Diocesi

Essere famiglia nell’era dei social: l’incontro per la pastorale familiare

foto Freepik
24 Feb 2025

di Maria Cafolla

Nell’ambito degli appuntamenti che l’Ufficio diocesano di pastorale familiare sta offrendo alle associazioni che operano nel territorio e a quanti hanno a cuore la famiglia, si è svolto il 21 febbraio scorso il terzo incontro della serie prevista. L’appuntamento formativo, dal titolo Essere famiglia nell’era dei social è stato animato dall’Ufficio di pastorale familiare in collaborazione con il consultorio familiare diocesano ‘Agostino Gemelli’ ed ha visto la partecipazione del prof. sac. Antonio Panico, in qualità di sociologo e della dott.ssa Francesca Pignatale, psicologa.

Nel suo saluto introduttivo, don Mimmo Sergio, direttore dell’ufficio diocesano dedicato alla Famiglia, dopo aver illustrato il percorso che si vuole tracciare con questa serie di incontri, ha illustrato il contenuto dell’evento, che ci riporta al ‘diverso’ concetto di famiglia oggi; egli ha poi sottolineato la modalità con cui si è scelto di approcciare questa poliedrica realtà  nella società complessa che stiamo vivendo, ovvero  un ‘lavorare insieme’ ad altri uffici o enti presenti in diocesi nel comune intento di porsi come faro ed indicare percorsi  possibili di sostegno e collaborazione.

Questa necessità di sinergia e di collaborazione è stata anche sottolineata dalla direttrice del consultorio familiare Gemelli che ha evidenziato come i confini fra la famiglia intesa in senso tradizionale e le varie forme di fragilità che contraddistinguono questa istituzione fondamentale per la crescita e lo sviluppo armonico di ogni essere umano, siano diventati ormai labili e “fluidi”: ciò rende indispensabile un approccio integrato e differenziato che permetta di fornire un supporto adeguato e in continuo rinnovamento ,  rispondente alle emergenti richieste e alla poliedricità degli scenari.

Ha preso quindi la parola don Antonio Panico che, entrando nel tema specifico della serata, ovvero l’ingresso e la presenza dei social nei contesti più vari della nostra società, si è soffermato a parlare di come l’utilizzo dei mezzi di comunicazione virtuale ha ormai invaso il nostro modo di vivere, di comunicare, portandoci a preferire sempre di più modalità online di partecipare, di comprare, di lavorare, di vivere,  rispetto a modalità che permettono la relazione autentica e l’incontro. A fronte tuttavia di questi dati, che sembrerebbero rivelare un presente e soprattutto un futuro sconfortante per quello che riguarda la possibilità di vivere relazioni autentiche e profonde, don Antonio ha aperto una prospettiva di speranza. Alcuni studi scientifici svolti a livello universitario, che si sono avvalsi di ampi campioni della popolazione italiana, hanno permesso, infatti, grazie a questionari somministrati a persone di ogni fascia di età , di verificare come una fetta significativa degli adulti, presenti all’interno delle famiglie, si mostra “nostalgico” nei confronti di modalità tradizionali di vivere; il 40%di essi, infatti, non è d’accordo con gli acquisti fatti on line, rispetto a quelli eseguiti direttamente nei negozi; il 43% degli italiani inoltre incomincia a sentire la necessità di “disintossicarsi”, almeno un po’, dall’uso dei social.

Diventa quindi importante per tutti, concludeva don Antonio, informarsi sulle potenzialità, ma anche sui rischi, che i social portano con sé e soprattutto conservare e curare le varie forme di relazione, di incontro, di comunicazione all’interno della famiglia e in tutto il contesto sociale.

L’intervento infine della psicologa, la dott.ssa Pignatale, ha presentato le più evidenti differenze fra il modello di famiglia presente nella nostra realtà italiana alcuni decenni fa e quello che ormai riguarda la stragrande maggioranza dei nostri contesti sociali. Si è passati da una realtà coesa, definita, a nuclei familiari eterogenei, poco delineabili e catalogabili, con evidenti ricadute sui rapporti fra generazioni e fra i componenti genitoriali. A ciò si aggiunge la prepotente entrata dei social che fa parte ormai della struttura cognitiva ed emotiva dei “nativi digitali” e alla quale le varie fasce di età si approcciano in maniera ampiamente diversa. Senza demonizzare questi mezzi di comunicazione, tuttavia, sottolineava la relatrice, è importante, soprattutto da parte dei genitori, conoscerne le potenzialità  nel formare le strutture cognitive ed emotive dei giovani, ma anche cercare di evitare i numerosi rischi cui sono esposti i giovani che ne fanno largo uso. Pertanto è compito , ma anche esercizio di genitorialità, evitare che i bambini, prima ancora che i ragazzi, usino i vari strumenti virtuali senza controllo, senza porre confini di tempo e di contenuti . Educare è una delle peculiarità che trova nella famiglia, prima ancora che nella scuola, la sua espressione, e questo richiede oggi, come in ogni tempo, una attenzione e una cura particolare .

Questo è ciò che in ogni tempo la società chiede alla famiglia, ma ad essa chiede anche di essere pronta ad adeguarsi alle nuove sfide che continuamente si pongono davanti ad essa , con mezzi nuovi, ma con la cura e l’amore di sempre.

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