Tracce

Testimoniò il realismo dell’utopia

Foto Ansa/Avvenire
16 Mag 2025

di Emanuele Carrieri

“Preghiamo per la sua anima, raccogliamo il meglio della sua eredità per il Paese e per il mondo e lo ringraziamo per la sua vita austera. Pensiamo che oggi già si sarà incontrato con quel Dio che cercò e non incontrò nella terra, ma che seppe rispettare”. L’arcivescovo di Montevideo, il cardinale Daniel Sturla, ha accolto con queste parole il decesso di José ‘Pepe’ Mujica, ex presidente dell’Uruguay, il personaggio del Paese sudamericano più celebre al mondo. Mujica era famoso per la sua semplicità: riceveva dallo Stato poco più di ottomila euro al mese per la sua attività, ma ne donava la gran parte a organizzazioni non governative e famiglie bisognose. Aveva un Maggiolino azzurro degli anni ottanta, dono di alcuni amici. Abitava in una piccola casa rurale alla periferia di Montevideo e, durante il suo mandato, aveva rinunciato a vivere nel palazzo presidenziale. Tratteneva per sé una piccola quota di stipendio, poco più di ottocento euro: tutto ciò lo fece diventare “il Presidente più povero del mondo”. Era povero, era nato povero ed era cresciuto fra gli orti e la fame. E quella povertà non la tradì mai, non per ideologia, ma per fedeltà, a sé stesso, alle sue radici, alla sua famiglia, alla sua gente. Aveva imparato a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo: un principio di vita, nella quale ogni spesa era equilibrata. La sua felicità non si fondava sul lusso o sui beni materiali: scaturiva dalla capacità di gustare i veri piaceri di ogni giorno. Le molte vicissitudini della vita lo avevano portato a comprendere e sentire le emozioni altrui, sapendo che il supporto emotivo è essenziale come quello materiale. Voleva a tutti i costi restituire: per lui era condividere il tempo, le energie e le risorse. Ecco perché nessuna auto blu, nessun autista, nessuna residenza presidenziale. Dormiva nella sua casa rurale, con i fiori sui davanzali, curava le sue galline, guidava il trattore per il lavoro nei campi, giocava con la sua meticcia senza pedigree e con sole tre zampe. Sognava, sognava in grande, ma avendo saldamente i piedi a terra e nella terra e avendo le mani straripanti di semi. Ha governato ma senza ordinare, ha ricevuto ma non ha trattenuto, perché non ha mai posseduto alcunché, se non l’indispensabile, il necessario, l’essenziale. Parlava, dialogava, ragionava con tanta autorevolezza, non fu mai un venditore di corbellerie. Non alzava mai la voce, ma ogni sua parola era un grido di civiltà: “La sfida di questa nostra epoca è la redistribuzione della ricchezza”. Fu tutto ciò che non c’è più. Fu una vera guida in un mondo di maschere. Fu la voce dei poveri, dei diseredati, degli sfruttati, in un tempo e in un mondo che sa parlare unicamente il linguaggio dei numeri. Ma appena poteva tornava a lavorare nei suoi campi. Ma ciò solo perché il potere non gli era congeniale: gli pesava addosso come una fastidiosissima armatura da cavaliere del Medioevo. Tuttavia Mujica non era un santo e, per di più, si diceva apertamente ateo. Ma, di sicuro, era un essere umano in possesso di una qualità più che rara: era coerente. Pagò con la prigione, fu chiuso per dodici anni in una cella senza aria, senza luce, senza voci, senza il nome. Fu torturato, martoriato, seviziato, per lunghi, lunghissimi tempi. Gli furono strappati pezzi di carne e di anima. Ma quando uscì dal carcere, quando diventò un eroe nazionale, non chiese vendette, rappresaglie, regolamenti di conti. Non poteva farlo perché non era un “anti” qualcuno o un “anti” qualcosa, perché era un “pro”. Chiese giustizia, non tanto per sé stesso, quanto per la sua gente, per il suo popolo. Pretese, volle fortissimamente, l’avvenire per la sua gente, per il suo popolo. E lo realizzò con il pane, con il lavoro, con l’istruzione, con l’assistenza sanitaria. Ma non volle mai nulla per sé stesso, specialmente negli ultimi tempi. Sapeva tutto e lo aveva detto a tutti con la sua schiettezza disarmante, il 9 gennaio scorso, quando annunciò che la metastasi del tumore all’esofago, scoperto nel 2024, aveva intaccato il fegato e che non si fermava, che non avrebbe più rilasciato interviste e accettato accanimenti terapeutici. E aggiunse: “Il mio ciclo è finito … sinceramente … sto morendo. Il guerriero ha diritto al suo riposo”. Pur affermando di essere non credente, aveva, e spesso lo esprimeva apertamente, un grande rispetto per la Chiesa cattolica. Non si può negare che, durante la sua presidenza, furono varate leggi in contrasto con i principi non negoziabili, ma ciò non mutò l’apprezzamento che nutriva il mondo cattolico dell’Uruguay per Mujica. Perché, con la sua vita, ha dimostrato che il cambiamento è possibile, anche nei luoghi del potere, che si può fare politica senza perdere l’anima e che si può governare senza cessare di dare ascolto. Le parole del cardinale Sturla, primate del Paese, hanno fatto rammentare un colloquio con padre Leonardo Azzollini, un gesuita della Sezione San Luigi della Facoltà Teologica di Napoli: “E se fra i santi ci sono uomini e donne sconosciuti a me, a te, alla Chiesa, ma noti solo a Dio! Che scherzo! E chi potrebbe impedire a Dio di mandare, fra i santi, persone che, senza saperlo, senza volerlo, hanno cooperato alla costruzione della Gerusalemme Celeste?”

Leggi anche
Editoriale

Doppia morale, doppio standard

C’era un mondo prima, ci sarà un altro mondo dopo. Tutto quello che sta accadendo nel mondo ogni giorno è tale che, se tutto ciò avrà una fine, non si potrà solamente voltare pagina e riprendere il corso delle cose come nulla fosse. E come potrà il mondo fare i conti con quanto sta accadendo […]

Una pesante sconfitta sui dazi

La Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso che i dazi imposti da Trump ai paesi del mondo sono illegali e il motivo è semplice: per vararli ha violato la legge federale. Una bocciatura senza appello, con sei voti a favore e tre contrari. Una decisione attesa da diversi mesi durante i quali Trump aveva […]

Inseguiamo Abascal?

La ricetta è semplice e, del resto, che cosa ci si poteva aspettare? Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge circa la applicazione del patto UE sulla migrazione e l’asilo, ma ha preso la palla al balzo per una stretta nazionale su sicurezza e rimpatri. Fra i punti chiave della misura il […]
Hic et Nunc

Ilva: dopo la tragedia si sciopera. Per la vendita torna in campo Jindal

Mentre a Taranto e in tutti gli stabilimenti ex Ilva è in atto lo sciopero, prolungato di altre 24 ore, per la tragica fine dell’operaio 36enne tarantino Loris Costantino, a poche ore dall’incontro convocato dal governo a Palazzo Chigi, il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso annuncia un ritorno nella partita […]

Alla Santa Lucia, catechesi ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’

Alla parrocchia di Santa Lucia, a Taranto, per le catechesi di Quaresima intitolate ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’, giovedì 5 marzo, don Lorenzo Elia, delegato per la pastorale familiare regionale, nella serata sul tema ‘La famiglia e la Chiesa, famiglia di famiglie’, terrà una testimonianza sulle sfide e le risorse della famiglia oggi tra […]
Media
04 Mar 2026