ricordando ancor oggi con affetto l’aiuto dell’allora sindaco, il sen. Rocco Loreto, per la disponibilità del furgone del Comune per gli aiuti alla popolazione. Mons. Massafra racconta che recandosi a Scutari parcheggiò il furgone dentro la Cattedrale, che inizialmente Enver Hoxha voleva demolire completamente e che poi adibì a palazzetto dello sport. “Ci fu gran fervore – dice – per riportare quella struttura all’originaria finalità e splendore, demolendo tutte quelle aggiunte imposte dal regime”.
“In quegli anni – racconta – c’era molta euforia tra quella gente, quasi ebbra di libertà, animata dal forte desiderio di ricostruire la patria distrutta. Ma c’era anche tanta povertà e l’Italia si distinse nell’opera di solidarietà tramite l’‘Operazione Pellicano’ assieme a noi missionari e missionarie nella consegna alle famiglie di generi di prima necessità, assicurando nel contempo il servizio religioso e di evangelizzazione”.
“La mia parlata “arbëreshë – evidenzia mons. Massafra – costituì quasi un lasciapassare per entrare nel cuore di quel popolo, che tornava a vivere liberamente e a professare la fede, dopo tanti anni trascorsi con la paura del carcere e delle terribili torture inflitte dalla polizia segreta”.

Nell’agosto del 1993, caduto il regime, egli finalmente poté coronare il sogno della missione in Albania, nel convento di Lezhë, come maestro dei novizi e  incaricato della formazione dei giovani candidati albanesi alla vita religiosa dell’Ordine francescano, nonché parroco di Troshan e Fishta (sempre a Lezhë).
Il 6 gennaio 1997, in San Pietro, mons. Massafra fu consacrato vescovo di Rrëshen da San Giovanni Paolo II; il 28 marzo 1998 divenne arcivescovo metropolita di Scutari e il 25 gennaio 2005, in seguito alla riorganizzazione delle circoscrizioni ecclesiastiche dell’Albania, fu posto alla guida dell’arcidiocesi di Scutari-Pult, nata dall’unione di quella di Scutari con la diocesi di Pult.

Di quegli anni egli rammenta, fra l’altro, la beatificazione decretata da papa Francesco, avvenuta a Scutari il 5 novembre 2016, di 38 martiri d’Albania, trucidati dal regime comunista.
“La prossima – spiega – è in programma il 16 novembre 2024 e riguarda padre Luigi Paliq, francescano minore, di Janievo in Kossovo, ucciso il 1913 per non aver voluto abiurare e diventare ortodosso e, nel contempo, per aver insistito che ognuno mantenesse la propria fede, mussulmana o cattolica che fosse, e di don Gjon Gazulli, sacerdote diocesano, impiccato da Re Zog a Scutari il 1927, accusato, ingiustamente, di aver organizzato l’insurrezione dei montanari cattolici”.

I ricordi di quegli anni continuano a riemergere numerosi, raccolti nel suo libro “Riconciliatevi con Dio” del 2002.
E quando, a fine anno, concluso il mandato, mons. Massafra tornerà in Puglia a vivere in un convento francescano, assieme a tanta nostalgia, conserverà nel cuore la consapevolezza d’aver dato il proprio contributo alla crescita della Chiesa nella tanto amata Terra delle aquile.

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