Tracce

Se questo è un mondo

Foto Salesiani-Sir
23 Dic 2024

di Emanuele Carrieri

A poche ore dal Natale tutto il mondo è attraversato dal pericolo di un conflitto mondiale. Nell’attesa dell’insediamento di Trump, la guerra in Ucraina è a uno stadio delicato e cruento: i russi, che avanzano sempre più malgrado le centinaia di migliaia di morti fra i militari, stanno bombardando infrastrutture strategiche come quelle energetiche che creano problemi alla popolazione civile anche nella capitale Kiev, lontana dai luoghi contesi. Toni e contenuti del linguaggio di Putin, tutt’altro che indebolito, sono sempre più inquietanti. Gli ucraini, non solo hanno avuto il nulla osta da Stati Uniti e Alleanza atlantica a servirsi di missili a lungo raggio in territorio russo, ma hanno esteso le azioni terroristiche anche a Mosca, da ultimo con la uccisione, con un monopattino imbottito di dinamite, del generale russo Igor Kirillov, capo delle truppe di difesa chimica, biologica e nucleare delle forze armate della Federazione russa. L’Europa è ancora più destabilizzata sul piano politico: sul ciglio della guerra civile la Georgia, la estrema destra che avanza nei paesi più forti, la Francia senza governo, in Germania crolla Scholz e si va alle urne. Nella Corea del Sud, uno stato super alleato degli Stati Uniti, è andata in scena una specie di tentativo di colpo di stato con imprecisa proclamazione della legge marziale, che è stato fatto passare come un colpo di testa del capo di stato coreano. Gli statunitensi hanno fatto sapere di essere all’oscuro. In Siria è crollata la tirannia, dispotica e crudele della famiglia Assad, al potere da mezzo secolo, alleata di Mosca e Teheran, e c’è stata la liberazione, piuttosto agevole, per opera delle forze di opposizione, guidate dal comandante jiadista Abu Mohammed al-Jolani, proveniente dal raggruppamento siriano di al Qaeda. Giudicato dagli Stati Uniti e da tutto l’Occidente un pericoloso terrorista internazionale sulla cui testa pendeva una taglia di dieci milioni di dollari, dopo aver liberato Damasco, con il sostegno degli israeliani, il terrorista ritenuto pericolosissimo è diventato in Occidente un nuovo democratico liberatore. Si sa, la categoria del terrorista si cambia a seconda della convenienza. E concludendo c’è pure la Turchia che consolida l’opa sulla Siria in chiave anti curda e per gestire il controllo dei flussi migratori. Ma il vero vincitore è Israele che avanza nel progetto di realizzazione della grande Israele: distruzione della Palestina e del suo popolo; colonizzazione a tappeto e istituzione di una specie di provincia autonoma gestita da palestinesi, quelli rimasti, sotto il dominio israeliano. Come se non fosse sufficiente: controllo militare del sud del Libano e influenza politica sul paese; allargamento della occupazione in Siria, dall’altura del Golan verso i restanti territori, bombardando le infrastrutture siriane e ciò che resta delle forze armate siriane; colpire Hezbollah con lo scopo di ridimensionare la forza sciita e il ruolo dell’Iran nella regione mediorientale. E ciò sta avvenendo nel più totale silenzio di Egitto, Giordania e degli altri paesi della Lega Araba. Poi c’è da considerare il fronte Stati Uniti – Cina: gli statunitensi sventolano minacciosi la bandiera di Taiwan tanto per non farci mancare niente e provocare una crisi pericolosissima in estremo oriente contro la Cina, la più robusta potenza mondiale, almeno sotto il profilo economico. In questo quadro globale così instabile, con leader mondiali di poca abilità se non proprio di scadente consistenza e alcuni pure pericolosi, anche un incidente può causare le condizioni per un olocausto nucleare. L’unica notizia di rilievo è quella che sta sprofondando il mondo fondato sui due blocchi di superpotenze: Stati Uniti da una parte e Russia dall’altra. La nascita del Brics documenta che il mondo è multipolare e prima di tutto che l’Occidente non può essere il depositario della verità e della esportazione coatta della democrazia in tutto il mondo. È una notizia che va presa con un atteggiamento di grande prudenza: il pericolo è quello di nuovi padroni, peggiori di chi li ha preceduto. In altre parole, il rischio è quello di ulteriori imperialismi. Gli Stati Uniti, i paesi dell’Alleanza Atlantica, quelli dell’Unione europea, Israele e tutti i paesi sotto il loro controllo, mostrano i bicipiti ma anche le ferite, sanguinanti e non certo rimarginate, di un liberismo e capitalismo che sono un fallimento e anche un rischio per la vita del pianeta. Di fronte alla incapacità delle Nazioni Unite di condurre fasi di transizione così complesse, si devono trovare nuovi equilibri che si debbono fondare sull’idea di un mondo multilaterale, con più popoli e più religioni, equo e onesto sul piano sociale ed economico, solidale e compartecipe nello sviluppo e nella ricerca, soprattutto contro sete e fame nel mondo, per la cura di malattie e prevenzione di epidemie, contro i cambiamenti climatici a difesa del solo posto che abbiamo per vivere. Sembra una utopia, ma forse soltanto i popoli possono diventare i protagonisti della storia: devono però iniziare a giocare la partita dell’umanità.

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