Francesco

Papa Francesco “sarà dimesso stamattina e tornerà a Santa Marta”

ph Marco Calvarese-Sir
23 Mar 2025

“La buona notizia che aspetta tutto il mondo è che domani (oggi, domenica 23 marzo, ndr) il Santo padre è in dimissione e tornerà a Santa Marta”: ad annunciarlo è stato il prof. Sergio Alfieri, direttore del dipartimento di scienze mediche e chirurgiche del policlinico Gemelli e direttore dell’équipe medica che ha seguito il Papa, durante il secondo briefing con i medici, al termine del trentasettesimo giorno di degenza di Bergoglio nel nosocomio romano. “Papa Francesco è stato messo in dimessioni in condizioni cliniche stabili da almeno due settimane – ha spiegato Alfieri -. La prescrizione è continuare parzialmente le terapie farmacologiche, che dovrà effettuare per molto tempo per via orale, e – molto importante – la raccomandazione di un periodo di riposo, in convalescenza, per almeno due mesi”.

“Si tratta di una dimissione protetta”, ha spiegato il dottor Luigi Carbone, vicedirettore della direzione Igiene e sanità dello Stato della Città del Vaticano e medico referente del Santo padre: “Tornerà a Santa Marta per la convalescenza. Come tutti i pazienti dimessi di 88 anni che hanno avuto una polmonite bilaterale, abbiamo valutato le necessità del pontefice, che sono il fabbisogno di ossigeno finché sarà necessario e l’assistenza 24 ore su 24, che la direzione Igiene e sanità del Vaticano può offrire tranquillamente, anche in situazioni di emergenza. Ci siamo preparati per accoglierlo a casa”.

“Al momento del ricovero al Policlinico Gemelli – ha ricordato Alfieri – il Santo padre presentava un’insufficienza respiratoria acuta dovuta ad un’infezione polimicrobica: c’erano virus, batteri e miceti che hanno determinato una polmonite bilaterale severa che ha richiesto un trattamento farmacologico combinato. Durante il ricovero – ha rivelato – le condizioni cliniche del papa hanno presentato due episodi molto critici, ed è stato in pericolo di vita.
Le terapie farmacologiche, la somministrazione di ossigeno ad alti flussi e la ventilazione meccanica non assistita hanno procurato un lento miglioramento, facendolo uscire dagli episodi più critici. Il papa non è mai stato intubato, è sempre rimasto vigile, orientato e presente”.

“Due mesi di convalescenza”, il termine più ricorrente durante il briefing. A Santa Marta, ha detto Carbone, il Papa “dovrà continuare la riabilitazione motoria e la fisioterapia respiratoria”. “Durante il ricovero – ha sottolineato Alfieri – il Papa ha sempre continuato a lavorare, e continuerà a farlo anche a Santa Marta”. “La raccomandazione – ha poi precisato – è quella di prendersi un adeguato periodo di riposo e di convalescenza.
Non potrà riprendere l’attività lavorativa con gruppi di persone da incontrare o grandi impegni, cosa che potrà fare una volta terminata la convalescenza e quando si potranno registrare i miglioramenti clinici attesi”.
Quando si ha una polmonite bilaterale, i polmoni sono danneggiati e le vie respiratorie sono in difficoltà, una delle prime cose che accade è che si perda la voce”, la risposta riguardo all’uso della parola: “Soprattutto per i pazienti anziani, ci vorrà del tempo perché la voce torni quella di prima. Fa parte della normale ripresa e convalescenza”.

“Sulle tempistiche del recupero della parola, è difficile davvero dire – ha aggiunto Carbone -. Il Papa non è diabetico – ha assicurato Alfieri rispondendo alle domande dei giornalisti -. Quando si ha un’infezione così grave, tanti elementi si squilibrano. Abbiamo consultato un diabetologo per aiutarci a correggere la glicemia nella fase dell’infezione”.
“Il Papa non ha avuto il Covid, ma un’infezione polimicrobica”, altra voce circolata e smentita da Alfieri sottolineando il lavoro di équipe fatto dal personale medico del Gemelli, con la consultazione di tutti gli specialisti del caso, “come avviene per tutti i pazienti del nostro ospedale”.
“Il Papa non ha la polmonite, ma non è guarito da tutte le infezioni polimicrobiche”, ha poi puntualizzato: “Se il Santo Padre può essere dimesso è perché le infezioni più gravi sono state risolte: ci sono alcuni batteri che sono stati sconfitti, alcune cariche virali che sono state ridotte, alcuni miceti che sono stati ridotti ma che richiederanno tanto tempo per essere sconfitti”.

“La dimissione la decidono i medici”, la risposta sulla genesi della notizia relativa a domenica mattina: “È chiaro che il Santo padre voleva andare a casa già qualche giorno fa, come si è reso conto di migliorare, di poter lavorare meglio e di più”, ha detto Alfieri rispondendo alle domande dei giornalisti: “E’ stato un paziente esemplare, ha saputo ascoltare i suggerimenti dei medici e abbiamo condiviso il momento giusto per dimetterlo, e il Santo Padre ha accettato. Quando arriva un paziente così grave e quando si riesce ad arrivare alla dimissione, gli ulteriori progressi sonno a casa propria. L’ospedale è il posto peggiore dove stare per fare la convalescenza, perché è il posto dove si prendono più infezioni”. “I miglioramenti ci sono, se mantiene questo trend potrà riprendere l’attività prima possibile”, la previsione di Carbone: “La convalescenza sarà un tempo dedicato alla fase di recupero, con il proseguimento della fisioterapia respiratoria e motoria, per accelerare i miglioramenti e riprendere appieno la sua attività”. Quanto alla scansione della giornata di domani, trentottesimo e ultimo giorno di permanenza al Gemelli, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha confermato quanto già annunciato, e cioè che papa Francesco, dopo l’Angelus che verrà diffuso in forma scritta, come è avvenuto nelle scorse cinque domeniche, “si affaccerà per un breve saluto e una benedizione qui dall’ospedale e poi, appena possibile, prenderà la strada verso Casa Santa Marta”.

“È un modo per ringraziare la struttura che l’ha accolto”, ha commentato Bruni rispondendo alle domande dei giornalisti. Per quanto riguarda la Pasqua e i riti della Settimana santa, “si valuteranno i miglioramenti, e sulla base di essi si prenderanno le decisioni più opportune”, ha annunciato il portavoce vaticano, ringraziando anche i giornalisti per il modo in cui hanno seguito i quasi quaranta giorni di degenza di papa Francesco.

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