Angelus

La domenica del Papa – Il grido, la fede, il cammino

foto Vatican media-Sir
28 Ott 2024

di Fabio Zavattaro

Gerico è la città più antica al mondo, porta della Giudea per chi viene dalla Giordania; ultima tappa del cammino di Gesù verso Gerusalemme. A Gerico arriva con i discepoli e subito riparte, sembra quasi non vi sia nulla di significativo da raccontare. E invece Marco ci parla di un uomo seduto lungo la strada che porta alla città santa. È una persona cieca, un mendicante, e la sua vita dipende dalla generosità altrui. Non vede “ma si fa sentire” e, quando si rende conto che Gesù si avvicina, grida la sua richiesta di aiuto chiamandolo figlio di Davide. I discepoli cercano di zittirlo ma il Signore lo fa avvicinare: “che cosa vuoi che io faccia per te”. È uno dei tanti miracoli compiuti lungo la strada verso Gerusalemme, ma per la prima volta conosciamo il nome della persona guarita: Bartimeo, figlio di Timeo. Con questo atto Gesù ci dice che anche nella città di Gerico, città maledetta, non può mancare la sua grazia, la sua misericordia. Viene alla mente la parabola dei due troni nel Talmud, accanto alla Bibbia, libro sacro per l’ebraismo: per tre ora al giorno il Signore siede e giudica il mondo. Quando vede che merita di essere distrutto per la prevalenza del male, si alza dal trono di giustizia e siede sul trono della misericordia. Ecco la “medicina della misericordia” per usare l’espressione cara a papa Roncalli.

Francesco, all’angelus, ci invita a riflettere su tre aspetti di questo incontro: il grido, la fede, il cammino. Non è solo una richiesta d’aiuto, il grido di Bartimeo, ma è “un’affermazione di sé stesso”; vede Gesù e dice “io esisto, guardatemi”. E noi, dice il Papa, quando incrociamo un mendicante “quante volte guardiamo da un’altra parte, quante volte lo ignoriamo”.

Quindi la fede. Bertimeo “vede perché ha fede; Cristo è la luce dei suoi occhi”. Recuperata la vista il figlio di Timeo si mette a seguire Gesù lungo la strada. “Ognuno di noi è Bartimeo, cieco dentro, che segue Gesù una volta che si è avvicinato a lui. Quando tu ti avvicini a un povero e ti fai sentire vicino, è Gesù che si avvicina a te nella persona di quel povero. Per favore, non facciamo confusione: l’elemosina non è beneficenza”.

Nella messa in San Pietro a conclusione del sinodo dei vescovi, Francesco dice che Bartimeo “rappresenta anche la cecità interiore che ci blocca, ci fa restare seduti e ci rende immobili ai bordi della vita senza più speranza”. Per il vescovo di Roma “una Chiesa seduta, che quasi senza accorgersi si ritira dalla vita e confina se stessa ai margini della realtà, è una Chiesa che rischia di restare nella cecità e di accomodarsi nel proprio malessere”.

Il Sinodo ci spinge a essere chiesa come Bartimeo, afferma Francesco, che sentendo il Signore che passa “avverte il brivido della salvezza e si lascia svegliare dalla potenza del Vangelo”. E lo fa raccogliendo “il grido di tutte le donne e gli uomini della terra: il grido di coloro che desiderano scoprire la gioia del Vangelo e di quelli che invece si sono allontanati; il grido silenzioso di chi è indifferente; il grido di chi soffre, dei poveri e degli emarginati, dei bambini schiavi del lavoro, schiavizzati in tante parti del mondo per un lavoro; la voce spezzata di chi non ha più neanche la forza di gridare a Dio, perché non ha voce o perché si è rassegnato”. Per il Papa “non abbiamo bisogno di una Chiesa seduta e rinunciataria, ma di una Chiesa che raccoglie il grido del mondo”, una Chiesa “che si sporca le mani per servirlo”.
All’angelus, infine, rinnova il suo appello per la pace. Guarda all’incontro della Croce Rossa e della Mezzaluna rossa e auspica che l’evento, a 75 anni dalle Convenzioni di Ginevra, possa “risvegliare le coscienze affinché, durante i conflitti armati, siano rispettate la vita e la dignità delle persone e dei popoli, come anche l’integrità delle strutture civili e dei luoghi di culto […] È triste vedere come nella guerra, da qualche parte, si distruggono gli ospedali e le scuole”.
Chiede pace per l’Ucraina, la Palestina, Israele e il Libano; si fermi l’escalation e “si metta a primo posto il rispetto della vita umana, che è sacra […] Troppe vittime innocenti! Vediamo ogni giorno immagini di bambini massacrati. Troppi bambini! Preghiamo per la pace”.

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