Angelus

La domenica del Papa – Sordi alla Parola di Dio

foto Vatican media-Sir
09 Set 2024

di Fabio Zavattaro

È da una periferia delle periferie che papa Francesco lancia un nuovo appello alla pace. Lo fa al termine della messa celebrata nella capitale di Papua Nuova Guinea, Port Moresby, un territorio caratterizzato di una vastissima diversità biologica, isole circondate dalla barriera corallina che devono fare i conti con i cambiamenti climatici, l’innalzamento delle acque che potrebbero sommergere vaste aree del paese, e poi i disastri naturali causati da vulcani e tsunami.

L’angelus

Il papa celebra messa lì dove ventinove anni fa Giovanni Paolo II ha proclamato il primo beato dell’isola, il catechista Peter To Rot. All’angelus, Francesco invoca “da questa terra così benedetta dal Creatore”, il dono della pace per tutti i popoli: “lo chiedo per questa grande regione del mondo tra Asia, Oceania e Oceano Pacifico. Pace, pace per le Nazioni e anche per il creato. No al riarmo e allo sfruttamento della casa comune! Sì all’incontro tra i popoli e le culture, sì all’armonia dell’uomo con le creature”.
Chiede a Maria, qui chiamata ‘Maria Helpim’, di “aiutarci a convertirci ai disegni di Dio che sono disegni di pace e di giustizia per la grande famiglia umana”.
In questa sua prima tappa in Oceania, nel pomeriggio, le sette della mattina di domenica per noi, è andato nell’isola di Vanimo – “una terra meravigliosa, giovane e missionaria” – il paese più povero del continente, dove ha portato una tonnellata di medicine destinate alla popolazione e chieste dai missionari, tre dei quali sono argentini. Un luogo che si può raggiungere dal mare o in aereo, dove scarseggiano acqua potabile e si può morire per una malattia facilmente curabile; una popolazione cui manca quasi tutto, in un territorio conteso dalle multinazionali per la sua ricchezza di oro, argento, rame, gas e petrolio.

Giustizia sociale

Per questo, prima della celebrazione eucaristica, Francesco, parlando alle autorità, ha chiesto giustizia nei rapporti tra grandi interessi e piccole comunità locali, e ha invocato uno “sviluppo sostenibile ed equo, che promuova il benessere di tutti, nessuno escluso, attraverso programmi concretamente eseguibili e mediante la cooperazione internazionale, nel mutuo rispetto e con accordi vantaggiosi per tutti i contraenti”.
Alla messa a Port Moresby, il Vangelo di Marco, la guarigione del sordomuto, è stato al centro della riflessione del vescovo di Roma, che ha voluto evidenziare due aspetti del testo: la lontananza del sordomuto e la vicinanza di Gesù. Ha lasciato Tiro è passato per Sidone e è giunto nel territorio della Decàpoli verso il mare di Galilea, come dire, periferia lontana da Gerusalemme, territorio abitato da pagani.  Qui portano a Gesù quest’uomo sordomuto, metafora della condizione del non credente incapace di ascoltare la Parola e, dunque, nell’impossibilità di ripeterla ad altri. Quando si perde “la capacità di ascoltare, di parlare, di comunicare con Dio e con gli altri” diceva Benedetto XVI commentando questo passo evangelico, “si diventa allora ciechi perché incapaci di vedere la realtà”. E Francesco ricorda che si può essere ‘sordomuti’ quando si è tagliati fuori dall’amicizia con Dio e con i fratelli; “ci sono una sordità interiore e un mutismo del cuore che dipendono da tutto ciò che ci chiude in noi stessi, ci chiude a Dio e, ci chiude agli altri: l’egoismo, l’indifferenza, la paura di rischiare e di metterci in gioco, il risentimento, l’odio, e l’elenco potrebbe continuare”. Questo ci allontana da “Dio, dai fratelli, e da noi stessi, e ci allontana dalla gioia di vivere”. Scegliamo di tenerci a distanza da Dio, dai fratelli, da chi è diverso da noi, ci barrichiamo, diventiamo “sordi alla Parola di Dio e al grido del prossimo e perciò incapaci di parlare con Dio e col prossimo”.
Ecco la parola straordinaria che cambia la storia: effatà, cioè apriti. Ecco allora la vicinanza di Gesù “il Dio vicino, il Dio compassionevole che si prende cura della nostra vita, che supera tutte le distanze”; guarisce “il mutismo e la sordità dell’uomo”; che ci aiuta nella ‘seconda guarigione’, ovvero la guarigione dalla paura che ci spinge a emarginare il povero, il diverso.
Il Vangelo, afferma Francesco, deve diventare “la bussola della nostra vita”.

 

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