Settimana della fede

Pace, poveri e preghiera: il messaggio del prof. Zucconi alla 53ª Settimana della fede

Il vicepresidente della Comunità Sant’Egidio ha trattato il tema ‘La Chiesa promotrice dell’incontro’

foto G. Leva
20 Mar 2025

di Giada Di Reda

Poveri, pace e preghiera, le tre dimensioni che animano la missione della Comunità Sant’Egidio. Che è stata protagonista della terza serata della 53ª Settimana della fede, in corso nella Concattedrale Madre di Dio, con il suo vicepresidente, prof. Cesare Zucconi, docente di Storia delle relazioni internazionali e della pace all’università ‘Friedrich Schiller’ di Jena, ed autore di due monografie dedicate a due beati della Chiesa cattolica: Franz Jaegerstaetter, contadino austriaco che ha pagato con la vita la scelta di non arruolarsi per Hitler, e padre Jerzy Popieluszko, giovane prete polacco torturato e ucciso negli anni della Polonia comunista.
Il tema approfondito dal prof. Zucconi è stato ‘La Chiesa promotrice dell’incontro’: a partire dalla descrizione della missione che la comunità di Sant’Egidio porta avanti dal 1968, attraverso una rete che ad oggi unisce ben 73 paesi del mondo, basata sull’impegno ecumenico, il dialogo interreligioso, e l’incontro, il prof. Zucconi ha donato alla comunità una profonda riflessione sul cammino della Chiesa nella promozione dell’incontro, di un cammino condiviso.
Risuonano, in questo invito ad una Chiesa sinodale, le parole di papa Francesco, riportate nel Messaggio del Santo padre Francesco per la Quaresima 2025: “I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari”.

Un richiamo alla Ecclesiam Suam, la prima enciclica di Paolo VI, pubblicata nel 1964, sul rapporto della Chiesa con Cristo e del dialogo con il mondo, che si manifesta nella rivelazione, nella preghiera e nella comunicazione tra gli uomini. Sessant’anni dopo questa enciclica, ha affermato il professore, sembriamo essere lontani da quel dialogo, che non è all’ordine del giorno, e i tempi che stiamo vivendo ne sono la prova.

Citando Pavel Florenskij e le ‘rapide della storia’, ovvero quei momenti in cui la civiltà attraversa cambiamenti che rimettono in discussione le fondamenta spirituali e culturali di un’epoca, Zucconi ha ricordato quanto sia necessario conservare delle visioni e che la fede permette al cristiano di ritrovare la luce e la via, anche laddove in tanti, spaventati, si guardano intorno smarriti.

La relazione è proseguita con il ricordo di papa Francesco, durante la pandemia, in una piazza San Pietro completamente vuota, simbolo della grande solitudine che tutto il mondo in quel momento stava attraversando; tutti sulla stessa barca, chiamati a remare insieme, eppure tutto è stato dimenticato e si è ritornati alla logica dell’Io, radice della conflittualità nei piccoli e grandi contesti. Io, egoismo, alla radice della guerra.
Il professore ha ricordato come dopo la caduta del muro di Berlino e il crollo dei regimi sovietici, sembrava stesse per nascere un nuovo mondo, desideroso di superare divisioni, conflitti, totalitarismi, un mondo desideroso di umanità. In questo racconto emerge la figura di Giovanni Paolo II, che dal 1978 con il suo impegno e le sue parole di speranza aveva ispirato una rivoluzione pacifica; opera proseguita nell’evento storico del 27 ottobre 1986, ovvero la Giornata mondiale di preghiera per la Pace di Assisi, un evento senza precedenti, che ha visto accanto al pontefice i rappresentanti delle grandi religioni mondiali, in quella che Zucconi ha definito ‘un’estetica della convivenza’.

Democrazia, pace, diritti umani, sfide del nostro tempo, questi sono i temi che la comunità di Sant’Egidio porta avanti; il lavoro della pace è legato ai poveri, così come alla preghiera che con la sua forza è fondamentale e guida tutte le opere degli uomini impegnati nella comunità che include laici. Il cristiano ha il compito di ricucire le generazioni, le comunità, i popoli. Lavorare sulle “tre p” per far crescere la compassione nella società, oggi più che mai necessaria.

Il Giubileo, conclude Zucconi, diventa storia di Dio, che torna tra gli uomini che hanno il compito di continuare a ‘sperare’ in un mondo diverso; una speranza che si ricerca attraverso l’azione concreta, il cammino condiviso e il dialogo. Alla stagione della forza, si deve sostituire quella della speranza, attraverso l’unione di uomini e donne, che pur apparentemente piccoli, possono attraverso questa missione rendere il mondo migliore.

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