Tracce

Se non serve, a che serve?

(Photo by p. Toufic Bou Mehri o.f.m. from website https://www.agensir.it/)
14 Ott 2024

di Emanuele Carrieri

Nei primissimi giorni dopo l’inizio dei micidiali bombardamenti da parte delle forze di difesa israeliane sulla Striscia di Gaza, tuttora in corso, Putin confermò che “i palestinesi hanno diritto a un proprio stato”. Valutazione apprezzabile ma pronunciata da un leader che ha organizzato l’invasione su larga scala di un altro stato, l’Ucraina, riconosciuta indipendente e sovrana nel 1991 dalle Nazioni Unite e dalla stessa Russia, nuovamente da Mosca nel 1994 con la firma del memorandum di Budapest e poi nel 1998 con il trattato di amicizia, cooperazione e partenariato russo-ucraino. L’aggressione, iniziata il 24 febbraio 2022 e ipocritamente denominata “operazione militare speciale”, aveva l’obiettivo di rovesciare il legittimo governo di Kiev per imporne uno alleato cioè fantoccio, tipo la Bielorussia retta dal vassallo Lukashenko. Non è un’opinione ma la mira dichiarata dallo zar di tutte le Russie in svariate occasioni. L’operazione, come noto, fu respinta dagli assaliti e il Cremlino ripiegò sullo smembramento dell’Ucraina: dal settembre del 2022, il venti per cento del territorio conquistato è formalmente e illegalmente parte della Federazione russa. Una gravissima trasgressione della Carta dell’Onu, alla quale ancora Putin si è appellato per denunciare il lancio di bombe delle forze di difesa israeliane sull’ambasciata dell’Iran a Damasco, fatto successo il 1° aprile scorso. Nella fase che ora sta vivendo il mondo, si ha la chiara sensazione che l’Organizzazione delle Nazioni Unite sia un morto che ci si ostina a non seppellire. Un conflitto da quasi tre anni in Ucraina, una guerra da un anno in Medio Oriente, diritti umani calpestati e migliaia di morti: e perché la voce delle Nazioni Unite che dovrebbe superare la barriera del suono si palesa debole, insignificante, assente? Onu: l’acronimo incute rispetto. Configura il giudice della pace nel mondo, il luogo che dovrebbe disinnescare i conflitti, fermare le stragi di civili. Può avviare processi, istruirli, ma non può concluderli con sentenze esecutive e vincolanti, perché le toghe permanenti di questo tribunale supremo sono cinque e una ce l’ha sulle spalle Putin, che ha il diritto di fare spallucce a verdetti a lui ostili. In Medio Oriente, situazione somigliante: se il segretario generale delle Nazioni Unite condanna l’ampliamento del conflitto da Gaza al Libano, il premier israeliano Netanyahu lo può mettere alla porta considerandolo ospite indesiderato nel suo Paese. Così è per motivi risalenti alla fine della seconda guerra mondiale quando i vincitori dettarono la regola – simile al collare a strozzo per cani di grossa taglia – del potere di veto. Certo non potevano immaginare che il mondo sarebbe diventato multi-tutto. La guerra fredda, i due blocchi contrapposti, hanno per certi versi fermato le derive di ogni tipo che di tanto in tanto già apparivano nello scenario mondiale. E quando si rischiò qualche rottura dei patti – per esempio, la crisi di Cuba –, si manifestarono pacificatori credibili e spendibili capaci di rimandare nei porti di partenza le navi cariche di missili fermando l’inferno. C’erano leader diversi, ci si è sentiti garantiti da qualcuno più forte di altri. Le Nazioni Unite potevano limitarsi a stare all’erta. Ma oggi appare più che urgente ridisegnare la struttura del nucleo essenziale dell’Onu che non funziona più. Ucraina e Medio Oriente sono solamente le punte di un immenso iceberg, perché nell’orbe terracqueo si contano quasi sessanta guerre in corso. Che senso ha un consiglio di sicurezza senza il Giappone, l’India, il Sudafrica, cioè le nazioni in ascesa economicamente? Perché una rappresentanza europea con dentro l’Inghilterra che ha voluto la Brexit? E che dire poi della non pervenuta Africa, due miliardi di individui, fabbrica di divari e diseguaglianze orrende e di sfruttamento perfido? Non c’è da meravigliarsi se un leader del continente nero scrisse, tempo fa, sui social: “La maggioranza dell’umanità che non è bianca sostiene la Russia e non l’Ucraina”. Si può ipotizzare che, allo stesso modo, la pensino in molti paesi dell’Asia e in buona parte del Medio Oriente. Netanyahu, nel suo discorso all’Assemblea generale, ha definito le Nazioni Unite una “palude antisemita”. Sono parole nocive perché generalizzanti: fanno parte dell’Onu anche paesi che sostengono e armano Israele, favorevoli alla soluzione “due stati per due popoli”, per la quale sono assenti le condizioni politiche e territoriali di una realizzazione. Vero è che Netanyahu vuole supplire l’invulnerabilità di Israele, turbata dagli eventi del 7 ottobre, con una vera e propria onnipotenza. Una strategia ambiziosa e pericolosa che minaccia la sicurezza di Israele, del Medio Oriente e dell’Europa intera. È chiaro che cinque stati con potere di veto più altri dieci a rotazione senza poteri di veto non sono una diga all’aumento di guerre. E neanche all’escalation delle azioni criminali travestite da operazioni belliche. Negli ultimi giorni, diversi sono stati gli attacchi delle forze di difesa israeliane alle forze di interposizione dell’ONU in Libano. Il bilancio? Finora cinque militari feriti, colpita una torre di osservazione, danni a veicoli, impianti di comunicazioni e di monitoraggio perimetrale, sistemi di illuminazione e stazioni di trasmissioni. Aprire il fuoco sui caschi blu delle Nazioni Unite – in territorio straniero! – ci mancava. E, siccome ci mancava, Netanyahu, adesso, ci ha fatto questo gran regalo. Se siamo arrivati a questo punto, c’è proprio da aver paura, molta paura.

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06 Nov 2026